Presentazione di EreticaMente

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Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza...

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?”...

Sulla dignita

Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale...

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa...

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mercoledì 19 giugno 2013

Gay-paga


di Luigi Cardarelli

Esplode il caldo opprimente dell'estate, intanto che i grillini s'azzuffano per pontificare se si deve andare al mare in autobus o con la motocicletta. Beppe Grillo la sua fatal missione l'ha compiuta. Quella di rinsaldare la maggioranza per davvero. Scrivevo appena un anno fa, che Lui era l'uomo che doveva far finta di cambiar le cose affinché non arrivasse qualcuno che le trasformasse seriamente. Si direbbe una "bufala". La sua ridicola e farlocca armata Brancaleone dopo averlo sconsacrato, è  divenuta soltanto un grosso serbatoio di riserva del pd: uno strapuntino a gratis, da utilizzare all'uopo in casi d'emergenza. Una minaccia latente non di certo per il sistema o la casta o contro il brigantaggio del politicante, ma solamente per lo spento e logorato pdl.


Al punto tale che Silvio Berlusconi ogni giorno vieppiù blinda ed omaggia questo esecutivo come fosse suo, fatto assieme a coloro che per 20 anni circa sono stati presentati nelle vesti di persecutori e demoni. Guardando di qua e di là in ogni zona del paese, nessuno riesce a distinguere bene se esista una reale opposizione a codesto governo Letta-maio. Magari fra tre mesi a settembre spunterà Casini, o forse il nipote di De Mita. Non si può escludere a priori un ritorno di Veltroni ma neanche un Napolitano tris! La gente onesta se non si suicida, è impegnata strenuamente con le notti magiche del calcio. Quindi non resterebbe meravigliata affatto se Matteo Renzi divenisse il nuovo capo della destra e Brunetta Renato il feroce pasdaran della sinistra.

Così c'erano un tempo le vacanze, adesso cacchio le fanno esclusivamente loro. Gli eletti. Nella spasmodica attesa dell'erede al trono di Albione, passeremo le poche ferie sconsolati chiedendoci beoti con chi andrà a cena in agosto Matteo il Magnifico. Allora, con Luxuria o con la D'Urso? Nel mentre la Concia poverina s'è democraticamente sistemata a Mediaset. Gay-paga…

lunedì 3 giugno 2013

La marcia dei pinguini



di Fabio Calabrese


Io non voglio vantarmi trincerandomi dietro un “ecco, l'avevo detto”, recitare il ruolo della Cassandra, ma è un fatto: la vittoria del PD – e non la si può definire in nessun altro modo – al test amministrativo di maggio, mi ha irritato, indispettito, mi sembra un pessimo presagio per il futuro di questa disgraziata Italia, ma di certo non mi ha sorpreso.

Secondo diversi commentatori, la formazione del governo “delle larghe intese” guidato da Enrico Letta avrebbe avuto un non trascurabile costo elettorale soprattutto per i Democratici. Gli Italiani, la cui insoddisfazione è ormai arrivata a proporzioni galattiche – si pensava – l'avrebbero interpretata come la coalizione della vecchia politica, dei partiti della “casta” che si chiude a riccio per difendere i suoi privilegi contro la novità del “movimento” rappresentata da Beppe Grillo, e poiché si presume o si presumeva che soprattutto  l'elettorato del PD sia (fosse) di sinistra, ci si aspettava in base alla falsa equazione sinistra uguale riforme, novità, cambiamento, che sarebbe stato esso a manifestare la maggiore insoddisfazione.

Ci sono molte cose chiaramente sbagliate in questo ragionamento, a cominciare dal fatto che “sinistra” e “progressismo” sono vuote etichette che non significano per nulla quella voglia di riforme e cambiamento che molti anacronisticamente s'immaginano.


Esiste inoltre nei media una decisa sopravvalutazione del residuo ruolo che Berlusconi e il PDL ancora hanno nella politica italiana. In realtà, non è che coloro che controllano il sistema mediatico siano degli scocchi, tutt'altro, semplicemente a loro NON CONVIENE presentare le cose come veramente sono. L'immagine di un governo Letta in qualche modo teleguidato da Berlusconi FA COMODO AL PD che si è messo in una posizione molto simile a quella che aveva il PCI nella Prima Repubblica, e che gli consentiva di godere sia dei vantaggi propagandistici dello stare all'opposizione, sia di quelli concreti e reali della spartizione del potere.

