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martedì 2 aprile 2013
L'onore di un popolo
di Fabio Calabrese
Io credo che nessuno di noi possa considerare la vicenda dei due fucilieri di marina, Girone e La Torre detenuti in India altro che con profonda amarezza, come l'ennesimo schiaffo inferto alla credibilità internazionale dell'Italia. Basta scavare un poco per accorgersi che i nostri marò con ogni probabilità sono rimasti vittime di una trappola estremamente insidiosa, un “incidente” appositamente costruito per screditare e rendere più difficili le missioni dei militari che sotto l'egida delle agenzie internazionali, cercano di contrastare il risorgente e dilagante fenomeno della pirateria marittima che nel Terzo Mondo rappresenta ormai un giro d'affari enorme.
Tuttavia non è possibile evitare un altro sospetto: chi ha architettato la trappola nella quale sono caduti i nostri marinai doveva sapere molto bene quello che faceva e doveva aver scelto degli italiani come vittime di questa macchinazione subito appoggiata dalle autorità indiane, ben sapendo che la reazione del nostro governo, di chi dovrebbe tutelare i nostri connazionali all'estero, sarebbe stata debole, confusa, contraddittoria, pasticciata, così come si è puntualmente verificato.
Provate a immaginare solo per un istante che al posto dei due italiani vi fossero stati due marine statunitensi: invece di diventare un calvario che si trascina da oltre un anno, la vicenda si sarebbe risolta al massimo in quindici giorni, a un eventuale rifiuto di liberare immediatamente i loro uomini, gli USA avrebbero reagito con un'incursione delle Forze Speciali, esattamente come, ad esempio, per catturare e uccidere Osama Bin Laden se ne sono altamente infischiati di chiedere il permesso alle autorità del Pakistan.
Il punto che l'amarissima vicenda dei nostri marò mette molto bene in luce, è che l'Italia NON GODE di credibilità internazionale, che il rispetto per la nostra nazione, l'onore – abbiamolo pure il coraggio di usare questa parola desueta – del nostro popolo, tocca oggi uno dei punti più bassi del secolo e mezzo della nostra storia unitaria.
Questa amara vicenda non è che l'ultima di una lunga serie di umiliazioni che abbiamo subito e continuiamo a subire. Allora, al di là di un pienamente giustificato risentimento, occorre ammettere che se oggi noi come Italiani ci troviamo in una situazione che si può soltanto definire fecale, non possiamo prendercela con tutto il mondo, ma dobbiamo porci qualche serio interrogativo su noi stessi in quanto nazione, sulla nostra storia, sulla classe dirigente che da settant'anni dovrebbe non solo governarci, ma anche rappresentarci a livello internazionale.
Per quanto ciò possa essere doloroso, proviamo a ripercorrere la lista delle umiliazioni RECENTI che come Italiani abbiamo dovuto subire e stiamo subendo.
Immediatamente a lato dell'umiliazione infertaci con il RAPIMENTO dei due marò (che, ricordiamolo, indossavano e indossano la nostra divisa e si trovavano su una nave italiana in acque internazionali e su cui quindi – secondo ogni logica – l'India non aveva alcuna giurisdizione), dobbiamo mettere quella ricevuta da un altro Paese del Terzo Mondo, dal Brasile COMUNISTA del “compagno” Lula che ci ha rifiutato l'estradizione di Cesare Battisti, terrorista rosso responsabile di quattro omicidi oltre che dell'invalidità permanente del figlio di una delle sue vittime, Alberto Torregiani. Un altro bell'atto motivato da nulla se non dalla “solidarietà fra compagni”, e rimane un mistero come mai sempre, in qualsiasi circostanza, “rosso” significhi assassino o contrario al bene e all'onore dell'Italia, o entrambe le cose.
E' una fatalità tragicamente ironica che questo assassino sia discendente e omonimo di uno dei nostri eroi della prima guerra mondiale, martire dell'italianità del Trentino.
Con motivazioni politiche meno evidenti, ma anche Cuba, che è ancora oggi uno degli ultimi regimi “rossi” che si dichiarano tali, e facendo molto meno chiasso, ci ha comunque rifiutato l'estradizione di uno dei due assassini di Lignano Sabbiadoro che era riuscito tranquillamente a tornarsene al paesello natio. Il fatto è che l'Italia è piena di imbecilli che si sciolgono come burro al sole quando sentono le arie di “Ragazza di Ipanema” o “Guantanamera” e non sembrano capire che questi “compagni” terzomondisti non aspettano altro che l'occasione di trattarci di sterco.
Cosa dovremmo dire degli Stati Uniti? C'è qualcuno ancora che nutre l'illusione che ci considerino effettivamente degli alleati invece che i servi e gli ascari della loro politica neo-coloniale come ci hanno ridotti a essere?
L'ultima umiliazione ce l'hanno inferta costringendo, dopo che i media americani avevano trasformato Amanda Knox in una nuova Giovanna D'Arco e per ottenere la sua scarcerazione si era mosso anche il Segretario di Stato Hilary Clinton, a un processo d'appello-farsa nel quale la giovane assassina di Perugia è stata mandata assolta. Adesso la Cassazione, secondo la logica che si fa la porta della stalla quando i buoi sono scappati, ha disposto che sia rifatto il processo d'appello, ma a questo punto ad Amanda metteremo il sale sulla coda, così come l'abbiamo messo all'assassino di Nicola Calipari, ai piloti assassini che hanno provocato la tragedia del Cermis, al pilota dell'aereo statunitense che ha abbattuto il DC 9 di Ustica.
Parlando di stati canaglia, subito a fianco degli Stati Uniti, qual è lo stato canaglia che più canaglia non si può? Quello che si mette allegramente sotto i piedi tutte le convenzioni internazionali? Ma certo, Israele, l'entità sionista, chi altri?
A prescindere dal fatto che gli Israeliani sono delle canaglie congenite, abituati fin da piccoli a un'ideologia non solo di fanatico fondamentalismo religioso, ma intrinsecamente razzista, che considera tutti gli altri, “gojm” non circoncisi, esseri inferiori che esistono solo per servire il “popolo eletto”, noi forse penseremmo che lo spirito canagliesco dei sionisti si sia esercitato solo verso i Palestinesi e altri Arabi; ebbene, in questo caso, ci sbaglieremmo di grosso.
