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martedì 21 maggio 2013
Saggezza siciliana
di Fabrizio Belloni
Se ricordo bene (mi sia perdonata l’eventuale inesattezza: non conosco la lingua siciliana e mi tocca usare come veicolo il dialetto italiano), nella Trinacria vi è un adagio popolare che divide gli uomini in quattro categorie: “Uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraqua”. Non mi permetto di sindacare come vengono classificate le persone, ma utilizzo spudoratamente l’assioma siculo a mio uso e consumo. Anzi, lo semplifico e lo riduco, da inveterato estremista come – grazie a dio – sono, a due sole classificazioni. Uomini e quaquaraqua.
Ne incontriamo tutti i giorni. Sia della prima che della seconda categoria. Magari, distratti dalla vita moderna, non ci accorgiamo di nulla.
Guareschi, il gigante, scrisse: “l’uomo moderno corre dietro ai minuti secondi e non si accorge che così perde la vita”.
“Uomo” vero è la massaia che a fine mese, dopo aver dato da mangiare alla famiglia, pagate le bollette, governato la casa, si ritrova ancora un euro in borsetta. Meriterebbe di essere nominata Ministro del Tesoro di questo squinternato, bellissimo e dannato Stivale.
Quaquaraquà sono di contro le veline sempre più scosciate e sgambettanti, che durano sempre meno alla ribalta. Belle ed inutili, diventeranno per lo più fanciulle sfiorite anti tempo.
“Uomo” è il pubblico ministero che ha il coraggio di inviare a giudizio una causa e che non ne chiede l’archiviazione. Normale, mi direte, se ci sono le ipotesi di reato. Mica vero, invece. Troppe volte non si deve, non si può, non si ha il coraggio di disturbare il manovratore. Se la causa, l’esposto rischia di incrinare l’impalcatura del “Sistema”, certi Pubblici Ministeri non se la sentono di togliere un ulteriore sasso, piccolo o grande, dalla diga che ancora per un po’ trattiene l’ondata della rabbia della gente. E….”vox populi, vox dei”. Sacrosanto! Certi Pubblici Ministeri hanno avuto la sfacciataggine di archiviare denunce contro le banche, accertate di usura fino al 200%, -e non solo dai periti di parte-, adducendo la ciclopica fanfaluca che “si presume la buona fede della banca”. Non disturbare il manovratore. Quaquaraquà. Per altro, altri P.M. rinviano a giudizio e chiedono l’arresto. Capite perché nella riforma giudiziaria proposta da Berlusconi i PM sono previsti sotto l’egida governativa?
La Boccassini ha chiesto una specie di fucilazione civile per il Berlusconi. Non ha capito: c’è uno scambio, nella casta, Berlusconi da una parte, il Monte dei Paschi di Siena dall’altra (avete notatoli silenzio dirompente su Siena, soprattutto dalle reti Mediaset?). Quaquaraquà mafiosetti bipartisan.
Le “Jene” hanno scoperto che molti parlamentari sgomitano per potersi accaparrare posti nelle Commissioni, tali da garantire gli interessi delle multinazionali. Che pagano mensilmente. Per chi non lo avesse capito, si chiama prostituzione, ove le nigeriane sono quelle che ci fanno la figura migliore. Quaquaraquà.
Napoletano è stato citato come testimone: chissà se il presidente chiamerà Mancino per farsi suggerire le risposte?
A Retequattro Del Debbio impernia la puntata sull’onorabilità dei parlamentari. E chi chiama a rappresentarli? L’On.le Scilipoti. La comica finale. Quaquaraquà da gara.
Il papa Francesco sculaccia un vescovone un po’ pedofilo e gay e tuona contro le banche. Se continua così rischia di diventare un uomo vero. Sempre che non faccia la fine di Giovanni Paolo primo, papa Luciani. Trentatrè giorni di pontificato anti IOR, prima di morire “per attacco cardiaco”. Credibile come un mercante arabo di un suk di Timboctù.