Berlusconi è un uomo molto meno furbo di quanto crede di essere, e dalle “larghe intese” non sta ottenendo e non otterrà nulla, nemmeno un rallentamento della guerra giudiziaria che gli stanno facendo le “toghe rosse” annidate nelle procure di mezza Italia, e come quest'ultimo test elettorale dimostra, sta vedendo il suo potere negoziale erodersi ogni giorno di più. Bersani invece, con quella sua aria patetica da eterno sconfitto, ha dimostrato nei fatti di essere l'asso-piglia-tutto. Ha dovuto momentaneamente cedere la segreteria a Epifani, ma “mister PD” rimane lui.

Quando i media, la TV e internet hanno diffuso i dati dell'affluenza alle urne di questa tornata caratterizzata da un altissimo astensionismo, era chiaro che il risultato sarebbe andato a favore del PD, e che PDL, grillini e Lega avrebbero subito una cocente batosta ancora prima che iniziassero gli scrutini o fosse diffuso il primo exit poll, che il PD avrebbe vinto senza guadagnare consensi, ma semplicemente perdendo meno degli altri, perché ha un elettorato molto più “fidelizzato” rispetto a quello del PDL, perché esiste una continuità molto maggiore fra elettorato e nomenklatura politica, mentre il PDL è un'accolita raccoliticcia attorno a un leader che sarà magari un abilissimo imprenditore, ma in campo politico rimane un dilettante. Dei grillini e della Lega parliamo fra poco.

Sembra la favola di Pinocchio con la volpe Bersani che convince il burattino Berlusconi a seppellire i suoi zecchini nel campo dei miracoli. Grillo, proprio come il grillo di Collodi, appare sempre più destinato a finire spiacciacato da una martellata contro il muro. E il gatto? Mah, potrebbe essere Napolitano, vista l'aria sorniona del nostro giovanissimo bis-presidente.

Anche qui pare di rivivere una situazione da Prima Repubblica: a quei tempi i commentatori politici tenevano d'occhio il meteo: se era brutto tempo, le cose andavano meglio alla Democrazia Cristiana, ma se c'era sole, erano i comunisti a veder migliorare le loro posizioni, perché una parte consistente dell'elettorato DC almeno potenziale, preferiva andarsene al mare o a fare scampagnate piuttosto che alle urne.

Una sensazione di flashback, di deja vu, di ritorno alla Prima Repubblica l'ho avuta anche andando in internet a scorrere il blog di Beppe Grillo constatando il modo in cui il Beppe nazionale ha cercato di giustificare lo scacco elettorale con un mezzuccio veramente proto-repubblicano: fa il confronto con le precedenti amministrative del 2008 o del 2009 quando il Movimento Cinque Stelle non esisteva o era agli esordi e rispetto alle quali i dati attuali lo danno raddoppiato o triplicato, ma così passa sotto silenzio il fatto non trascurabile che in poco tempo il M5S si è gonfiato come una bolla di sapone e si è sgonfiato come un soufflé, fatto che forse una certa rilevanza politica ce l'ha.

Rispetto a Grillo, la Lega ha lo svantaggio di essere sulla scena politica da molto più tempo, e quindi di aver avuto molto più tempo per deludere il suo elettorato anche se, come abbiamo visto, quanto a capacità di dare delusioni, i grillini recuperano in fretta.

La Lega è un movimento che ha qualcosa di ermetico, di poco chiaro. Sulla carta, dovrebbe essere il partito politico più decisamente identitario, che ha fatto dell'opposizione all'immigrazione la sua bandiera, eppure sembra che abbia una sorprendente vena “africana”. Ci sono certamente affari, alcuni poco chiari, che la Lega ha messo in piedi nel “continente nero” secondo il buon vecchio principio che “pecunia non olet”, ma pare che ci sia anche altro.

