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Il 24 marzo u.s. a Palermo, ospiti dell’Istituto Platone si è tenuto un incontro col Prof. Sandro Consolato animatore del sito ‘La Cittadella’ sul tema la Via Romana al Sacro. Esperto di Tradizione Romana il Nostro ha voluto affermare il principio della Sacra Fondazione di Roma per parlare di Popolo Romano e di Religione Romana. Ha citato il Prof. Pio Filippani Ronconi “l’origine dell’essere Romano è veramente un mistero", pertanto ricondurre Roma la sua Storia e la sua Fortuna al suo ceppo indoeuropeo è una definizione limitativa. Continua il prof Consolato: ‘ Roma è nata in un luogo particolare al centro del Lazio, Roma è una sintesi e per comprenderlo bisogna fare riferimento a quello che gli Antichi dicevano per ricondurre Roma alla sua Origine tellurica e uranica nel senso del rapporto tra Cielo e Terra. Infatti cita Vitruvio nel De Architectura: “stando cosi queste cose disposte dalla natura del mondo ed essendo le varie genti della terra diverse per smoderate mistioni soltanto il popolo romano occupa veramente il centro dell’universo in mezzo alle varie regioni di tutta la terra poiché le genti italiche sono le più temprate alla fortezza e per la forza del corpo e per il rigore dell’animo come infatti la stella di Giove correndo a media distanza tra quella ferventissima di Marte e quella rigidissima di Saturno risulta temperata per la stessa ragione l’Italia posta tra il settentrione ed i l mezzogiorno e avendo mistioni dall’une e dall’altra parte riporta lode di temperata et invitta.Pertanto con il suo consiglio frange il valore materiale dei barbari con la sua forza le caotiche cogitazioni dei meridionali: una mente divina collocò la citta del popolo romano in una regione scelta e temperata affinché conseguisse l’imperio del mondo”.
Ringrazio il professor Consolato per l'esaustivo intervento. Per coloro che intendono approfondire il tema della Cultura Indoeuropea consiglio di Gunther,"RELIGIOSITA'INDOEUROPEA",Edizioni di AR – www.edizionidiar.it- che approfondisce l'importanza inconfutabile dell'ETHNOS INDOEUROPEO nell'edificazione di Roma e del suo MITO. STENO LAMONICA steno@aryo.it
RispondiEliminaPer approfondire il tema della religiosità Romana- Latina-Italica (non l'invenzione accademica "indoeuropea") l'ultima cosa da fare è mettersi a leggere le farneticazioni di un profano nazista nordicista come quell'idiota di Gunther. Se si ha l'interesse di conoscere l'ethnos Romano, ci si affidi agli Antichi: si guardino con attenzione i begli affreschi Romani di Pompei, l'affresco Sacro dell'Esquilino e le descrizioni che facevano dei barbari.
RispondiEliminaE si legga questo importante documento:
http://dienekes.110mb.com/texts/nordicism_revisited.pdf
Faccio anche un dono aggiuntivo a Steno Lamonica, molto avvincente:
RispondiEliminaL'ethnos Ellenico:
http://dienekes.110mb.com/pictures/parallels/
http://dienekes.110mb.com/pictures/composites/
Combattimento (interessante):
http://www.youtube.com/watch?v=gABR4qI00K0
I.B.
Quindi Thule, le origini Ieprboree, Federico II, Nietksche, Spengler, Evola, Tolkien, Romualdi, non ultimo Freda, Editore del libro del Gunther sarebbero degli emeriti idioti?? forse il motivo per cui la Pietas Romana non riesce a risorgere è dovuta a tutti questi soloni da tifo ultras.
