Presentazione di EreticaMente

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota...

Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza...

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?”...

Sulla dignita

Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale...

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa...

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venerdì 14 giugno 2013

Riceviamo dall' Argentina

di Juan Pablo Vitali


E' la prima volta che mi sforzo di scrivere un articolo direttamente in italiano. E chiedo una buona dose di tolleranza se il linguaggio risulterà estremamente semplice.

La potenza del sangue, però, va alla ricerca dei propri simili; essa scava nelle radici più profonde della comune identità.

Vi sono due nazioni in cui i cognomi sono in maggioranza d'origine italiana: una è ovviamente l'Italia, l'altra l'Argentina. Forse questa deriva andrà scomparendo e in tempi relativamente brevi, se non sapremo opporre valida resistenza.

L'Argentina è stata edificata in grande misura dal lavoro italiano, animato dallo spirito di Roma. Il tango, per fare un esempio, non è altro che l'eco delle melodie italiane e d'origine italiana sono molti dei suoi autori. Il Peronismo rappresenta la versione latino-americana, nel dopo-guerra, del Fascismo di Mussolini. Tutto questo, però, viene sistematicamente ignorato dal cosiddetto 'politicamente corretto'.

E, dalle due sponde dell'oceano, prigionieri delle problematiche immediate, si finisce per ignorare, senza rendercene conto, come l'importanza dell'oggi sovente non lo è per la grande storia.

Bisogna sapersi spingere oltre la ristrettezza del pensare e dello spazio stesso ormai troppo angusto, che divengono inesorabili prigioni rispetto alle nuove illimitate frontiere.

Ecco perché mi rivolgo, da questa terra ai confini del mondo, perché ognuno di noi si faccia carico di riunire quanto appare disperso e diviso nonostante la comune essenza spirituale storica etnica.

Lo spirito dei nostri popoli in decadenza potrà trovare la salvezza attraverso il formarsi di nuove élites capaci di lotte globali e rinnovare la comune identità.

Il destino ha voluto farmi incontrare i camerati di Ereticamente, dopo tanti anni di riflessione e militanza. Segno che gli dei non sono morti e ci offrono sempre nuove opportunità, come questa.



Il testo fedele nel contenuto è stato adattato alle esigenze della nostra lingua, a cura di Ereticamente.net


venerdì 15 marzo 2013

Yo no se porqué


di Juan Pablo Vitali


Io non so perché, c'è un specchio in Europa che deforma completamente la realtà e l'immagine del Sud-America.
Il "progressismo antifascista" che combatte ogni espressione nazionale e popolare in Europa, è visto tuttavia da alcuni militanti patriottici europei come tutto il contrario di quello che è, quando si tratta del Sud-America.
Non so che cosa pensino che sia il progressismo latinoamericano, o perché pensino che quello che è uno strumento essenziale della globalizzazione e dell’assenza di sovranità in Europa, possa trasformarsi in Sud-America in una rivoluzione nazionale.
Non so come può essere che vedano qualcosa che è esattamente la stessa cosa là e qua, come qualcosa di completamente distinto, solo per trovarsi ad un lato o all’altro dell'Oceano.
Vedono la stessa ideologia che li uccide in Europa come qualcosa di buono per il Sud-America.
Può essere che un po' di propaganda sia sufficiente per rovesciare a tal modo un punto di vista?
I più duri camerati si bevono tutto il discorso di alcuni presidenti "progressisti" sud-americani senza avere la minore prudenza, senza dare segni della minore curiosità intellettuale e politica.
Credono che sia “fascismo di sinistra”.

Il piano globale è di facile comprensione ed è lo stesso in tutti luoghi.
In Argentina è il commercio di terra su larga scala, il controllo sociale, energetico e minerario di tutte le risorse naturali mediante l'unione dell’aspetto finanziario con quello tecnologico, come strumento di potere.
È facile da comprendere e per l'Europa lo comprendono perfettamente.
Ma non possono capire che non c'è niente, assolutamente niente, in Sud-America, di quello che i militanti patriottici europei credono nazional-rivoluzionario, che veramente lo sia.
Non li voglio deludere, ma non c'è niente qui che non sia la perdita totale di sovranità dietro una propaganda che solamente potrebbe impressionare gente superficiale oppure coloro che non si prendono la cura di conoscere niente che si trovi un po' oltre il loro ombelico.
Benché l'Europa non sia più oramai l'ombelico di niente, bensì un paese come altri, sottomesso come qualunque altro.
Per questo motivo i quadri politici europei devono cambiare la loro mentalità a tal riguardo.
Noi siamo stati europei. Lo sono stati i nostri nonni o i nostri bisnonni.
Forse per questo motivo possiamo comprendere un po' l’Europa.
Ma gli europei non sono mai stati sud-americani e questo si nota.
Si nota la poca idea che si ha circa la nostra realtà.
Credere che qui si stia avendo una rivoluzione nazionale quando non fu mai tanta la dipendenza ed il controllo delle multinazionali su tutte le risorse naturali, sopra tutto quello che si produce, sulla finanza, sulla cultura, sul territorio, indica che la superficialità della conoscenza di quello che succede qui risulta essere totale nella militanza politica antagonista europea; non so perché, ma penso che possa accadere perché non dedicano al Sud-America niente di piú che uno sguardo rapido e superficiale, cosa che per rispetto e per potere comprendere la realtà dovrebbe cambiare.
In caso contrario, sarebbe meglio che non emettano nessun giudizio, fino a quando non abbiano oltrepassato la barriera di un romanticismo infantile che, si suppone, in nessun caso applicherebbero per fare politica nella loro propria terra.