Ricordo alcuni anni fa un servizio di “Striscia la notizia” che essendo un TG satirico è probabilmente l'unico telegiornale serio che esista in Italia, dedicato alla Lega e sottolineato da una canzoncina, “Camicie verdi”, che faceva il verso a “Montagne verdi” cantata da Marcella Bella. Nel punto in cui il testo recitava: “E l'amico mio più sincero, un leghista (invece che “un coniglio”) dal muso nero”, l'inquadratura zoomava su di un soggetto in camicia verde decisamente più abbronzato di Barack Obama. Io non so se questo leghista di colore sia o meno lo stesso che alle ultime amministrative è stato candidato nella circoscrizione di Bergamo. Se non lo è, è ancora più preoccupante, vuol dire che abbiamo a che fare con una colonia di “leghisti neri”. Da ultimo è arrivata l'espulsione dalla lega dell'on. Borghezio, colpevole di aver risposto per le rime alle offese verso gli Italiani pronunciate dalla congolese Kyenge, ministro del PD; ma si sa, se si ha la pelle nera si può dire e fare quello che si vuole, ma se si è di pelle bianca, tocca subire e stare zitti, sennò si viene accusati di razzismo. Chi difende gli Italiani? La Lega no di certo!

I meridionali no e gli africani si? Chissà perché, mi ricorda tanto il mio antico e non rimpianto maestro Claudio N. di cui vi ho parlato in “Razzismo rosso”. Sarà un caso e tutti sembrano esserselo dimenticato, ma prima di diventare “il senatur”, Umberto Bossi “è nato” politicamente all'estrema sinistra.

La batosta elettorale della Lega a queste amministrative, del resto non è che l'ennesima tappa di una spirale discendente imboccata dal movimento di Bossi. Quando sparirà definitivamente, penso che non lo rimpiangeremo troppo.

Complimenti vivissimi, invece, ai partitini dell'ultra-destra che sono riusciti a raddoppiare il consenso ricevuto alle ultime elezioni politiche, passando dall'1 al 2% complessivo; il loro peso politico è comunque rimasto uguale, cioè zero. Anche qui non tanto, probabilmente, per l'acquisto di nuovi elettori, ma perché meno penalizzati di altri dall'astensione. Chiaramente, le elezioni non sono un referendum che può essere invalidato dal mancato raggiungimento del quorum, ma vale la pena di compromettersi col sistema democratico per raggiungere risultati così miseri?

Non sarebbe meglio rimanere un punto di riferimento ideale e prepararsi a essere una classe dirigente alternativa per il momento, forse non lontano, in cui la crisi economica e l'invasione extracomunitaria provocheranno l'inevitabile ribellione? In ogni caso, bisogna finirla con i personalismi e i frazionismi. Che un' “area” che attualmente raccoglie l'1-2% dell'elettorato sia divisa in quattro o cinque partiti, è ridicolo. Così non si va da nessuna parte.

Parliamo dei vincitori di questa elezione. Dal 2011, da quando il governo Berlusconi è stato “sfiduciato” dall'Unione Europea, costoro non hanno fatto altro che guadagnare posizioni. Non è naturalmente un caso che la loro linea politica sia di prona obbedienza agli euro-vampiri di Bruxelles. In un certo senso, però, da questo lato costoro si presentano come i continuatori piuttosto della DC che del PCI. In Italia il potere non logora, o logora chi non ce l'ha, come diceva il non compianto Andreotti. Guadagnare posizioni aumenta la possibilità di guadagnarne ancora indipendentemente da quel che si fa o ci si propone di fare, per una sorta di sciocca adulazione del potere diffusa nel carattere nazionale, forse retaggio di secoli di dominazioni straniere. E' questo probabilmente il segreto della longevità del dominio democristiano, e rischia di essere il segreto del successo del PD.

La fisiognomica dei nuovi padroni dell'Italia è un capitolo a parte: apparatcik di una nomenklatura buonista e conformista, i “Democratici” post-comunisti sono kennediani, obamiani e veltroniani, esponenti di quello che penso si possa definire un buonismo str.nzo, somigliano più ai Democratici americani che ai loro predecessori.

Non sono più i tempi di don Camillo e Peppone, oggi abbiamo questi don Peppillo onnipresenti, in sacrestia come in municipio o nella sezione di partito.