RispondiEliminaRoberto
"A schiacciante documentazione della presenza indoeuropea nel tema,cito tre gioielli delle Edizioni di AR (www.edizionidiar.it) scritti da ineguagliabili Maestri: "ORIGINI INDOEUROPEE" del celeberrimo Devoto,"GLI INDOEUROPEI.ORIGINI E MIGRAZIONI." di Adriano Romualdi e di J.Haudry "GLI INDOEUROPEI".Sono tre studiosi di severa preparazione che non meritano altri elogi.Tre libri immancabili per ogni cultore della dottrina degli Dei Etnarchi.Preciso che io ho sempre lo stile di firmarmi con nome e cognome,addrittura con la e mail.Si,lo stile. STENO LAMONICA steno@aryo.it
RispondiEliminaE' avvilente constatare come non si riesca, o non si voglia riuscire, a cogliere il dato della centralità e altruità di Roma come mistero trascendente le beghe condominiali degli ultras dùmeziliani e semeraniani. Chi in questo modo si atteggia incarna alla perfezione quell'anti-Italia che ha fatto sì che gli attuali discendenti del popolo romano siano più cartaginesi 'in disguise' che altro. Un'amarezza abissale, dal retrogusto di fiele, coglie chi da tempo ha fatto propria una ricerca libera, in rottura con gli schemi, ma nel solco del dato storico e metastorico, a fronte di chi a tutt'oggi insiste pervicacemente in improponibili battaglie tra presunte opposte visioni del mondo come i ciucci davanti alla balla di fieno. E meno male che qui è riportata una bella e lunga (ed esaustiva, direi) citazione di Vitruvio che tende a spiegare un po' di cose in merito a quella 'aurea medocritas' tanto cara ai Romani in quanto, con ogni evidenza, ne erano informati e saturi fino al midollo. Meno male che Filippani volle usare un aggettivo ben preciso: "limitativa". Invece l'Italia attuale è satura di soloni, dice bene Roberto qui sopra: 60 milioni di CT della Nazionale, si usa dire al bar dello Sport - da oggi anche 60 milioni di pontefici?
RispondiEliminaIl prof. Consolato ci ha scritto evidenziando un errore commesso da questa redazione nel riportare nel testo di presentazione una citazione attribuita interamente a P.F. Ronconi. Consolato ci ribadisce che Ronconi affermò: "l’origine dell’essere Romano è veramente un mistero", e che la continuazione "ricondurre Roma la sua Storia e la sua Fortuna al suo ceppo indoeuropeo è una definizione limitativa" è una affermazione del Nostro che a suo avviso rispetta il senso di ciò che disse Ronconi. Ce ne scusiamo con l'Autore e con i nostri lettori. Eugenio Barraco
RispondiEliminachiaramente abbiamo apportato la correzione nel testo
RispondiEliminaEbbene,
RispondiEliminasi perdoni la magra tempestività della risposta, ma come diceva qualcuno: "la puntualità è la virtù dell'annoiato."
Roberto, mi allieterebbe in gran copia il comprender cosa avrebbero da spartire Federico II, Nietzsche, e Tolkien con i deliri moderni della parrocchia nazista-nordicista-"tradizionalista". Se la memoria del sottoscritto non vacilla essa rammenta che il Tolkien rispose in questa guisa ad un editore nazionalsocialista:
"temo di non aver capito chiaramente cosa intendete per arish. Io non sono di origine ariana, cioè indo-iraniana; per quanto ne so, nessuno dei miei antenati parlava indostano, persiano, gitano o altri dialetti derivati. Ma se Voi volevate scoprire se sono di origine ebrea, posso solo rispondere che purtroppo non sembra che tra i miei antenati ci siano membri di quel popolo così dotato"
ed ancora, scrisse:
" Quel dannato piccolo ignorante di Hitler sta ignorando, pervertendo, distruggendo e rendendo per sempre maledetto quel nobile spirito nordico, supremo contributo all'Europa, che io ho sempre amato e cercato di presentare in giusta luce."
per concludere:
" La localizzazione di Mordor all'Est è dovuta semplicemente alle necessità geografiche del racconto, all'interno del mio sistema mitologico. La fortezza originaria del Male era (come vuole la Tradizione) a Nord; ma dato che venne distrutta e sepolta sotto il mare, doveva esserci una nuova fortezza, lontana dai Valar, dagli elfi e dalla potenza marinara di Númenor "
Per quel che concerne il Nietzsche vi sarebbero pagine e pagine che al momento eviterò di portare all'attenzione, sì da rimandarvi alle sue opere; in quanto allo Spengler se non erro egli era ben lungi dall'esser un guntheriano, e lo stesso si può dire del Fuhrer: egli era un pan-germanista, non un nordicista (a differenza di Himmler).