Un episodio di cui forse i più giovani non hanno sentito parlare: negli anni '80 un aereo da trasporto hercules dell'aeronautica italiana con a bordo una compagnia di paracadutisti della “Folgore” (duecento all'incirca dei nostri migliori ragazzi in divisa) si inabissò nel Tirreno davanti a Livorno. Si scoprì che l'aereo era stato sabotato, e i responsabili del sabotaggio erano agenti del Mossad, il servizio segreto israeliano. Lo scopo era quello di mandare “un avvertimento” in pretto stile mafioso ai governi italiani dell'epoca, la cui politica era ritenuta troppo filo-araba dall'entità sionista. Naturalmente, sempre grazie al ben manovrato “complesso dell'olocausto” a Israele non si osò, come non si osa ancora, chiedere conto di nulla.
Parliamo però dei nostri “amici” arabi: se questi sono amici, allora vale proprio il detto “dagli amici mi guardi Iddio”. Quante volte la Tunisia ha sequestrato i nostri pescherecci in acque internazionali? E la Libia? Quanti contributi ha incassato da parte nostra per attuare gli accordi sulla prevenzione dei flussi migratori clandestini? Accordi che ha sempre disatteso, e la “nuova” Libia di oggi non sembra affatto migliore da questo punto di vista di quella di Gheddafi.
Ora, noi potremmo anche pensare che l'India, Cuba, il Brasile, la Tunisia, la Libia siano (e sono!) esempi di Paesi del Terzo Mondo che, retti da classi dirigenti incapaci di assicurare un minimo di benessere alle rispettive popolazioni “si rifanno” azzannando, cosa di certo propagandisticamente utile per loro, fra gli stati occidentali, quello che sembra più debole e malleabile, che per disgrazia siamo regolarmente noi, ma non è che dai nostri sedicenti partner europei abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere trattamenti gran che migliori.
Parliamo della Gran Bretagna il cui atteggiamento nei nostri confronti sembra essere sempre quello “dettato” da Winston Churchill in piena seconda guerra mondiale. L'allora premier britannico, che rimane uno dei più grandi criminali della storia umana ma questo non ci consola, fu allora ammirevolmente chiaro: con l'8 settembre 1943, l'Italia aveva perduto forse per sempre la propria credibilità e onorabilità, indipendentemente da quanto quella resa facesse comodo ai sedicenti alleati.
“Questo popolo [gli Italiani] uso a perdere le partite di calcio come se fossero guerre, e le guerre come se fossero partite di calcio”.
Da allora, sono settant'anni che i “media” britannici non hanno perso un pretesto per gettare sterco sull'Italia in tutte le occasioni possibili, e bisogna dire che la nostra sinistra interna, i cosiddetti democratici, pur di screditare i governi di centrodestra e non avvedendosi o infischiandosene di compromettere in tal modo anche la credibilità dell'Italia in quanto tale, recentemente ha dato loro una grossa mano.
La Svizzera, la “neutrale” e civilissima (o almeno ritenuta tale perché danarosa) Confederazione Elvetica, fino a tempi molto recenti ha trattato malissimo i nostri lavoratori, fino al punto della violazione dei diritti umani (la non concessione del permesso di soggiorno ai figli in età scolare in quanto “non produttivi”). Oggi, nel perverso clima instaurato dalla globalizzazione, anche la Svizzera è costretta a subire l'immigrazione dal Terzo Mondo, la sua zavorra di accattoni, magnaccia e spacciatori dalla pelle abbronzata che deturpano, insozzano e impoveriscono tutta l'Europa, ma è una magra consolazione.
Se la Francia è la “sorella latina”, allora è il caso di tenere bene a mente l'altro detto che recita “parenti, serpenti”. Non starò qui ora a riprendere il famoso e scontatissimo discorso della Gioconda al Louvre, anche perché su questo quadro che Leonardo regalò a Francesco I (il re di Francia, non il papa!) l'Italia non può accampare diritti, ma magari sulle numerosissime opere d'arte sottratte all'Italia dai Francesi durante il periodo napoleonico, e mai restituite, un pensierino ci sarebbe da fare, ma parliamo di questioni più pressanti.
Di solito quando una minoranza allogena si trova entro un confine più o meno artefatto dal punto di vista etnico-storico appartenente a uno stato straniero, è tradizione che lo stato nazionale con cui la suddetta è etnicamente imparentata, faccia qualcosa per tutelarne l'autonomia o almeno la sopravvivenza linguistico-culturale, abbia una sorta di diritto se non di dovere a farlo (che so, l'Austria verso i sud-tirolesi, la Slovenia verso gli sloveni del Friuli Venezia Giulia, e via dicendo). Bene, questa regola evidentemente non vale per le relazioni fra Francia e Italia, o vale solo per i valdostani di lingua francese, ma non per i Corsi, di etnia italiana e strettamente affini ai Sardi, che l'Italia non si è mai preoccupata di tutelare.
Per venire a questioni più recenti, tutti quanti noi ricordiamo l'odioso sorrisetto di compatimento scambiato fra la cancelliera tedesca Angela Merkel e l'allora presidente francese Sarkozy all'indirizzo del premier italiano, sorrisetto che ha iniziato l'interminabile serie delle disgrazie e delle imposizioni capestro subite dall'Italia in sede UE. Se almeno la Francia si fosse trattenuta l'ex italiana madame Sarkozy non concedendole di lasciare più i confini transalpini, avremmo potuto perdonarle molto.
Che un uomo possa ragionare più con il pene che con la testa, soprattutto se quest'ultimo è la sua parte di maggiore lunghezza/altezza, è abbastanza umano e comprensibile, ma se si tratta di un capo di stato, la cosa ha molte meno scusanti rispetto a una persona comune; eppure solo questo può spiegare il fatto che il presidente francese nonché leader del partito gollista abbia potuto mettersi insieme a una “compagna” e una persona di sterco come Carla Bruni, ma, come dicevo, che “i compagni” siano persone di sterco è una regola praticamente senza eccezioni; io almeno, basandomi sulla mia esperienza personale, ne posso portare ben poche.