Dal 1945 l'Italia ha una classe politica che rappresenta i peggiori difetti nazionali, tuttavia costoro segnano un'ulteriore caduta di livello. Il fascismo italiano contava fra le sue file intellettuali di alto profilo, di livello europeo: Giovanni Gentile, Filippo Corridoni, Filippo Tommaso Marinetti, Luigi Pirandello, Vilfredo Pareto, Julius Evola, persino l'ex socialista Giovanni Verga degli ultimi anni. Questi qui, più in là di Dario Fo, Nanni Moretti e Lucio Dalla non arrivano.

L'orso sovietico è ormai scomparso, e anche l'antropoide trinariciuto disegnato da Guareschi non ha più corso: l'animale a cui somigliano di più mi sembra sia il pinguino, per la sua conformazione idrodinamica e il piumaggio idrorepellente. Come questo, sono capaci di farsi scivolare addosso qualsiasi cosa senza fare una piega, e sembrano spargere attorno a sé un'aura di anestetico.

Delle classi lavoratrici, che oggi pagano il prezzo maggiore della crisi economica, e che continuano a votarli per inveterata abitudine, per un riflesso condizionato pavloviano, in realtà gliene importa poco (un tubo, un piffero, un fico secco: fate voi), non ha forse proclamato il loro guru Walter Veltroni che la lotta di classe non esiste? Continueranno a imporre sacrifici sempre più pesanti, ligi agli ordini degli euro-vampiri magari manifestando rincrescimento, ma senza sgarrare di un millimetro.

La crisi economica, la crisi economica PROVOCATA dai signori che controllano il credito e hanno allungato le mani sulle ricchezze prodotte dal lavoro dei popoli europei, è nell'immediato un problema di estrema gravità, che può distruggere la vita di milioni di persone, ma dalle crisi i popoli si possono sempre riprendere, nessun crollo è mai definitivo, soprattutto quando si comprende che il denaro non è che uno strumento di mediazione di cui un gruppo di usurai senza scrupoli può fare un uso distorto imponendo sul capo della gente debiti che questa non ha mai contratto, che finché esistono risorse materiali e umane e volontà di lavorare, si può sempre cominciare a risalire la china.

Il vero, gravissimo, mortale pericolo per gli Italiani e tutti i popoli europei è l'invasione extracomunitaria che eufemisticamente ci viene presentata come immigrazione e che, combinata con una denatalità anch'essa PROVOCATA, è destinata a produrre l'assassinio dei popoli europei, la sparizione dell'uomo bianco dal suo continente natale, un genocidio al rallentatore, relativamente “soft” e incruento, ma pur sempre GENOCIDIO.

Sottolineo RELATIVAMENTE, perché l'immigrazione porta anche una notevolissima emergenza dell'ordine pubblico, micro e macro-criminalità, stupri, omicidi, illegalità di ogni genere, deturpazione dei nostri centri storici, e chiunque può incontrare all'angolo di una strada un Kabobo armato di piccone, o un fondamentalista islamico desideroso di ammazzare gente innocente in nome del suo delirio “religioso”

Siamo probabilmente molto vicini al bivio, o i popoli europei prendono coscienza della situazione in cui si trovano e sfoderano la loro volontà di sopravvivere, o avremo passato il punto di non ritorno oltre il quale la china dell'estinzione diventa inevitabile.

Proprio in questi giorni i media, e soprattutto internet che è più difficilmente censurabile, diffondono notizie che fanno chiaramente capire che lo spirito di sopportazione dei popoli europei è giunto al limite: grandi manifestazioni di protesta a Londra, dopo la decapitazione di un militare inglese compiuta a sangue freddo da due fanatici mussulmani che hanno pure girato e postato su internet il video del loro delirante assassinio. Manifestazioni altrettanto imponenti ad Atene contro l'inaugurazione di una moschea, e chi non è del tutto ignorante di storia e non ha la memoria corta sa bene quanto il popolo ellenico abbia sofferto sotto la dominazione turca e sotto l'oppressivo simbolo “religioso” della mezzaluna.

In Svezia, dopo che gli islamici hanno messo per una decina di giorni a ferro e fuoco la città di Stoccolma, pare sia enormemente cresciuto il consenso intorno ai partiti “di estrema destra”.

