Il Socialismo tedesco al Lavoro: Un’opera fondamentale per comprendere la sostanza rivoluzionaria del socialismo völkisch hitleriano
“Nessun nazionalismo può veramente esistere, oggi, che non sia determinato in modo socialista dalla comunità del Volk. E nessuno è un vero nazionalsocialista se non fa cadere l’enfasi sulla parola “socialista”. È qui, in questo concetto, che sta la forza propulsiva della nostra epoca.” Con queste parole pronunciate nel 1937 da Adolf Hitler di fronte ad una folta adunata di lavoratori e di contadini, il Führer del Terzo Reich voleva ulteriormente sottolineare il sostanziale carattere identificante del Nazionalsocialismo, ovvero la sua programmatica natura socialista giustappunto qualificata come una forza propulsiva e confermare così, coerentemente con i principi nazionalsocialisti, la volontà rivoluzionaria di edificare una reale e concreta comunità organica di popolo e uno Stato popolare autenticamente socialista.
Questa travolgente volontà rivoluzionaria la troviamo ben descritta e documentata ne Il Socialismo tedesco al Lavoro, un’opera collettanea, voluta dal ministro della propaganda Joseph Goebbels, comprendente tutta una serie di interessanti saggi scritti da autorevoli esponenti nazionalsocialisti che illustrano l’azione vivificante svolta dal nuovo socialismo tedesco nei vari campi della vita culturale, politica, sociale ed artistica tedesca.
Non a caso il testo, preceduto da una nota introduttiva dello stesso Joseph Goebbels, sviluppa il tema più importante della propaganda nazionalsocialista dell’epoca, quello del Deutscher Sozialismus e della centralità dell’Idea socialista in ogni ambito e in ogni campo di attività della comunità organica di popolo.
Una centralità politica e propagandistica che è stata finalmente riconosciuta in ambito storico dagli studiosi più accorti e più obbiettivi del periodo nazionalsocialista.
La prima edizione de Il Socialismo tedesco al Lavoro venne pubblicata nel 1935 ebbe vasta risonanza, riscuotendo un significativo interesse e una grande attenzione, tanto che l’opera si presentò come un autentico successo editoriale, la ristampa pubblicata nell’anno seguente venne poi posta in evidenza, accompagnata da più che lusinghieri giudizi, sul numero di maggio del Nationalsozialistische Bibliographie, la rivista mensile edita dalla Parteiamtlichen Prüfungskommission zum Schutze des NS. Schrifttums, la commissione centrale del partito nazionalsocialista che aveva il compito di selezionare, promuovere e salvaguardare la letteratura nazionalsocialista dopo averne verificato la correttezza e la coerenza ideologica del contenuto.
Numerose furono in Germania, dal 1933 in poi, le importanti iniziative messe in campo per diffondere ed illustrare le tematiche del Deutscher Sozialismus (un tema particolarmente caro allo stesso Werner Sombart) e il ruolo fondante che rivestiva all’interno della rivoluzione nazionalsocialista.
Nelle fabbriche, nelle campagne, nelle scuole e negli atenei si moltiplicarono gli interventi degli oratori nazionalsocialisti, affinchè tutti comprendessero il senso profondo della svolta comunitaria e socialista impressa dalla rivoluzione innestata da Adolf Hitler.
Come, per esempio, avvenne presso l’Università di Friburgo dove il nuovo rettore in carica dal 1934, Martin Heidegger, allo scopo di integrare gli studenti, i lavoratori e i disoccupati del comprensorio di Friburgo in un fronte comune, nella direzione indicata dagli scopi politici ed educativi improntati alle idee del socialismo tedesco, dette vita ad un organismo denominato Circolo popolare di educazione politica, che avrebbe avuto il compito di organizzare degli specifici corsi di formazione rivolti ai lavoratori e ai disoccupati, da tenere all’interno delle aule universitarie dell’Ateneo.
Questi corsi si sarebbero avvalsi dell’apporto dei docenti nazionalsocialisti dell’Ateneo e degli studenti appartenenti alla Nationalsozialistischer Deutscher Studentenbund, la Lega degli studenti nazionalsocialisti.
Le cronache di allora riportarono che il primo ciclo delle conferenze, entusiasticamente pubblicizzato dalla stampa cittadina e da quella del partito, aveva proprio come argomento “Il socialismo tedesco” e la sua conseguente applicazione nei vari campi di intervento della comunità popolare e dello Stato.
Infatti le tematiche trattate nelle diverse relazioni spaziavano a tutto campo, andando a toccare tutta una serie di argomenti quali Il socialismo e il diritto, Il socialismo e l’economia, Il socialismo e il paesaggio, Il socialismo e l’arte, Il socialismo e l’assistenza pubblica, e infine Il socialismo e il servizio del lavoro. Dimostrando ancor di più come la vigorosa azione politica e culturale espressa dal socialismo tedesco sarebbe andata ad abbracciare e a modificare sostanzialmente ogni aspetto della vita umana dando compimento al processo di trasformazione rivoluzionaria della società tedesca promosso dal Nazionalsocialismo.
Scorrendo le pagine de Il Socialismo tedesco al Lavoro, il lettore apprenderà che la Volksgemeinschaft , la comunità popolare nazionalsocialista proclamata da Adolf Hitler, aveva orgogliosamente riportato a nuova vita i miti del sangue, della razza e del suolo e consolidato le sue robuste fondamenta nel contadinato, considerato come la sorgente autentica e perenne del buon sangue tedesco e nella forza compatta del fronte dei lavoratori del braccio e della mente, che venivano rappresentati come i combattenti della prima linea nella costruzione socialista tedesca.
Un socialismo popolare e comunitario radicato etnicamente che aveva affermato che il singolo individuo avulso dal contesto circostante, l’individuo egoisticamente racchiuso in se stesso come lo voleva la democrazia liberale e capitalistica, aveva terminato il suo tempo nel Volksstaat nazionalsocialista.
Mentre solamente l’insieme organico del popolo, la sua unità spirituale e sociale avrebbero rappresentato l’indiscutibile asse di riferimento.
Quindi non più come individualità separata, ma come membro responsabile del popolo, come Volksgenosse, la persona avrebbe avuto riconosciuta cittadinanza politica e sociale, proprio perché la continua tensione verso l’altro, il rinsaldato vincolo cameratesco e la ferma consapevolezza di marciare coralmente incontro ad un destino comune lo avrebbero legato in maniera indissolubile alla comunità eliminando così alla radice gli eventuali contrasti che sarebbero potuti sorgere al suo interno e il rischio di derive verso un individualismo egoisticamente proteso al profitto e al tornaconto personale.
Inoltre il Nazionalsocialismo aveva proclamato che l’unica nobiltà che sarebbe stata riconosciuta nella nuova Germania era unicamente quella derivante dal lavoro, che a sua volta veniva valorizzato come un atto politico di milizia sproletarizzata al servizio del benessere del popolo e della comunità. Ancor di più, il Nazionalsocialismo, proseguiva affermando che il bene comune doveva essere sempre prevalente nei confronti dell’interesse individuale per il semplice fatto che la comunità popolare doveva essere concepita come un insieme naturale, spontaneo e disinteressato esprimente la ferma e totale volontà socialista della sua sostanza popolare.
Soprattutto, la comunità popolare doveva essere anche il luogo privilegiato dove tutte le sue componenti organiche si sarebbero dovute fondere in una generosa aspirazione verso un destino comune, in quanto nella concezione dell’organicismo comunitario promosso dal Nazionalsocialismo non era assolutamente concepibile che potesse sussistere una “società” estranea e separata dalla “totalità del popolo”.
Pertanto, proprio in virtù di questo e forte della volontaria coesione popolare che seppe raccogliere attorno a sé e al suo programma, il Nazionalsocialismo, come i fatti hanno dimostrato, fu in grado di accelerare il definitivo tramonto del dominio finanziario sull’economia, condotto la nazione tedesca all’affrancamento dalla schiavitù dell’interesse e dell’usura internazionale, posto fine ai potentati economici, all’economia capitalistica e allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, realizzando in questo modo la tanto auspicata liberazione nazionale e sociale delle forze culturali, spirituali e produttive della Germania dalle catene imposte dalle Lobbies massoniche e sioniste e dall’Alta finanza capitalistica e cosmopolita.
Negli scritti presenti all’interno de Il Socialismo tedesco al Lavoro troviamo tutta questa generosa aspirazione, ma ancor di più scopriamo tutta l’entusiasmante sinergia politica contenuta nella sintesi nazionalista e socialista e soprattutto la granitica volontà rivoluzionaria di realizzarla.
Una precisa volontà e un percorso politico che verranno riconfermati da Adolf Hitler in un suo discorso del 12 novembre 1944 rivolto al popolo tedesco duramente impegnato nella guerra scatenata dalla plutocrazia internazionale contro la Germania : “L’intendimento di edificare, per la prima volta nella nostra storia, un Volksstaat che includesse tutti i tedeschi poteva essere realizzato solo con la mobilitazione di tutta quanta la forza della Nazione. Così facendo la sintesi fra l’Idea nazionalista e quella socialista era la migliore in grado di produrre quella forza necessaria quale requisito indispensabile per una tale battaglia. La proclamazione del giovane Volksstaat nazionalista e socialista suscitò immediatamente l’odio di tutti quegli avversari, in patria e all’estero, che avevano rappresentato il precedente sistema di frammentazione e d’impotenza della Germania: i partiti, i partitini, i gruppi, i ceti, le professioni, le organizzazioni, le classi ed infine le fedi religiose, quali principali beneficiari delle intime divisioni tedesche.”
Maurizio Rossi












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