Questa persona che è meglio considerare sotto l'aspetto estetico, perché sotto quello etico non può che disgustare, ha avuto un ruolo importante nel proteggere l'assassino Cesare Battisti dalla giustizia finché si trovava in Francia. Naturalmente non mancano neppure in patria i “comunisti al caviale”, i ricconi con la stella rossa, spesso strapagati col denaro pubblico, che sono la razza di “compagni” più schifosa. Nello scorso febbraio, abbiamo avuto il festival di San Remo di RAI 3, di “Che tempo che fa” con i “compagni milionari” Fazio e Litizzetto, che hanno invitato la stessa a proclamare, certamente ben remunerata per questo, di essere “fiera di non essere più italiana” e a elargire ai propri ex connazionali un bel po' di insulti e turpiloquio.
C'è qualcuno che si è mai astenuto dall'infliggere colpi alla nostra precaria credibilità internazionale? A quanto pare no, non di certo, ad esempio, il più microscopico stato del mondo, il Vaticano, se pensiamo a tutte le sue pesanti interferenze nella nostra vita politica e, per contro, il veto alla nostra magistratura a indagare negli affari sporchi dello IOR e nelle sue collusioni con la mafia.
A parte l'ingresso nella seconda guerra mondiale (che probabilmente non si poteva evitare) la firma dei Patti Lateranensi nel 1929, che hanno portato alla restaurazione di questo residuo di Stato della Chiesa, è stata probabilmente il più grave errore di Mussolini.
In questo contesto in cui sembra che tutti si sentano autorizzati a orinarci sulla testa, spicca un gesto di correttezza dell'Austria che riguarda Oetzi, “l'uomo di ghiaccio”, la mummia naturale preistorica emersa dal ghiacciaio del monte Similaun proprio sul crinale del confine italo-austriaco. La mummia fu recuperata e affidata alle autorità austriache perché si riteneva che fosse stata ritrovata nella parte austriaca del ghiacciaio. Quando in seguito si stabilì che non era così, fu restituita all'Italia senza problemi, e attualmente si trova a Bolzano. Sorprende questa correttezza, soprattutto vista la quantità di pesci in faccia che abbiamo preso e continuiamo a prendere dal resto del pianeta, ma il discorso dei rapporti italo-austriaci è più complesso, e c'è di mezzo ben altro.
Ora, noi dobbiamo essere molto onesti con noi stessi: se a livello internazionale “godiamo” di una considerazione esprimibile soltanto in numeri negativi, non possiamo prendercela con il mondo intero, ma dobbiamo cominciare a chiederci quali sono le nostre responsabilità, nostre, di una classe politica che abbiamo votato per settant'anni.
Ogni stato ha una politica estera per tutelare sia i propri interessi a livello internazionale, sia la propria immagine nel mondo, e le due cose sono strettamente legate, per il semplice fatto che si è più disponibili a fare affari con chi ha una buona reputazione che non con chi ha una pessima nomea. La politica estera italiana sembra fatta apposta per attirarci il disprezzo e il dileggio. Alcuni episodi renderanno chiaro il concetto.
Anche questo probabilmente è un episodio che i più giovani non conosceranno. Quando nel 1982 vi fu la guerra delle Falkland, i paesi dell'allora Comunità e oggi Unione Europea decisero di prendere sanzioni economiche contro l'Argentina, per solidarietà con la Gran Bretagna, a eccezione dell'Irlanda (e chiedere all'Irlanda di essere solidale con gli Inglesi, sarebbe stato davvero troppo). Il governo italiano aderì alle sanzioni, ma in un secondo momento se ne dissociò, adducendo il fatto che una parte considerevole della popolazione argentina (il 40% circa) è di origine italiana, discendente di immigrati. Ma non era meglio allora non aderire da bel principio alle sanzioni? Qui emerge uno dei tratti più caratteristici della politica estera italiana, la tendenza a tenere sempre il piede in due scarpe, e alla fine prendersi il disprezzo di tutti nel tentativo (vano) di non scontentare nessuno.
La stessa cosa, o peggio, avevamo fatto due anni prima nel 1980 in occasione delle olimpiadi di Mosca. Nel 1979 l'Unione Sovietica aveva invaso l'Afghanistan, e poiché l'anno seguente le olimpiadi dovevano svolgersi a Mosca, gli Stati Uniti decisero per ritorsione di boicottarle, e il loro esempio fu seguito da quasi tutti gli stati occidentali, così che ad esse parteciparono quasi solo Paesi del blocco comunista.
L'Italia decise di partecipare al boicottaggio ... a modo suo, cioè alle olimpiadi non andò l'Italia ma il CONI, senza la bandiera nazionale e gli atleti con la scritta “CONI” invece che “Italia” sulla maglia, in pratica rimasero a casa soltanto gli atleti militari. Piccolo particolare che deve aver fatto parecchio sghignazzare, “koni” in russo significa “cavalli”.
Nel 1991 ci fu la prima guerra del Golfo, l'operazione Desert Storm con una coalizione di forze internazionali guidata dagli Stati Uniti (ovviamente) che tolse il Kuwait all'Irak di Saddam Hussein che l'aveva invaso. L'Italia partecipò alla coalizione con un nutrito contingente composto da sei (ben sei!) aerei da caccia Tornado: era la solita miserabile furbizia di cercare di tenere il piede in due staffe, come dire “nella coalizione ci siamo e non ci siamo”.
Tuttavia la presenza di questo striminzito contingente fu sufficiente a farci fare una figuraccia oltre ogni aspettativa. Infatti, uno di quei sei aerei fu abbattuto durante una missione e i due uomini dell'equipaggio catturati. Poco tempo dopo, gli iracheni ebbero questa trovata propagandistica, di far apparire alla loro televisione alcuni prigionieri della coalizione che erano stati persuasi in maniera non troppo gentile a lanciare un messaggio pacifista, e tra questi vi era uno dei due italiani, tale Maurizio Cocciolone.