In Italia niente: siamo stati per nostra disgrazia collocati dalla geografia proprio in prima linea sul fronte dell'invasione che ci si ostina a chiamare immigrazione. Possiamo aspettarci che con il bel tempo estivo, barconi stracarichi tornino a riversare nugoli di clandestini che verranno a riversarsi sulle nostre coste come mosche sul miele, ansiosi di appropriarsi del benessere che abbiamo faticosamente costruito col nostro lavoro e quello dei nostri padri, possibilmente senza lavorare e senza rispettare le nostre leggi, tuttavia i pinguini targati PD continuano e continueranno a spargere il loro anestetico, la loro morfina, blaterando di “accoglienza”, “integrazione” e altre insulsaggini, aiutati anche da quell'associazione a delinquere che si chiama Chiesa cattolica.

Recentemente i loro compagni, i loro COMPLICI inglesi, i laburisti l'hanno apertamente confessato: hanno favorito l'immigrazione nell'intento precisamente di cambiare la composizione etnica della Gran Bretagna, ed è esattamente quello che stanno facendo anche i Democratici italiani (si fa per dire). Costoro, infatti, hanno un solo ideale: il mantenimento e l'astensione del loro potere.

L'interesse personale perseguito ai danni della Patria era una cosa che nel linguaggio dei nostri antenati, uomini semplici e non “politicamente corretti” aveva un nome preciso: TRADIMENTO.

I pinguini sono in marcia, ma questa volta non si getteranno dall'orlo della banchisa dritti nelle fauci dell'orca assassina. Se non stiamo attenti, ci butteranno noi.

venerdì 31 maggio 2013

Comunque la giri, il risultato non cambia



di Fabrizio Belloni


Mi permetto di sottolineare alcune scenette (mal)recitate sul palcoscenico della sgangherata comica finale del nostro squinternato, bistrattato, dannato ed amato Stivale (ma non solo).

Grillo si sta accorgendo di una eterna verità: la ruota gira se vi è un perno solo; se sono due o più la ruota grippa e si blocca. Un Movimento (partito, associazione, bocciofila, club filatelico, parrocchia ecc. ecc.) al suo interno deve avere uno, uno solo che comanda. Quell’uno deve assumersi responsabilità, incarnare l’idea, indicare la strada, scegliere la strategia, attuare e far attuare la tattica. Si può fingere, in ossequio al volere degli occupanti da sessantacinque anni il Bel Paese, un apparato democratico, ma solo in apparenza. Altrimenti si finisce nel caos, nell’anarchia sterile, autoreferenziante, invitabile sbocco nella palude viscida e malata della partitocrazia. Badate che la Costituzione non dice nulla sull’apparato interno dei partiti: afferma solo che il loro comportamento pubblico (elezioni) deve adeguarsi all’ipocrita rito delle elezioni democratiche. (anche sulle elezioni ci sarebbe da ridire: sono, tecnicamente, una mistificazione giuridica, tese ad evitare lo scontro fra fazioni, più che a salvaguardare la dignità di ciascuno. Così mi insegnò quel gigante che fu il prof. Miglio).


La Sinistra non riesce a guarire da un bacillo che porta dalla nascita: la necessità di dividersi, di litigare, di contrapporsi all’interno con più ferocia che contro gli avversari. Ci riuscì una sola volta Lenin, a prezzo di una montagna di morti alta più dell’Everest. Solo la pazienza slava (ed il terrore) permise di rimandare l’ammissione del fallimento per tre generazioni. La caduta del Muro nell’ottantanove sancì il fallimento della Sinistra. Qui da noi i cosiddetti progressisti fanno discorsi più reazionari e capitalisti di quelli che facevano i Liberali negli anni ‘50/’60 (rileggetevi Einaudi e Malagodi: sembrano rossi che più rossi non si può, al paragone).

La Destra non esiste. Semplicemente. Cosa è di destra in Italia oggi? Non gli eredi del fu MSI, partito che cominciò bene (anti Atlantico, dichiaratamente Fascista), ma che fu immediatamente cooptato dai servizi SUA, dai soldi dei poteri forti, e che non ebbe gli attributi per continuare un’Idea. Finito con Fini, appropriato personaggio per la celebrazione del rito funebre, si è dissolto in mille rivoli, che strepitano l’uno contro l’altro, berciando che il mio Fascismo è più Fascismo del tuo. Che tristezza. Che tristezza vedere l’Idea stuprata. Che tristezza vedere l’utilizzo per fini personali dell’entusiasmo di tanti giovani in buona, buonissima fede.