In merito a Freda non mi pare di averlo denominato un idiota, cosa che non penso di lui, ma di certo credo che non dovrei essere io a rammentare la sua totale mancanza di autorità sul piano esoterico-iniziatico: il suo campo è quello politico, è un soldato politico, come afferma Lui stesso; per il resto mi pare abbia palesato una assai modesta brillantezza di pensiero in svariate questioni, una assoluta mancanza di libertà intellettuale di fronte a Julius Evola, e che abbia assunto larga parte dei fossili evoliani, tutte le grandi falle - meglio detto: le voragini - della sua dottrina politica e "tradizionale".
Mi fa sorridere questa gente che vorrebbe far risorgere la Pietas Romana sulle basi di Gunther(sic!), mi diverte oltremodo. Magari, che so, perché non ispirarsi al codardo Arminio?
RispondiEliminaIl bello è che la suddetta schiatta vede Roma come strumentale alla plebea propaganda e catechesi di immondizia ideologizzata pseudo-scientifica risalente ad un secolo fa (immondizia di cui Evola si nutrì fino alla nausea, questo deve essere chiaro), e per giunta pretende che si faccia finta di nulla, o meglio, che si sputi sopra la Latinità Romana in favore delle dottrine anti-scientifiche e anti-latine di qualche malato di mente crucco; e questo è veramente troppo. Se voi siete dei leccapiedi, leccate pure con foga i piedi ai germanici, ma in privato, che qui vi è ancora chi rispetta e porta con orgoglio il nobile vessillo della FIDES, della lealtà nei confronti della propria Stirpe, di cui si respira l'afflato nella opera Romana per eccellenza dell'iniziato Virgilio: "Sono il pio Enea, per fama noto oltre il cielo, e cerco la patria Italia".
E se siete degli Arminio, dei vandali "in disguise", sappiate che non tutti i Germanicus (adoro questo nome) son scomparsi.
Voi che volete risvegliare la Pietas conoscete molto bene il mito di Thule, ma ignorate quello di Atlantide, e, soprattutto, quello della SATURNIA TELLUS dinnanzi alla quale ogni altro Centro Sacro è subordinato, dato - per dirla con l'iniziato Reghini - "ché il meno non può dare il più". Non solo, ignorate l'Autorità di chi ha tramandamenti diretti di rituali e conoscenze risalenti alla ROMA PRISCA.
ARTI MINERVALI (si legga con perizia e si mediti):
http://www.artiminervali.it/2011/12/pietro-de-angelis-italiae-arcanum/
Vi rimando peraltro a questo scritto:
http://www.lacittadella-web.com/pdf/Tradizione_Italica.pdf
Per il momento concludo questo intervento con un accenno di risposta all'oscuro e contorto commento successivo a quello di Steno Lamonica: le mie affermazioni non hanno nulla a che fare né con Dumézil, né con Semeraro, linguisti - come TUTTI i linguisti - pieni di limiti, che comunque presentano nella loro opera parti valide; sicché, in primo luogo, mi rimetto agli Antichi: a Platone, ad Aristotele, a Cesare, a Virgilio, a Plutarco, a Svetonio, per far qualche nome, uniche vere autorità, e non a slanci fideistici nei confronti di questo o di quell'autore nazista, cifra caratteristica della setta che sotto la patina "indoeuropea" nasconde ben altro, e mantiene implicite tutta una quantità di cose.
