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venerdì 18 gennaio 2013
Con coraggio e mente libera
Nulla dei FONDAMENTI della narrazione ebraica, ovvero di quelli relativi alle vicende del Pentateuco, ha ricevuto una qualche comprova archeologico-storica. A cominciare dalle figure dei "Patriarchi" e in primis di "Abramo", per arrivare allo stesso "Mosè", all'"esodo dall'Egitto", alla "traversata del Mar Rosso", a "Giosuè" e alla "conquista di Canaan", alla "monarchia di Salomone"... L'intera triade delle religioni monoteiste mediorientali poggia su basi essenzialmente mitiche, scelte e stabilite dai prominenti di Giuda (in particolare da Ezra intorno al 458 a. C. (1)) con lo scopo di dare un cemento ideologico unitario alle loro sparse tribù seminomadi, che in realtà avevano avuto, sino all'esilio in Babilonia, una storia oscura e mediocre ed erano state politeiste(2). Idem dicasi per "la Verità Rivelata che si fa carne". Ciò che ai "cristiani" sembra autoevidente ad altri può appare come delirio. Il quale ultimo in altri tempi sarebbe stato imposto con la tortura e il rogo. Oggi, perlomeno questa mostruosità non è più possibile. Rispetto ad ogni questione di verità ce n'è una - mentre molte possono essere le menzogne. Si tratta, appunto, di vedere con coraggio e mente libera cosa sia vero e cosa sia falso.
La Torah comprende, nella sua definizione propria, i libri di "Mosè", ovvero il Pentateuco: Genesi(3), Esodo(4), Levitico(5), Numeri(6) e Deuteronomio(7). E' evidente perché questo complesso di scritti costituisca il fondamento del giudaismo. La figura mitica del capo-legislatore e la sua fantasaga nazionale centrata sul "Patto" che per suo tramite Yahweh avrebbe stipulato con gli Ebrei sul "Monte Sinai" (divenendo da quel giorno loro Monodio razziale) è la base identitaria stessa di tale religione. Il Talmud (palestinese e babilonese) non rappresenta altro che l'infinita successiva interpretazione rabbinico-sofistica di quei cinque Libri, a fini giudicativi-prescrittivi-normativi dell'intera vita quotidiana degli "eletti". Anche se, effettivamente, nel corso dei secoli esso ha assunto un'importanza perfino maggiore dei testi biblici. Pure il Talmud è oggi disponibile in internet(8). Ognuno può farsene un'idea. Certo di speculazioni "esoteriche" ad usum Delphini ne sono state prodotte a iosa e altre ne verranno (per chi scrive già bastano e avanzano quelle chassidico-cabalistiche). E' un classico meccanismo della falsa coscienza: quando qualcosa non piace o non corrisponde a schemi precostituiti, l'ermeneutica interviene sino alla deformazione più fantastica, più chimerica. L'unico aspetto, se si vuole, "positivo" in tutto ciò è che si conferma la potenza inventiva e creativa dello spirito umano.
La figura, d'origine zarathustriana, del Monos imperscrutabile il cristianesimo cattolico apostolico romano la ereditò (ancorché "maternalizzandola", orientalizzandola(9)) dal "mosaismo" giudaico(10) - le virgolette sono d’obbligo, non essendo per nulla certo sia mai esistito neppure Mosè(11).
Per poterla imporre a tutto il mondo ci si dovette sbarazzare delle sette cristiane di origine gnostica, e ciò nel corso di secoli di lotte e persecuzioni sempre più terribili, dagli editti contro Marcione fino allo sterminio dei Catari(12).
Che cosa sostenevano la maggior parte di questi eretici? Che era IMPOSSIBILE il Dio universale di bontà, perdono e misericordia testimoniato dall'angelo-messaggero Gesù coincidesse con lo spietato arconte del Vecchio Testamento, di "proprietà" degli ebrei. Anzi, che quest'ultimo regnava sulla materia e sul male, il primo sullo spirito e il miglior destino - il vero telos - dell'uomo. E' chiaro che le visioni teologiche dualistiche (nonché, ovviamente, quelle politeistiche) possono dar conto in maniera più sensata del dolore e del male nel mondo. Si tratta di due principi, tenebra e luce, indipendenti e opposti ma complementari, presenti anche nel cuore umano, che si bilanciano e combattono da sempre. Con esito incerto. Compito dell'uomo è di fare in modo che questo conflitto si estingua nella vittoria della luce. La tirannica idea del Monos giudaico ha invece prevalso, come sappiamo, e in tutti i sensi e ambiti. E ora, infatti, viviamo immersi nel "pensiero unico": una sola tenebra avvolge tutto il mondo.