La Destra non esiste. Non è Destra Berlusconi, che pensa più a se stesso che alla politica. Del resto deve le sue fortune, oltre ad una indiscutibile abilità, al suo mentore, Bettino Craxi, che gli “regalò” le televisioni, per mettere una bomba politica ad orologeria sotto la poltrona di Agnelli, legatosi al PCI. Oggi il Silvio avverte la fibrillazione dei suoi ex –berluscones, pronti a fronde, salti della quaglia, tradimenti, voltafaccia, pugnalate in puro stile italico-bizantino. Chi di Scilipoti ferisce……

In compenso i nostri padroni ed occupanti, gli SUA, se la passano male. Disoccupazione oltre il 12%. Che ti fa l’ebreo Bernake, il patron della Federal Riserve? Annuncia che stampa dollari, che immetterà liquidità fina alla riduzione al sei e mezzo per cento l’indice dei disoccupati. Badate che sarebbe una mossa mica vigliacca, se gli yankee non avessero il viziaccio di far pagare ad altri i loro debiti. E poi, di che dollari parla Bernake? Di quelli ad uso interno? Di quelli usati per pagare le truppe all’estero, assai diversi, non nell’aspetto , ma con dei dubbi sulla numerazione? Sui cosiddetti petrol-dollari (idem c.s.)? Chiedere lumi allo IOR, che forse ne sa qualcosa. E, già che ci siamo, sarebbe possibile, per maligna curiosità, controllare se l’oro di Fort Knox è tale, o tungsteno rivestito?

La Russia ha mandato centinaia di S 300 in Siria. Gli S 300 sono missili potenti e di medio raggio. Potrebbero portare anche testate nucleari. I cosiddetti “ribelli”, propriamente mercenari armati da Israele, dalla Cia, dalle armi dei depositi libici (andate anche in Mali), dalla Francia e dall’Inghilterra, se la passano male. E la Russia, che ha una base della marina militare in Siria, ha mandato un messaggio chiaro. E ha fatto bene. Il grande deposito di gas che dall’Egitto arriva fino in Grecia, toccando anche l’Italia (ma l’Eni è in svendita!), deve essere suddiviso con accordi, non con mattanze. Alla faccia dei petrolieri, delle sette sorelle, dei poteri forti.

Sono solo pochissimi degli argomenti oggi alla ribalta. Ma tutti hanno come natura intrinseca una constatazione. La cosiddetta democrazia è un fallimento operativo. E’ uno livido specchietto per stupide allodole. Un’ inefficace simulazione di quello che in natura non esiste né può esistere. E’ un prozac per illudere il numero delle masse. Si dibattono, i parassiti servi che gestiscono, su mandato altrui, il potere, nella contraddizione del pendolo: oscillano fra incapacità inefficace e vigliaccheria.

Dovrebbero, da uomini, avere il coraggio di fare una spietata analisi, una disamina senza filtri ideologici degli ultimi settanta anni di storia italiana ed europea.

Meglio che si spiccino: la Storia, quella vera, ha cominciato a farlo.
Grazie a dio, grazie ad Odino

Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598
Venerdì 32 Maggio 2013.

martedì 28 maggio 2013

Sono offeso, diciamo incazzato?



di Mario M. Merlino


Non nutro particolare interesse per lo svolgimento e gli esiti elettorali, anche se tendo a recarmi soprattutto se c’è qualche ‘vecchio’ camerata che me ne fornisce il destro e che preserva integra la stima che ho per lui. Cosa non facile, lo so, ma me ne assumo la responsabilità in quanto sono per natura particolarmente selettivo e schifettoso… E così non mi approprierò di quella espressione non mia, felice e condivisibile, ‘la democrazia è una infezione dello spirito’, perché chi l’ha coniata è finito anch’egli sugli scranni del Parlamento e, mi sembra, con risultati non fra i più degni. E ciò vale per quell’altra espressione intorno ai ‘ludi cartacei’ che sentivo ripetere ogni volta che s’avvicinava la scadenza elettorale, mentre si finiva per attaccare manifesti e bastonarci con gli avversari d’altri partiti, noi giovinetti convinti e sprovveduti che, con un aumento in percentuale dello zero-ottantacinque per cento, eravamo prossimi alla conquista del potere.