In Italia questa trovata sortì un effetto strepitoso: la visione del viso di Maurizio (era un bell'uomo) deturpato da un occhio pesto e un labbro gonfio sollevò un'ondata di mammismo, un'eco mediatica enorme con tutti quanti che imploravano di porre fine immediatamente alla nostra partecipazione al conflitto per salvare il bel Maurizio.
Esagerato sentimentalismo da un lato, cinismo dall'altro, perché mentre mezza Italia, soprattutto la metà femminile, si sdilinquiva sul musetto tumefatto di Maurizio, sembrava non importasse nulla che intanto stavano morendo migliaia di uomini da una parte e dall'altra (per la verità, la superiorità della coalizione sugli iracheni era tale che i caduti “alleati” furono dovuti soprattutto a “friendly fire”, “fuoco amico”, cioè ammazzati per errore dai loro compagni/alleati, ma questo è un altro discorso). Devo ammettere la verità, quella è stata la volta in cui mi sono davvero VERGOGNATO dei miei connazionali.
Come è successo che i nipoti degli eroi del Carso e del Piave, i figli di quelli di El Alamein e Nikolajewka si siano trasformati in un'accolita di donnette timorose ed emotive? Certo, ammettiamolo, questo è uno dei capolavori della democrazia, ma richiede nondimeno qualche parola di spiegazione.
In Italia lo stato nazionale è arrivato di certo tardi, anche se sempre dieci anni prima di quello tedesco (1861 contro 1871), ma in Germania a contrastare gli effetti di divisioni secolari c'erano la tradizione prussiana e la forza carismatica di Bismark, laddove l'Italia è caduta subito vittima del più sfrenato parlamentarismo liberal-massonico.
L'Italietta liberale post-unitaria ha tenuto le masse popolari fuori dallo stato, l'Italietta democratica postbellica le ha diseducate al sentimento dell'appartenenza nazionale, ha bollato ogni idealità come retorica, le ha “formate” allo spirito imbelle del pacifismo per convenienza. Nel mezzo, fra le due guerre mondiali, SOLO vent'anni di fascismo, e il regime fascista, e questo sono costretti ad ammetterlo a denti stretti anche gli antifascisti più rabbiosi, è stato l'unico regime che ha cercato di instillare negli Italiani la fierezza di essere tali. Per un popolo che ha alle spalle un vissuto storico come il nostro, come la nostra storia pre-unitaria che ha lasciato cicatrici profonde, secoli di frammentazione politica, soggezione a dominatori stranieri, umiliazioni, vent'anni di fascismo sono stati troppo pochi, sarebbero occorsi almeno due secoli.
A noi è capitato di peggio che perdere la seconda guerra mondiale: grazie al tradimento della monarchia, l'abbiamo persa CON DISONORE. La Germania e il Giappone hanno anch'essi perso la guerra, ma combattendo compatti fino all'ultimo giorno contro lo stesso nemico, hanno salvato il loro onore e la loro compattezza nazionale.
Si pensi alla Germania, alla mille volte crocifissa Germania che neppure oggi Angela Merkel riesce a farci odiare: tutte le secchiate di sterco della propaganda olocaustica, e sessantacinque anni di divisione politica che dopo il crollo dell'Unione Sovietica sono spariti senza lasciare effetto, come un brutto, lunghissimo incubo, non sono riusciti a intaccare l'identità tedesca.
In Italia il “ribaltone” dell'8 settembre 1943 e la scomparsa di quello che bene o male era lo stato nazionale, ha portato a una ri-definizione dell'identità collettiva da un lato verso quello che è stato chiamato il “familismo amorale”, che è la radice sociale di molti fenomeni, compresa la criminalità organizzata, dall'altro verso le organizzazioni con le maggiori pretese internazionaliste, il comunismo internazionale e la Chiesa cattolica, e non è un caso che i partiti emersi con prepotenza sulla scena politica del dopoguerra siano stati la DC e il PCI, e che democristiani e comunisti abbiano dominato la scena politica italiana per mezzo secolo.
Sia per questa matrice internazionalista, sia perché la classe politica emersa dopo la sconfitta trovava la legittimazione nel tradimento e la collaborazione con il nemico trasformati in impresa eroica (la cosiddetta “resistenza”, sessant'anni di denigrazione di tutto quanto è nazionale, diventavano la norma, la logica della “democrazia antifascista”, ma c'è anche un'altra ragione: il “familismo amorale” si è installato nei partiti e nella politica a ogni livello producendo una classe politica corrotta e predace in misura eccezionale perfino per le democrazie occidentali.
L'interesse personale o di partito anteposto a quello della collettività significa anche, nelle relazioni internazionali, l'interesse italiano svenduto sistematicamente per ragioni di casta o di partito. A questo riguardo, occorre dire qualcosa su di un sopravvalutatissimo padre della nostra miseranda democrazia, un individuo molto meno limpido e molto più ambiguo di quel che ci viene raccontato: Alcide De Gasperi, un uomo a cui non si può negare una sorta di genialità perfida che ne ha fatto un Richelieu in sedicesimo: è stato in sostanza il costruttore di un sistema di lobby in cui le minoranze etniche sono state abilmente inserite. L'italianità stessa del personaggio è molto discutibile. Deputato trentino, durante la prima guerra mondiale sedeva tranquillamente sui banchi del parlamento viennese mentre Cesare Battisti (il bisnonno, purtroppo, l'eroe, non l'assassino) veniva impiccato a Trento. Dopo la guerra fece di tutto per far reinsediare nella provincia di Bolzano i sudtirolesi che avevano scelto il Reich germanico e li fece rientrare in possesso senza spendere nulla delle proprietà per le quali erano già stati indennizzati. Si pensi al confronto come sono stati trattati i nostri profughi della Venezia Giulia, ma quelli erano italiani, BESTIAME.
L'accordo De Gasperi Gruber che ha messo dei pesantissimi paletti alla sovranità italiana sull'Alto Adige, contrariamente a quanto è stato fatto credere, non era un obbligo derivante dal Trattato di Pace: l'Austria, da cui era nativo Hitler, che ha fornito i nazisti più fanatici, che aveva accolto la Wehrmacht a braccia aperte, era considerata dagli Alleati nazione sconfitta, e nell'immediato dopoguerra, essa e Vienna furono divise in quattro zone d'occupazione esattamente come la Germania e Berlino.