E per finire: lo stillicidio pressoché quotidiano di donne ammazzate, stuprate, picchiate da maschi (?) quaquaraquà è diventato un ghiotto argomento televisivo: sciacalli! Domanda: ma quelle donne non hanno mariti, padri, fratelli con un po’ di fegato? Si spera nei giudici? L’antica barbara legge Longobarda dell’occhio per occhio dovrebbe trovare nuova gloria, accidenti.
Tutto sommato mi accorgo che il mondo è formato da troppi quaquaraquà e da troppi pochi uomini. Speriamo in loro, accidenti.
Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598
Martedì 21 maggio 2013.
venerdì 18 gennaio 2013
Niscemi, Sigonella, Birgi... La Sicilia ostaggio degli americani
di Michele Rallo
Ma quante sono le basi americane (o NATO sotto controllo americano) in Sicilia?
Vediamo. Innanzitutto c'è Niscemi (CL), vecchia centrale di telecomunicazioni statunitense recentemente tornata alla ribalta perché vi si vorrebbe allocare una stazione ricevente del MUOS (Mobile User Objective System), il fantascientifico sistema satellitare che dovrebbe consentire il collegamento fra tutte le forze statunitensi dell'orbe terraqueo. Piccolo particolare: sembra che le sue antenne generino un campo elettromagnetico così forte che gli americani non si sono arrischiati ad installare il sistema a Sigonella, per paura che innescasse la detonazione degli ordigni (di che genere?) che vi sono stipati. Eppure, i dispensatori di democrazia nel mondo affermano (e i loro fans italiani mostrano di credere) che il MUOS non sia pericoloso per la salute degli esseri umani: come l'uranio impoverito, per intenderci.
Poi c'è — appunto — Sigonella (CT), che non soltanto dovrà ospitare un altro infernale meccanismo da "guerre stellari" entro il 2017 — l'AGS o Alliance Ground Surveillance — ma che fin da ora funge da "hub" per gli aerei-senza-pilota americani, i famosi Droni.
Ad Augusta (SR) c'è la base della VI Flotta. Alcune malelingue sussurrano che la U.S.Navy vi detenga anche qualche bomba atomica, ma noi non ci crediamo. O il recente referendum che ha detto no alla nuclearizzazione dell'Italia non vale per i nostri potenti alleati?
In provincia di Trapani le basi americane o NATO sono due: Birgi e Pantelleria. Non tutti i trapanesi sanno che l'aeroporto militare di Birgi, oltre che sede del nostro 37° Stormo, ospita anche una base NATO "Airbome Early Waming and Control Force". Si ricorderà, d'altro canto, la chiusura stagna di Birgi (con gravi danni per la nostra economia) durante la recente guerra contro la Libia. Quanto a Pantelleria, vi si trovano sia una base radar della NATO che un centro di comunicazioni della Marina americana.
E l'elenco continua: un deposito di munizioni USA e NATO a Isola delle Femmine (PA), una stazione di telecomunicazioni NRTF a Centuripe (EN), un centro d'ascolto e comunicazioni NSA nell'isola di Lampedusa (AG), e tante altre cosette di minore importanza sparse qua e là.
Infine, c'è il caso di Comiso (RG), che negli anni della guerra fredda ospitò le batterie di missili Cruise con testata nucleare e che venne successivamente smobilitata; si dice che qualcuno ne reclamerebbe il riutilizzo in vista di una qualche crociata per esportare la democrazia in qualche angolo del Medio Oriente.
Anche se i siciliani non lo sanno, dunque, la Sicilia è di fatto un avamposto militare americano, ufficialmente o sotto la foglia di fico della NATO. Bene ha fatto il presidente Crocetta, dunque, a bloccare i lavori per l'installazione del MUOS a Niscemi. Spero che riesca a resistere alle pressioni fortissime che gli verranno fatte perché lasci perdere. E spero, anche, che non si fermi qui. Perché — vorrei suggerirgli — non promuove un referendum consultivo per chiedere ai siciliani se gradiscano o meno il ruolo di caserma americana che qualcuno vuole affibbiare alla nostra Isola?
Nota di Ereticamente
Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione
