Come in quest’ultima per il rinnovo del sindaco di Roma. Con gioiosa e consapevole contraddizione ho pranzato con alcuni ex autonomi ed anarchici, evitando di cadere in nostalgica rimpatriata tra reduci anni ’70, rinnovando quanto avrebbe potuto e dovuto essere momento unitario (e la memoria mia va a Valle Giulia inizio d’un percorso possibile e interrotto da logiche ben più forti vincolanti e tragiche) contro il medesimo nemico e che, invece, finì a chiavi inglesi e a spranghe e bastoni in un crescendo di P38 e sangue versato sull’asfalto. Poi, prima di cena, ho rovistato nel cassetto, ho messo in tasca la scheda elettorale e mi sono recato alla scuola media statale, a due passi da casa.

Non so quale sarà l’esito finale fra quindici giorni – anche qui l’interesse è nullo o quasi – del ballottaggio. Siccome, però, mio figlio ritiene che solo al massimo volume debba essere accesa la televisione, sono stato costretto a cogliere alcuni passaggi ed anzi a guardare alcune sequenze. Intanto ha trovato conferma il mio disgusto il vedere come cercasse di mettersi in mostra alle spalle di uno sconosciuto dirigente PD, intervistato dallo speciale del Tg Tre, l’ex assessore alla cultura di Roma poi passato con il marito della Tulliani ed ora maggiordomo nella casa a Montecarlo (da non equivocare con il cotechino e lo zampone, che sono parti sì inferiori ma appetitose del maiale, in quanto, semmai, del maiale è la parte superiore). Ora, tutto gigione e arrogante, fra i sostenitori di Ignazio Marino, motivando la scelta fra l’altro perché entrambi hanno mandato a studiare i figli negli USA (ovviamente sensibili alle decine e decine di migliaia di giovani connazionali che conoscono, anche per colpa loro, il rigirarsi i pollici nell’ozio dorato e piacevole della disoccupazione).

Corruzione inefficienza volgarità opportunismo rinnegamento… Ora mi viene l’obbligo di scrivere evitando ironia e battute, troppo facile trarne barzellette o farne spallucce come se appartenessero ad un mondo alieno e distante. No, gli altri ci guardano e ci giudicano vostro tramite e noi, che non possediamo strumenti mediatici alternativi, possiamo offrire soltanto la nostra dignità offesa, certo per noi prioritaria, ma che non modifica le carte in tavola… Più di una volta mi sono sentito dire affettuosamente dal mio avvocato, socialista e partigiano, negli anni dei processi infiniti di piazza Fontana, che ero ‘un fascista sbagliato’e mi veniva detto quasi fosse un complimento. E, no, caro avvocato Armentano, a cui volgo la memoria con rispetto stima e affetto, mi stavi offendendo così come mi offendono tutti costoro che mi hanno in questi giorni riempito di sms con perentori inviti a votarli in nome di un preteso comune (?) ideale(!)…perché, senza se e senza ma, gli sbagliati sono loro, io forse sono solo ‘inadeguato’(cosa di cui mi faccio vanto!)…

Franco, il maresciallo della caserma d’artiglieria Giulio Cesare a Rimini, aveva incollato sul manubrio della bicicletta una striscia con su scritto: ‘i fascisti non rubano’ e, se la morte non avesse sottratto un camerata fedele sincero umile, egli intendeva dedicarsi, una volta in pensione, a mantenere in ordine la tomba del Duce a Predappio. E l’attore Walter Chiari, che era stato nel campo di prigionia a Coltano, ricordava come, a piazzale Loreto, dalle tasche di Mussolini non era caduta una monetina…Devo continuare? La vis polemica mi stanca la tazza di tè sta raffreddandosi la sveglia indica che sono le cinque e mezza del mattino. Forse riesco a riprendere sonno per un paio d’ore. E, poi, dai, pensare che la Curia di Roma la Sinagoga e i palazzinari hanno raccattato solo un miserabile trenta per cento sarà magra soddisfazione ma, contraddicendomi, sono di gusti semplici…