(si ringrazia Cesare Torella per la traduzione)

sabato 26 febbraio 2011

Ai bambini di fuoco e cenere Alle cittate devastate dal cielo

Riceviamo e pubblichiamo lo splendido testo del nostro caro Amico Juan Pablo Vitali, argentino di La Plata che con la sua prosa, la sua poesia le sue oniriche visioni coniuga Antichità e Modernità con un unico comune denominatore anticonformista, letterariamente scorretto ed esteticamente sublime che sconvolge l'Anima e penetra nel Cuore di colui che non si arrende ad un mondo materialista e offre la propria coscienza, il proprio coraggio, la propria ribellione ai principi del pensiero e della cultura Tradizionale che i nostri antenati ci hanno consegnato e che ai nostri figli trasmetteremo con immutata lealtà e umiltà.

La poesia e la guerra sono nate insieme. Quando l'uomo brancola la morte, sente inevitabilmente il bisogno di vincolarsi a qualcosa di più alto di lui, superandola. I popoli indoeuropei ci hanno lasciato ampie prove di tale intento. La Bhagavad Gita, l'Iliade, le Saghe, il ciclo del Graal, i Cantori di Gesta. Fa tutto parte di un tentativo di vincere la morte attraverso simboli estetici, che sono anche simboli sacri. Nell'istante estremo del combattimento, è molto poco quello che può essere considerato essenziale. Gli antenati e gli dèi diventano allora parte del guerriero. Già vivono nello stesso mondo sicuramente, quando il guerriero resta ancora vivo. Vanno insieme la poesia e la guerra, perché i valori all'ultimo momento, sono in qualche modo assoluti, perché la morte fisica deve essere superata con un'anima immortale, che ci si è guadagnati in battaglia. Non c'è niente di più poetico che la morte di un guerriero. Questa morte comporta una modifica dell'universo stesso, nell’ eredità di sangue, nella comunità che lo ha generato e sicuramente anche nei mondi invisibili, dove continuano a vivere i guerrieri che lo hanno preceduto. Non c'è guerra senza poesia. La morte trasmuta il caduto, ipso facto, in un super-uomo. Non importa che un poeta non canta questa morte in particolare. Si può sostenere che non ci sono morti particolari quando si diventa un cittadino di questa repubblica aristocratica della morte con onore. Vi è certamente una gloria comune a tutti i fedeli. E due volte beati sono coloro che sinceramente hanno ben combattuto, lo hanno fatto per una giusta causa. Anche coloro che hanno sbagliato in buona fede avranno il loro paradiso, però gli onesti di giusta causa, senza dubbio, saranno elevati al rango di semi-dei.
Probabilmente è nell'apporto di sangue che risiede la bellezza assoluta di uno spirito poetico, perché la sensibilità del poeta e quella del guerriero sono simili. E' differente solo il modo di attraversare la realtà, in un viaggio verso una realtà superiore e pura, luminosa e fatale. Sovrumana, nel senso nietzschiano. Man mano che l'età oscura progredisce, risulta più raro trovare un'espressione o un atto eroico. Praticamente non ci sono più né poeti né guerrieri. Sono diventati parte di una realtà fuori dal tempo. Gli uomini di questo periodo stanno morendo in modo non trascendente. Il degrado rende la poesia difficile, che svanisce come svanisce la guerra secondo l'antico significato. Pochissimi uomini oggi riescono a capire il significato primordiale e sacro della poesia e della guerra. Un giorno, dopo millenni e millenni, il senso sacro delle cose tornerà ancora una volta ad esprimere nuovamente la sua vera dimensione. Nel frattempo, c'è sempre un piccolo spazio e un breve momento in cui la bellezza e il pensiero attraversano l'oscurità. Si tratta di un punto a volte piccolo, ma attraverso di esso possiamo attraversare l'eternità, come le nostre nonne infilavano il filo per cucire in un ago.

lunedì 17 gennaio 2011

Essere Dissidente.

Essere dissidente, è portare una spada di luce, per i labirinti dell`età oscura.
Essere dissidente, è sentire ad ogni passo la solitudine della stirpe, stringendo i nostri cuori.
Essere dissidente, è optare per le altitudini e anche per gli abissi.
Essere dissidente, è tatuare scritture sacrali sulla nostra pelle.
Essere dissidente, è  gettarsi sopra l`acciaio nudo della spada.
Essere dissidente, è tornare sempre nelle città perdute.
Essere dissidente, è avere perso il sole sull`Atlántide e averlo recuperato nei lontani ghiacciai del Sud.
Essere dissidente, è vedere il teschio dei nostri morti, come uno  specchio  bianco nella quotidiana oscurità.
Essere dissidente, è dissentire con gli dei se questi ci sono avversi.
Essere dissidente, è occupare le strade fino a dominarle.
Essere dissidente, è il marmo,  il muscolo, la pietra, il fuoco, la montagna ed i sentieri.
Essere dissidente, è l`ultimo lupo d`Europa dentro la caverna, l`aquila dormita nell`altitudine, il cervo ruggendo nella profondità delle fronde.
Essere dissidente, è dormire sopra pugnali e svegliarsi illuminato per gli occhi dei bambini di Dresde, di Berlino e di Hiroshima.
Essere dissidente, è assediare il tempo del silenzio, con bandiere che scoppiano avvicinandosi al vento.
Essere dissidente, è essere l´ultimo a fermarsi e il primo ad andare avanti.
Essere dissidente, è essere l´ultimo uomo in piedi, con il sole per testimone e la fiamma eterna dei nostri per bandiera.

Poesia di Juan Pablo Vitali