E, successivamente, alla MODERNA ricerca scientifica libera da ideologie e senza un'agenda politica da portare avanti, in campo antropologico e genetico, innanzi alla quale risultano grottesche ed improponibili le imbecillità romualdian-guntheriane, come ad esempio quella che vorrebbe collegare albinismo e popoli "indoeuropei" dimenticando che autori come Carleton Coon, Melville Jacobs, Sonia Mary Cole, Claude Albin Ville e tutta un'altra caterva di antropologi moderni sostengono ed han sostenuto, che il biondismo e ancor di più gli occhi chiari, sono naturalmente presenti, con maggiore o minore frequenza, in tutti i sottotipi razziali europei; che la presenza di biondismo:
RispondiElimina" non richiede una qualche invasione dei Goti o degli Sciti, o il mischiamento con dei crociati. Una delle caratteristiche della razza mediterranea è una minore tendenza al biondismo. Questo è presente con maggiore frequenza negli occhi, in quanto i capelli biondi, che appaiono nei bambini, tendono a scurirsi nell'età adulta "
che i ceppi provenienti dall'Asia Minore e dal Caucaso (quelli che voi appellate, quasi fossero un'unica monolitica entità (!?): "indoeuropei") avevano principalmente occhi e capelli scuri (molti effettivamente li classificano come Mediterranei, vicini al tipo Pontide mediterraneo) ed il fatto che essi classificano il tipo "nordico" come un "mediterraneo depigmentato" in quanto dolicocefalo, longilineo, dal naso aquilino o leptorrino, dal volto allungato, e dai lineamenti regolari, contrariamente a tipi generalmente più chiari ma brachicefali e tozzi, come quello alpino e borreby. Altra interessante questione che stranamente si dimentica è il fatto che i finlandesi, popolo non-indoeuropeo di origine ugro-finnica, sono la popolazione che presenta la più alta percentuale di biondismo al mondo, oltreché, ironicamente, il popolo europeo con la più alta percentuale di sangue mongolide asiatico (il 10%!), il che non fa che dimostrare che la tipologia estrema simil-albina era legata alle popolazioni scandinave PRE-indoeuropee; tenendo peraltro sempre presente che all'oggi grazie all'affinarsi delle conoscenze, gli studiosi sostengono che gli occhi e i capelli depigmentati, nell'europeo, non abbiano più di 6.000 anni, una cosa che non dovrei essere io a porre in rilievo.
Ed ho fugacemente sollevato solo una piccola quantità di questioni concernenti l'argomento (in merito a ciò sul sito "Society for Nordish Physical Anthropology" http://www.theapricity.com/snpa/index2.htm andate sul link "Maps & Charts" e da lì scaricate il documento "Schematic Representation of White Racial History" ove è presente lo schema di riferimento di tutti coloro che attualmente si occupano di antropologia fisica e che riassume lo sviluppo delle varie tipologie fisiche europee, edificato attraverso un'analisi ed uno studio diretto sia sugli scheletri antichi che sulle attuali popolazioni e che, sino all'epoca presente, è stato ritenuto universalmente il più attendibile e fondato, benché io lo consideri - nonostante sia il più articolato - ancora troppo rigido).
In tutto ciò comunque, mi pare che il dato precisamente A-UMANO lo si sia perso di vista, obiettivo che credo fosse sostanzialmente opposto a quelli che eran gli intendimenti che han fatto scaturire questa bella iniziativa (al valido discorso comunque farei questo appunto: attenti che la religio romana non va identificata solo con quella di Stato! Non v'era solo la dimensione collettivistica, e non parlo di culti orientali!)
Insomma, per rettificare l'uso di un aggettivo già da Voi utilizzato: si è in cerca di autori severi, non servili.
V'è che si rifà al de Gobineau, e chi al Cesare dagli "occhi neri e brillanti".
Affectueusement
L'Eretico
P.S.: Auspico caldamente il tramutarsi del fiele in miele.
http://www.youtube.com/watch?v=LwTr-ULYsc4
L'IDEOLOGIA TRIPARTITA DEGLI INDOEUROPEI di Georges Dumézil la trovate schematizzata in questo link:
RispondiEliminahttp://www.saint-seiya.it/sito1/mitologia/tripartita.html
Questa teoria è supportata da antichi testi, studi antropologici, ricerche archeologiche e analisi linguistiche. Greci, Romani, Germani Celti hanno tutti le stesse origini. E' il solito ignobile tentativo di sconfessare e screditare 2 grandi del novecento che a distanza di secoli avevano ridato splendore all'antica civiltà Europea. La Pietas Romana è una Triade mistica che ciclicamente si presenta in altre tradizioni pre e post romane. Non ultimo nei fascismi euroei che sintetizzarono la loro iDEA nei valori di Dio, Patria e Famiglia. Gott mit uns (Roberto)
Buongiorno,
RispondiEliminacito dall’intervento anonimo del 07 aprile 2012, ore 01:16: "Per il momento concludo questo intervento con un accenno di risposta all'oscuro e contorto commento successivo a quello di Steno Lamonica: le mie affermazioni non hanno nulla a che fare né con Dumézil, né con Semeraro, linguisti - come TUTTI i linguisti - pieni di limiti, che comunque presentano nella loro opera parti valide; sicché, in primo luogo, mi rimetto agli Antichi: a Platone, ad Aristotele, a Cesare, a Virgilio, a Plutarco, a Svetonio, per far qualche nome, uniche vere autorità, e non a slanci fideistici nei confronti di questo o di quell'autore nazista, cifra caratteristica della setta che sotto la patina "indoeuropea" nasconde ben altro, e mantiene implicite tutta una quantità di cose."
Non pensavo che il mio intervento fosse tanto "oscuro e contorto", ma se così appare così dev'essere perlomeno in qualche suo passaggio. Me ne scuso e vado a - guénoniamente - fare un paio di 'precisazioni necessarie'.
La cosa che mi lascia un po' perplesso, vede, è che io mi riconosco viandante sullo stesso sentiero lungo il quale, mi sembra di dedurre dalle sue argomentazioni, marcia Lei: la tradizione italo-atlantidea, la Tirrenide, il deposito sapienziale pelasgo da una parte, aborigeno dall'altra, i Classici come fonte primaria, Mazzoldi, Ravioli, Leonardi e via dicendo come epigoni e continuatori, ognuno al suo livello, di una ben definita tradizione nei tempi ultimi. Tutto in regola, glielo garantisco, e non solo sul misero piano del pedante lettore avido e vorace: nessun inneggiare al vigliacco traditore Arminio, almeno per quanto mi riguarda. Tanto dovevo per chiarire la mia posizione in ordine alla folta schiera dei ‘Germani de noantri’.
Ciò che mi lascia perplesso è il fatto che i piatti della bilancia non possano mai contemplare una pacifica stasi, un piacevole e doveroso allineamento, senza che l'uno penda più in basso dell'altro. Stupisce che si debba combattere le esagerazioni accademiche o para-accademiche in merito agli Indoeuropei negando ipso facto l’esistenza di un bacino linguistico, culturale, magari anche spirituale indoeuropeo; perché ove un Romualdi si lascia andare, in velamento alarum Evolae, a considerazioni talora traballanti, un Devoto, un Dùmezil, un Haudry e un Benveniste sono forse da collocare su un piano diverso - sia pure al loro livello, che è livello meramente accademico. Stupisce che non si riesca, o non si voglia, penetrare un po’ più a fondo e magari, con un Baistrocchi (quindi non il primo cretino che passa), considerare l’ipotesi talora financo di ‘convergenze’ tra ceppo pelasgo (per esempio) e indoeuropeo. C’è un passaggio di un suo testo in cui il diplomatico scomparso addirittura sostiene, en passant, l’”indoeuropeità” dei Pelasgi: una tesi come un’altra, in fin dei conti, ma comunque da valutare serenamente – come tutte le tesi. Del resto tutti possono sbagliare. Filippani-Ronconi sosteneva che di ‘scambi’ e ‘tramandi’ ce ne sono stati parecchi nella storia e nella ‘preistoria’, da est a ovest e… da ovest a est. Magari anche a nord, a sud…
Ma ciò che più stupisce nella sua filippica è il passaggio in cui fa richiamo, in maniera neanche troppo sibillina, alla "Autorità di chi ha tramandamenti diretti di rituali e conoscenze risalenti alla ROMA PRISCA". Glielo domando con cristallina e sincera curiosità: Ella è di quelli adusi a distribuire patenti di Romanità? Perchè, si licet, Le assicuro che sarebbe possibile elencare, oltre a quello del De Angelis (su cui si sa ben poco, e d'altra parte se il suo 'deposito' è reale è giusto che sia così), almeno altri 3-4 nomi di presunte gentes con annesso deposito, ora più ora meno sapienziale, anche in ordine allo stesso Nome segreto di Roma. Non in questa sede, è chiaro. E non tutte particolarmente indulgenti nei confronti di Santa Romana Chiesa.