venerdì 17 maggio 2013

La sinistra, Berlusconi e gli idoli infranti del Pd



 di Michele Rallo


La base del PD è in rivolta contro le "larghe intese". Ed è naturale che sia così. Dopo che per un ventennio si è detto a quella base che Berlusconi era il male assoluto, il demonio della politica, colui che governava esclusivamente per tutelare i propri interessi, dopo tutto questo... vai a spiegare all'onesto militante di base che proprio con "lui" si deve fare un governo, perché le Loro Maestà i Mercati vogliono così. La Sinistra italiana, questa Sinistra liofilizzata e omogeneizzata al mondo del peggior capitalismo, paga così un ennesimo scotto al pragmatismo imbecille di chi ha ritenuto di gettare alle ortiche tutto quanto la aveva contraddistinta fino agli anni '90. Tutto ha accettato la Sinistra — e non soltanto in Italia — pur di ottenere dai suoi nemici una patente di agibilità politica nel mondo del dopomuro-di-Berlino: la riforma delle pensioni, la svendita dell'industria di Stato, i licenziamenti di massa, la privatizzazione dei servizi pubblici, il massacro dello Stato sociale, il sostegno alle guerre americane, eccetera, eccetera, eccetera.


E allora? Che cosa di diverso proporre al proprio elettorato per distinguersi da quelli "di destra"? Due cose soltanto: lo sbracamento totale di fronte alla pressione migratoria (nella speranza che i lavoratori non si accorgano che questa pressione minaccia innanzitutto i loro interessi), e — appunto — la guerra a "lui", al Berlusca, al Caimano, al male assoluto. Non c'è che dire. È certamente una trovata brillante per prendere per i fondelli le masse che fino ad ieri si mobilitavano in nome della "difesa degli interessi dei lavoratori". Certo, occorre una buona dose di faccia tosta per fare la guerra al miliardario Berlusconi sotto le bandiere del miliardario De Benedetti, tessera n° 1 del PD oltre che nemico storico del Cavaliere.

E, certo, occorre una faccia ancor più tosta per additare al popolo della sinistra altri modelli, magari da votare per la Presidenza della Repubblica. Chessò, un Romano Prodi, per esempio. Amico stretto del De Benedetti, al quale sarebbe stato disposto a cedere il controllo dell'intero comparto alimentare "di Stato" (una volta) per 437 miliardi di lire (non di euro). Una "muzziata": Star, Cirio, Pavesi, Bertolli, De Rica, Motta, Alemagna, Italgel, Surgela, Supermercati GS, Autogrill, in un colpo solo.., una botta di miliardi, e via. Si tratta — ricordo agli immemori — di quello stesso Romano Prodi che fece avere la laurea "honoris causa" da parte dell'università di Bologna al finanziere internazionale George Soros, massimo responsabile dell'attacco speculativo contro la lira italiana che ci portò — negli anni '90 — a "bruciare" 40.000 miliardi di lire (quarantamila, non quaranta) e poi a svalutare del 30% la nostra moneta. Certo, è comprensibile che una Sinistra del genere abbia dovuto confezionare per i suoi militanti il feticcio di un Nemico da combattere.

Ma si trattava, appunto, di un feticcio, di un idolo, ovvero — secondo la definizione dell'enciclopedia Treccani — di "un oggetto inanimato al quale viene attribuito un potere magico". Dietro e ben nascosto — nei film e nei libri d'avventura della mia gioventù — c'era spesso il furbo di turno, che parlava con voce cavernosa per far credere agli sprovveduti indigeni che il dio totemico fosse incazzato e minacciasse di sterminarli. Nella Sinistra italiana è avvenuto qualcosa di molto simile: i furbi avevano costruito un feticcio che doveva servire a calamitare l'odio delle moltitudini. E, adesso, si ritrovano con un idolo infranto e con gli indigeni furiosi che scagliano frecce in tutte le direzioni. Ah, se avessero letto Salgari!


Nota di Ereticamente

Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione