venerdì 29 marzo 2013

Oltre "i costi della politica"


OLTRE I "COSTI DELLA POLITICA":

FISSARE UN TETTO AI GUADAGNI DI TUTTE LE "CASTE"


di Michele Rallo

Gli italiani seguono molto le mode, anche in politica. Pren­dete la polemica sulla casta parlamentare e sui finanziamenti ai partiti. Non che si tratti di una polemi­ca infondata. tutt'altro: i parlamentari, oltre ad una consona "indennità di ca­rica", percepiscono rimborsi e benefit che spesso nascondono una indegna moltiplicazione della retribuzione complessiva. Ed i partiti, in aggiunta ai finanziamenti previsti dalla legge, in­cassano altri "aiutini". ivi compresi quei contributi ai gruppì parlamentari nazionali e regionali che - come hanno dimostrato le recenti inchieste sulle re­gioni Lazio e Lombardia - consentono ai Fiorito di turno di farsi finanziare spese non proprio istituzionali.

Ciò premesso, va detto che il problema italiano non é che mille fra deputati e senatori percepiscano retribuzioni troppo alte, ma che centomila altri sog­getti percepiscano retribuzioni altret­tanto o più alte di quelle dei parlamen­tari. E non mi riferisco tanto ai redditi miliardari di quanti sfruttano unica­mente le proprie qualità fisiche, intel­lettuali o artistiche (divi., calciatori, im­prenditori e professionisti di grido), quanto piuttosto alle retribuzioni con­trattuali - stipendi e trattamenti di quiescenza - di manager e dirigenti dello Stato, deI parastato, di società fi­nanziate dallo Stato o, anche, di società private ma quotate in borsa.

Sapete quanto guadagna un alto diri­gente dell'ENI o dell'ENEL, o - per­ché no? - di quella FIAT che negli anni ha ingoiato fiumi di denaro pubblico? Sapete quanto guadagna il Direttore di un Ministero o il Segretario generale di un ramo del Parlamento? O. più mode­stamente, un Ambasciatore, un Prefet­to, un magistrato di Cassazione? E sa­pete quanto guadagna il direttore di un quotidiano, magari di un quotidiano che attinge ai finanziamenti magari di un quotidiano che si è distin­to nella campagna contro i privilegi della casta parlamentare?

Senza contare, naturalmente, i casi mo­ralmente inaccettabili. Ne ho citato uno su queste stesse colonne qualche mese fa: 3.600.000 euro (pari ad oltre 7 mi­liardi delle vecchie /ire) attribuiti a tale Peluso Piergiorgio come liquidazione per soli 14 mesi di attività quale diret­tore generale della Fondiaria Assicura­zioni. A questo punto, è chiaro che di­mezzare lo stipendio e il numero dei parlamentari non risolverebbe un bel nulla. Quel che serve è una legge che fissi criteri univoci e spartani per tutte le retribuzioni. Si stabilisca una retri­buzione minima per il lavoro meno im­pegnativo. E poi una retribuzione mas­sima per la più alta carica dello Stato, il Presidente della Repubblica (20 vol­te, 30 volte, 40 volte il minimo?).

Tutte le altre retribuzioni - scalettate a seconda delle funzioni di ciascuna ca­tegoria - dovrebbero essere comprese nella forbice fra quel massimo e quel minimo. Ivi comprese, naturalmente, quelle di deputati e dirigenti di società finanziarie.

Utopia? Non credo, se è vero com'è vero che, poche settimane fa, in Sviz­zera è stato approvato a larga maggio­ranza un referendum che fissa un tetto alle retribuzioni degli alti dirigenti di banche e aziende.


Nota di Ereticamente

Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione

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