RispondiEliminaMi si permetta tra l'altro di manifestare qualche dubbio in merito all'impostazione tendenzialmente degiorgiana di Arti Minervali, sito che per altri versi apprezzo moltissimo e che seguo costantemente. Ammiro il lavoro di De Giorgio: contrariamente a molti tradizionalisti romani tendo a considerare 'La Tradizione Romana' un testo notevole sotto il profilo esoterico (per quanto caratterizzato da una prosa fortemente misticheggiante che non di rado lascia l’amaro in bocca e un senso di pesantezza invincibile sulle palpebre), ma per così dire da contestualizzare. L'ottica di Guido De Giorgio è quella propria di chi si pone sub specie aeternitatis, considerando i fenomeni storici (e, tra questi, i fenomeni spirituali come storicamente declinati e assumenti la facies religiosa cristiana, ebraica, romana, celtica e via dicendo) come essenzialmente non dissimili. Uso l’avverbio ‘essenzialmente’ non a caso, atteso che il punto di vista degiorgiano è, se così ci si può esprimere, il punto di vista di Dio. Ma il problema, per dirla con quelle sette tantriche che nel Medioevo indiano contestavano una certa impostazione vedantina in ordine alla valenza della maya, è che nonostante tutto – per sua natura - l'uomo non assume generalmente il punto di vista di Dio bensì quello dell’uomo; e le differenze, talora anche i conflitti, tra forme spirituali - nonostante l'"unità trascendente" delle medesime - hanno una valenza sul piano in cui naturalmente si esplicano e non possono essere sic et simpliciter cancellati con un colpo di spugna. Tanto più che mi domanderei a questo punto perché mai un Pretestato, iniziato a molteplici culti e Misteri (un uomo che indubbiamente, anche in virtù della sua carica di ierofante, aveva tutte le carte in regola per porsi ‘dal punto di vista di Dio’), pur non essendo ferocemente anticristiano mai smise di combattere il dilagare dell’arroganza settaria in seno a un Impero ormai in ginocchio davanti all’altare, in tutti i sensi.
Pertanto De Giorgio commette un errore, almeno da un punto di vista 'gentile', quando pontifica in merito a 'translationes' varie dalla Roma dei Cesari a quella dei Papi, me lo consenta: sarebbe stato meglio lasciar perdere simili posizioni, il cui sapore amarognolo impedisce ancora oggi di convertire, per citarLa, il fiele in miele. Sarebbe stato meglio rivolgersi ad altro, lui e i vari personaggi, sia pure di rango (un rango che NESSUNO qui intende negare), che ne hanno seguito le orme sull'accidentato percorso che si snoda dal Palatino al Vaticano, colle sacro sì, ma attualmente occupato da una potenza straniera nei cui confronti più di qualcuno si è mostrato indulgente assai... E ancora oggi (qui il senso ultimo del mio 'cameo degiorgiano') tale si mostra.
RispondiEliminaCiò detto, qui vult capere capiat, concludo. E concludo, consapevole delle mie posizioni, nel pieno rispetto di tutti: filo-cattolici inclusi (forse li si dovrebbe affettuosamente appellare ‘gentili che sbagliano’? Ma non ardisco tanto: anche se una certa vena ironica connaturata in chi Le scrive sembra mostrare l’opposto Le assicuro che sono una persona molto umile e rispettosa di tutti, eccetto che dei cretini). Quindi per cortesia, per gentilezza o per quello che vuole Lei: poiché mi pare, nonostante le posizioni a mio avviso un po’ estremiste, persona intelligente (rara avis nel panorama ‘pagano’ italiano) La prego, non mi accomuni agli Arminii e ai Guentherii nostrani, ai 'thuleani', agli 'iperborei' a tutti i costi o ai vandali - più o meno 'in disguise' - che appestano ancora oggi la Penisola, tanto più ove dovesse indulgere (non si sa mai) anche Lei nei confronti della Lupa d'Oltretevere, cosa che in fin dei conti non mi sembrerebbe tanto più apprezzabile o gradita agli dèi dell'indulgere a un problematico culto dell'Ahnenerbe. Cordialità.