Però a dire il vero, il sostegno alla DC da parte della lobby sudtirolese organizzata nella SVP, non è mai venuto meno.
Certo, gli Austriaci sono stati corretti nel caso dell'uomo del Similaun, ma d'altra parte AVEVAMO GIA' DATO, e non poco.
I comunisti erano (e sono) molto peggio, hanno sempre e comunque agito contro l'interesse nazionale. Se De Gasperi è stato un personaggio ambiguo, penso che il leader comunista Palmiro Togliatti non potrebbe essere definito altro che una viscida serpe.
Dopo la caduta dell'Unione Sovietica è emersa dagli archivi del Cremlino una lettera di Togliatti (che era in Unione Sovietica come segretario del COMINFORM) a Stalin. Il dittatore gli aveva richiesto se ritenesse fosse meglio riservare ai prigionieri di guerra italiani un trattamento meno spietato di quello inflitto ai tedeschi. Togliatti rispose negativamente: ogni soldato morto avrebbe significato una famiglia di antifascisti in più in Italia. Questo era “il migliore”, figurarsi gli altri.
Tra Tito e Togliatti durante la guerra è certamente intervenuto un patto: la cessione alla Jugoslavia di Fiume, dell'Istria, della Venezia Giulia, di Trieste, di Gorizia, di tutto il Friuli in cambio dell'aiuto a “fare la rivoluzione” in Italia. In seguito a questo “pactum sceleris”, le unità partigiane del Friuli dovevano passare agli ordini del IX Corpus jugoslavo. La brigata partigiana non comunista Osoppo rifiutò di sottomettersi a questo diktat, e in conseguenza di ciò fu massacrata dai comunisti della brigata Garibaldi. Il lavoro sporco in questo caso gli Jugoslavi preferirono farlo fare ai connazionali degli interessati.
I comunisti jugoslavi perpetrarono contro gli Italiani della sponda orientale dell'Adriatico una “pulizia etnica”, un GENOCIDIO per cancellare la presenza italiana dalle terre capitate sotto i loro artigli, ma la cosa veramente vergognosa, è che i comunisti italiani questa strage, la documentatissima tragedia delle foibe l'hanno negata per sessant'anni, e continuano ancora a negarla, quanto meno boicottando e passando sotto silenzio la ricorrenza del 10 febbraio. TRA ESSERE COMUNISTI E ESSERE ITALIANI, NON C'E' COMPATIBILITA' POSSIBILE.
Ai torti e alle vergogne del passato, i “compagni” ne hanno aggiunto un altro, quello dell'ipocrisia, hanno cominciato a fingersi patrioti, per dare fastidio alla Lega e per farci digerire un'idea di Italia multietnica che è l'esatto contrario dell'italianità. Sentire su RAI 3 un pagliaccio ipocrita, comunista miliardario, pezzo di sterco umano come Roberto Benigni cantare “Fratelli d'Italia” il 10 febbraio mentre della tragedia delle foibe non si dice una parola, può scatenare gli istinti omicidi della persona più mite.
Noi lo sterco ce lo tiriamo addosso da soli tutti gli anni ogni 25 aprile: siamo l'unico popolo al mondo che festeggia una sconfitta in guerra come se si fosse trattato di chissà che vittoria. L'ennesima falsità della classe politica nata dalla sconfitta e dal collaborazionismo, che ancora oggi nell'antifascismo cerca la sua sempre più discutibile legittimazione.
Dobbiamo essere onesti, molto onesti. Come possiamo pretendere che gli altri ci rispettino se siamo noi per primi a non rispettarci? Dobbiamo recuperare la nostra compattezza di nazione, e sbarazzarci dell'antifascismo è solo il primo passo. Occorre voltare le spalle con decisione a tutte le ideologie mondialiste e internazionaliste: cristianesimo, liberalismo, democraticismo, comunismo, marxismo in tutte le sue varianti, e anche all'ignobile “destrismo” atlantista e filo-americano che con ciò che noi siamo non ha nulla a che vedere.
domenica 3 marzo 2013
Chi vivra’ vedra’
Lo Tsùnami tour è terminato.
Terminato? Forse è finita solo la prima tappa, pronto a rimettersi in pista se le cose andranno come sembrano stiano avviandosi a concludersi.
I segnali ci sono tutti.
Lo scadente (nel senso che è in scadenza, cosa siete andati a pensare, malelingue?!) Presidente della Repubblica ha “invitato i partiti ad aver responsabilità”. Siccome sono maligno, lo interpreto come un invito ad allearsi per permettere a Bersani di formare un governo. Ma c’è di mezzo Berlusconi…..
Sul “Corriere” di oggi (sabato 2 marzo), l’editoriale racconta alla gente che da internet sono scomparse per miracolo (?) le tabelle comparative degli emolumenti della casta: troppo compromettenti e –diciamolo- rivoltanti. Esattamente il modo per allargare di più, se fosse possibile, il solco fra Italiani e politici.
In compenso nessuno avanza più il falso alibi del “costo della politica”. Grillo ha fatto quel po’ po’ di sconquasso senza i milioni elargiti ai partiti, senza rimborsi elettorali, senza manifesti, senza acquisto di spazi televisivi, senza pubblicità sui giornali, avvalendosi anzi del volontariato dei militanti: spese ridotte all’osso. Ma vere.
In questi giorni assistiamo all’indecente spettacolo di politici da venti, trent’anni in Parlamento, che cercano di cavalcare la tigre delle proposte a 5 stelle.
E’ una vecchia tattica, da sempre in uso: l’ho provata sulla mia pelle e so di cosa parlo. Il potere in un primo momento deride e sfotte il “nuovo” che si propone. In un secondo momento cerca di criminalizzarlo e di demonizzarlo. Da ultimo cerca di appropriarsi delle proposte del “nuovo” per toglierli l’acqua nella quale nuota e si moltiplica.
Vecchia tattica. Ma improponibile questa volta.
Hanno avuto tempo, numeri e possibilità di risolvere:
· Il conflitto di interessi,
· La riduzione del numero dei parlamentari.
· L’abbattimento dei costi della politica,
· La riduzione o l’azzeramento delle province,
· La legge anti corruzione,
· La legge anti criminalità organizzata,
· L’innovamento dalle radici del comparto bancario,
· La logica che sotto intende ai referendum, per renderli attuativi,
· L’investimento del Popolo circa la permanenza nell’area dell’euro,
· Una, purché credibile, politica economica,
· Legge elettorale,
· Pagamenti dello Stato verso i creditori,
· Stipendi ai manager pubblici,
· Umanizzazione del Fisco…..
Ho elencato solo una decina di punti. In effetti sarebbero molti di più.
Onestamente pensate che i politici della casta possano, vogliano mettere mano a quanto sopra elencato? Avevano avuto modo e tempo, se avessero voluto: non hanno capito, ed hanno temuto. Personalmente, considerando che lo “scadente” non può sciogliere il Parlamento, che sono in ballo i due Presidenti delle Camere e l’elezione del Capo dello Stato, e, soprattutto la fiducia al Governo incaricato, ritengo che o si prolunga il “loden sgualcito” attualmente a Palazzo Ghigi, o si deve fare un’ammucchiata stomachevole, con rospi grossi come buoi ingoiati da tutte e due le fazioni della casta. In entrambe le soluzioni i Partiti stanno lavorando per Grillo.
E dovrebbero pure essere grati al comico ligure: ha funzionato da valvola di sfogo ed ha indirizzato su di sé e sul Movimento a 5 Stelle la rabbia di un Popolo in condizione di inizio insurrezionale. Ed ha prolungato l’agonia della casta. E non è del tutto escluso che si finisca con atti violenti per le strade.
La casta non ha capito: Grillo vuole una società nuova, diversa. Più Uomo e meno consumismo. Attenzione. Questa è un ribaltamento totale del volere dei poteri forti.
Staremo a vedere se Grillo vorrà combattere contro la Goldman Sachs , la J.P. Morgan , il Vaticano, la City di Londra, la BCE , e contro le multinazionali. Hai detto niente!
Ma o combatterà, o il suo Movimento imploderà e si romanizzerà.
Staremo a vedere.
E’ una storia che abbiamo già visto e vissuto.
54 Stati contro 3. E neppure le due atomiche sono riuscite a finirla.
Che si ricominci?
Chi vivrà, vedrà.
Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598
sabato 9 febbraio 2013
Italia a sovranità limitata, grazie al "meccanismo europeo di stabilità"
di Michele Rallo
Anche se la maggior parte degli italiani non lo sa, questo nostro paese — dal luglio scorso — è diventato ufficialmente uno Stato a sovranità limitata. Non siamo più padroni, infatti, della nostra politica economica, che è adesso assoggettata ad una entità finanziaria sovranazionale; entità il cui scopo è di garantire la "stabilità" degli Stati-soci e, con essa, la continuità dei pagamenti degli interessi sui debiti contratti con la speculazione internazionale, anteponendo tale esigenza a quella delle più elementari necessità delle popolazioni. Modello Grecia, per intenderci. Questa entità è ufficialmente denominata Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) ma molti preferiscono chiamarla affettuosamente "Fondo salva-Stati", quasi che si trattasse di una società benefica, creata per venire in soccorso agli Stati in difficoltà.
In verità, non si tratta per niente di un "meccanismo", ma di un fondo finanziario, la cui natura — peraltro — malgrado i suoi soci siano degli Stati, è sostanzialmente privatistica. Men che meno il suo scopo è di aiutare gli Stati indebitati, bensì di aiutarli ad indebitarsi ulteriormente o — in alternativa — a massacrare le loro popolazioni con politiche di "lacrime e sangue". Diciamo che, per certi versi, è una società fmanziaria che presta "a strozzo", essendo lo strozzo rappresentato dale misure draconiane richieste in cambio dei prestiti; e, per altri versi, è una sorta di società di recupero crediti, cui le istituzioni europee hanno delegato il compito di "convincere" i debitori a pagare, con le buone o con le cattive.
Ma non si creda che siano soltanto gli Stati richiedenti l'aiuto del MES a rinunziare alla loro sovranità economica. La cosa riguarda potenzialmente anche tutti gli altri Stati-soci che, per il semplice fatto di avere aderito al pio sodalizio, sono tenuti «irrevocabilmente e incondizionatamente» a due obblighi: quello di corrispondere le debite quote di "capitale autorizzato" (la nostra è complessivamente di 125 miliardi di euro), e quello di versare sull'unghia le eventuali quote dovute sugli adeguamenti del predetto "capitale autorizzato", adeguamenti che l'articolo 10 del trattato raccomanda vengano valutati «almeno ogni cinque anni».
Anche se, per questa prima tranche, potremo rateizzare il nostro dare nell'arco di un quinquennio, si tratta comunque di importi enormi (125 miliardi di euro sono cinque volte i ricavi dell'IMU, qualcosa come 250/mila miliardi delle vecchie lire), importi di cui non abbiamo la disponibilità e che saremo costretti, giustappunto, a farci prestare dalla finanza speculatrice. Quindi, invece di diminuire, il nostro debito pubblico dovrà per forza di cosa aumentare.
E se, fra cinque anni, il MES dovesse raddoppiare il "capitale autorizzato" e dovesse chiederci altri 125 miliardi? E se il nostro governo (poco importa da chi guidato) non fosse in grado di trovare quei soldi? Allora — sostengono alcuni malpensanti — ci potrebbe essere richiesto di pagare in natura quel che non siamo in grado di pagare in contanti. Che significa "in natura"? Chessò, il Colosseo, la Galleria degli Uffizi con tutti i suoi quadri, il Canal Grande con i palazzi storici prospicienti; o altre cosucce meno nobili, come — per esempio — la riserva aurea della Banca d'Italia.
Nota di Ereticamente
Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione
sabato 19 gennaio 2013
Hanno tradito gli interessi nazionali
Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
Da questa norma si evince in modo chiaro ed evidente che il Presidente della Repubblica ha l’esclusiva prerogativa di nominare il Presidente del Consiglio e i ministri. I quali, poi dovranno ottenere la fiducia del Parlamento, così come prescrive il successivo art. 94 Cost.
Se questo è vero, l’avvicendamento tra Berlusconi e Monti, avvenuto a novembre 2011, è ineccepibile dal punto di vista formale e costituzionale: Berlusconi si è dimesso, Napolitano ha dato incarico a Monti di formare un Governo (previa consultazione dei Presidenti di Camera e Senato e degli esponenti dei gruppi parlamentari) e il Parlamento ha concesso la fiducia. Così come non può essere politicamente e giuridicamente contestata la nomina da parte del Presidente della Repubblica di Mario Monti a senatore a vita.
La verità è che il nostro meccanismo costituzionale garantisce la sovranità popolare solo attraverso la mediazione di organi deputati al governo del paese (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Parlamento) che operano poi in condizioni di fatto impermeabili alle decisioni elettorali del popolo. Perciò, se intendiamo capire fino in fondo se le nostre istituzioni si siano comportate correttamente nell’avvicendamento tra Berlusconi e Monti, non possiamo indirizzarci sulle improbabili irregolarità nell’osservanza “formale” della procedura costituzionale, bensì dobbiamo verificare il contesto economico e politico, nazionale e internazionale, che ha determinato l’assunzione di certe decisioni contrarie agli interessi del popolo italiano.
Dovremmo, per esempio, approfondire i rapporti reali tra Mario Monti e le istituzioni europee pubbliche (ESM, Commissione Europea, Governi esteri) e private (banche d’affari, finanza, lobbies), e gli interessi finanziari/economici e politici coinvolti, le azioni compiute dagli uomini che compongono il governo prima e dopo il conferimento dell’incarico. Dovremmo pure analizzare dettagliatamente l’andamento dei mercati prima, dopo e durante il Governo Monti e valutare una serie di indizi che si rivelassero gravi, precisi e concordanti nella direzione di un effettiva compromissione e lesione economico sociale del paese. Insomma, dobbiamo capire da chi e perché sono stati traditi e danneggiati gli interessi dei cittadini italiani. Sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi Monti agitò il problema dello spread, che dipende solo per il 20 % dal sistema-Italia e per il resto dall’euro e dall’Europa, invece di concentrarsi su misure per il rilancio dell’economia e dell’occupazione, nonchè per l’ammodernamento dell’Italia. Il governo dei professori si è limitato a inasprire le tasse esistenti e a crearne di nuove portando la pressione fiscale dal 43 al 56 % abbondante in meno di 10 mesi. E ora è lecito chiedersi che fine abbia fatto l’enorme gettito fiscale che tra manovre del governo esautorato e quelle varate da Monti supera i 130 miliardi. Dove sono finiti questi soldi, visto che nel frattempo il debito è aumentato di quasi 5 punti di Pil, una settantina di miliardi, e che se non si inverte il trend anzichè ridursi continuerà a crescere al ritmo di 2700 € al secondo, ovvero 162mila euro al minuto, 9,7 milioni l’ora, 233 milioni al giorno, 85 miliardi l’anno, mentre l’economia va a rotoli e a crescere sono solo la disoccupazione e l’incertezza per il futuro?
Il prof Monti ha inanellato una sequela interminabile di misure sbagliate o controproducenti rispetto all’esito sperato, alcune veramente inique e assolutamente ingiustificate. Ha messo mano al sistema pensionistico, da tutti definito il più equilibrato d’Europa, con l’ingannevole motivazione che si assiste al progressivo allungamento della vita media dei lavoratori, come se il periodo di capacità lavorativa dei soggetti si allungasse di pari misura con la durata della vita. Come risultato, abbiamo ottenuto un esercito di esodati, mantenere i quali nei prossimi anni costerà alla collettività molto più di quanto si possa risparmiare ritardandone il pensionamento, senza dire che di fatto s’è cancellata la pensione di vecchiaia per un paio di generazioni, mettendo insieme l’allungamento del periodo contributivo con l’accertata impossibilità per i giovani di trovare un’occupazione durevole prima dei 30-35 anni. Ha introdotto l’Imu sulla prima casa (e triplicata quella per la seconda) aumentando contemporaneamente gli estimi catastali e le relative rendite. Risultato: ha distrutto il mercato immobiliare e quello degli affitti, creando uno stuolo di senzatetto e depauperando il relativo patrimonio nazionale di almeno un buon 20 %, che corrisponde alla svalutazione degli immobili dovuta a questa iniziativa. Ha varato una riforma del lavoro per rendere più flessibile l’utilizzo delle risorse umane, ottenendo invece il risultato ignobile di rendere più difficile, se non impossibile, la riconversione dei precari, i quali addirittura sono passati dal 60 all’80 % dei nuovi assunti, anzichè diminuire. Invece di attrarre capitali e investimenti ha fatto fuggire dall’Italia investitori e imprenditori e creato enormi difficoltà a imprese e famiglie. Ha concentrato l’attenzione solo sullo spread, presentato come un feticcio da idolatrare e al quale immolare tutte le risorse del paese.
Se quello che ha fatto Monti lo avesse fatto un qualsiasi altro premier, alla guida di un governo di qualsivoglia colore politico, se dopo dieci mesi avesse fatto crollare i consumi essenziali del 3,5 %, quelli durevoli del 10 %; avesse fatto crollare la produzione industriale del 10 %; avesse fatto aumentare la pressione fiscale del 30 %; avesse creato 500mila nuovi disoccupati e continuasse a crearne altri 1000 al giorno; avesse provocato la chiusura di decine di migliaia di imprese, stesse demolendo settori produttivi dove l’Italia è (era?) leader come quelli della cantieristica di lusso, della moda, dell’artigianato; avesse varato riforme oscene o velleitarie come quelle per il fisco, i tagli della spesa pubblica, del lavoro, senza nemmeno intaccare l’evasione fiscale, il lavoro in nero, i privilegi della Casta, le commistioni tra corruzione, clientele, politica e cosche mafiose, nè soprattutto aver mosso un dito o speso un euro a favore della ripresa, degli investimenti, dei consumi, del sostegno a famiglie ed imprese, sarebbe stato cacciato a furor di popolo o quantomeno non si sarebbe ripresentato a una successiva tornata elettorale.
Ora la domanda è: com’è potuto accadere tutto questo senza che la stampa si sia indignata, che i sindacati abbiano fatto le barricate, che la gente sia scesa a milioni per strada? Per le dimissioni di Berlusconi, in centinaia si riunirono brindando e cantando “Bella ciao”, poveri idioti! a distanza di un anno si ritrovano con una situazione enormemente più grave e la prospettiva di un ulteriore governo presieduto dal (o alleato col) professore bocconiano.
Monti è stato un abile illusionista, che ha usato, con la connivenza del Quirinale, dei poteri forti, della stampa di regime, della sinistra sfascista, del Bilderbergh, delle banche e della massoneria d’Europa, d’Asia e d’America “l’imbroglio dello spread” come arma di ricatto per imporre e fare accettare tutto quello che mai da nessun altro si sarebbe accettato, con la scusa della sua competenza e onestà di tecnico e non di politico. E’ stata la pistola dello spread puntata alla tempia ad indurre il Paese ad accettare enormi sacrifici purchè si ponesse termine a quella roulette russa che, ci veniva spiegato, avrebbe potuto condurci al completo default finanziario. Tutto falso, a cominciare dalle menzogne con le quali Monti ha esordito circa l’impossibilità di pagare stipendi e pensioni. In realtà, Monti non ha mai neanche minimamente accennato alla più urgente e fondamentale, per noi italiani, delle riforme che da sola sarebbe stata capace se non di ridurre lo spread, perlomeno di sradicarne gli effetti nefasti sull’indebitamento nazionale e ridurne l’impatto sul sistema produttivo: quella del sistema bancario. Le banche dovrebbero avere il ruolo di intermediari tra i risparmiatori ed il mercato finanziario a sostegno dello sviluppo del Paese, per finanziare le imprese, le opere di interesse per la collettività e anche i consumi e le famiglie. Per metter insieme i capitali per svolgere questo ruolo, le banche procedono alla raccolta del risparmio e quindi, se il sistema è sano, il plusvalore creato dagli interessi applicati su prestiti e finanziamenti viene equamente distribuito tra le banche stesse – a copertura dei costi di gestione e dei dividendi agli azionisti – e per remunerare i risparmiatori. E’ evidente che in questo schema nessuna banca può mai fallire e i risparmiatori sono tutelati, mentre l’economia cresce e con essa il benessere. Se invece le banche inseguono la prospettiva dei facili guadagni, tutti a favore dei propri azionisti, a discapito dell’economia e del Paese, ecco che il risparmio raccolto viene indirizzato verso operazioni speculative, spesso troppo disinvolte e sempre molto rischiose, che possono causare alle banche pesanti perdite con l’impossibilità di restituire quanto raccolto dai risparmiatori. Per decenni lo schema è stato quello di privatizzare le plusvalenze della speculazione, quando andava bene, per farsi ripianare le perdite dallo Stato, con il ricatto del fallimento, dei posti di lavoro persi e delle scese in campo dei sindacati, quando andava male.
Se poi succede che i titoli speculativi si incrociano e si affastellano a centinaia di miliardi senza più alcuna connessione con l’economia reale (secondo alcune valutazioni i derivati finanziari ammontano a circa 12 volte il valore della somma dei Pil di tutti i paesi del mondo messi insieme), ecco che non è più possibile fermare l’effetto domino che si scatena quando una banca fallisce perchè non è pagata da un’altra banca fallita, che ha fallito perchè hanno fallito le sue banche debitrici e così via. Questo è quello a cui abbiamo assistito dal 2007 ad oggi.
C’è solo un modo per porre fine a questo terrificante fenomeno, cioè la suddivisione delle banche in due categorie: le banche d’affari, libere di speculare, ma solo con i soldi degli azionisti, vietando loro la raccolta e l’impiego del piccolo risparmio; e le banche commerciali, quelle cioè destinate alla raccolta dei fondi dei risparmiatori, da indirizzare solo verso impieghi produttivi, cioè a sostegno del consumo, delle famiglie, degli artigiani e delle imprese, senza nessuna possibilità di promozione di prodotti finanziari di qualsivoglia natura.
E’ un concetto semplice, una soluzione radicale e definitiva del problema dello spread, dei prodotti derivati e infetti. Una normativa voluta, a suo tempo, in Italia dal Fascismo e abolita dai governi repubblicani, subordinati agli interessi della finanza internazionale. Perchè Monti non ha fatto questa riforma, ma ne ha fatte altre a vantaggio del sistema bancario? Perchè per le concentrazioni finanziarie è sicuramente molto più vantaggioso investire il proprio denaro con la copertura pubblica quando va male, piuttosto che rischiare in proprio quando gli investimenti sono fallimentari. Quando parlano di ricapitalizzazione delle banche, è questo che intendono: dateci i vostri soldi per ricostituire il capitale intaccato o sgretolato dalle perdite per attività speculative. Dove sta il trilione di euro, mille miliardi, emesso all’inizio di quest’anno dalla Bce? I tecnocrati di Bruxelles e Francoforte non hanno sostenuto imprese e consumi, ma hanno finanziato le banche, consentendo loro di ricapitalizzarsi gratis all’1 %. E quando la Bce, continuando a comprare titoli infetti o svalutati si sarà completamente infettata per trilioni di euro, a pagare il conto del risanamento del sistema bancario europeo saranno ancora chiamati i popoli europei per non essere declassati e far fallire l’intera Unione.
Quello dello spread era, perciò, solo un imbroglio, uno squallido ed artificioso espediente e gli interessi nazionali, il lavoro, i beni e la vita di tanti italiani sono stati traditi e sacrificati solo per difendere i privilegi dei poteri forti, delle grandi concentrazioni finanziarie, delle banche e il salvataggio del paese non c’entrava niente. Ma intanto Napolitano sta alla fine del suo mandato ed è troppo anziano per sottoporlo a un procedimento di impeachment per il golpe col quale ha esautorato un governo legittimo e maggioritario al Parlamento, mentre Monti ha tanti “amici” che lo proteggeranno ed impediranno che sia inviato sotto processo per i danni materiali, morali e le sofferenze causate al Paese. Anzi, qualcuno vorrebbe addirittura riproporcelo per altri cinque anni.


