Il "Testamento" appare sempre più, allo sguardo della ragione, come un insieme di libri d'autonarrazione mitologizzante di alcune tribù, scopiazzato in buona parte (dai mesopotamici, dai persiani, dagli egizi) e messo insieme nell'arco di un centinaio di anni dopo il ritorno in Palestina dall'esilio babilonese. Le sue basi storiche sono fragili come sabbia del deserto. La pretesa dei rabbi e dei loro seguaci-concorrenti del cristianesimo ufficiale che Yahweh, lo specifico demiurgo giudaico, sia il Monos all'origine e padrone del mondo è qualcosa che appartiene più alla psicopatologia (per quanto di massa) che alla "fede". D'altro canto, come dimenticare che sono esistite - e ancora vivono - religioni, estranee al monoteismo mediorientale (il buddhismo, il giainismo...), che non sono mai state all'origine di nessuna persecuzione intraspecifica e concepiscono il rapporto dell'uomo con la natura e gli animali non umani in modo anti-tirannico? Il "peccato dell'uomo" è peccato di un essere che il sinistro arconte ha modellato "a sua immagine e somiglianza", come "compimento", anzi, della "creazione" stessa. A CHE PRO fornirlo di "libero arbitrio" per poi doverlo spazzare via o, bontà sua, sopportare? Gli indiani, quei grandi, parlano di lila, di gioco originario divino. Ma qui siamo di fronte a un pazzo sadico che meglio avrebbe fatto, anche prima del sabato, a riposarsi e dormire in eterno.
Quanto alla "storicità" della figura di Gesù imposta dalla Chiesa, è vero che l'ambito anticlericale e ateo vede una forte, profonda presenza giudaica - in funzione essenzialmente anti-cattolica. Ma bisogna essere equanimi e badare alla verità (alla ricerca senza paraocchi della medesima). La favola di "Cristo" cui siamo abituati sin dall'infanzia fa davvero acqua da tutte le parti. E non ha praticamente riscontro che non sia autoreferenziale, tautologico, cioè "neotestamentario". In Italia esistono studiosi seri che se ne sono occupati criticamente e ai cui scritti e interviste o conferenze si può accedere online. Mi riferisco, soprattutto, a Emilio Salsi(13) e a Giancarlo Tranfo(14). Può darsi che anche l'ipotesi di "Giovanni di Gamala" si riveli inattendibile - nessuno sa ancora con esattezza come e da chi venne elaborato il mito di "Gesù". Ma è senz'altro più razionale di quella che ci viene spacciata come verità storica e teologica - oltre a tutto con il corredo dei vari dogmi che la completano (relativi, persino, alla nascita "immacolata" di Maria!...). In ogni caso è sicuro che in nome di "Gesù", per almeno mille anni, dai "cristiani" al potere sono stati commessi delitti tremendi (nessun'altra religione si è macchiata di atrocità simili e così prolungate(15)). Già solo questo dovrebbe far pensare in modo decisamente critico riguardo a tutto l'edificio e alla sua stessa fondazione. Si diventa sempre ciò che si è.
E' lo stesso cristianesimo, in tutte le sue varianti, ad essere composto, intessuto di nebbie e chimere e apposite menzogne-furti-assemblaggi-manipolazioni. La scelta filologica e la lettura dei testi operata da Marcione aveva la medesima legittimità/arbitrarietà di quella cristallizzata in seguito dai suoi avversari a loro uso e consumo(16). D'altronde non è neppure sicuro che "Paolo di Tarso", il principale organizzatore del cristianesimo, sia un personaggio storico e non, invece, un'apposita invenzione (tesi niente affatto peregrina sostenuta da Emilio Salsi(17)).
Quel che proponeva la corrente cristiana dualista che dai marcioniti, passando attraverso i pauliciani, i tondrachiani, i bogomili, arrivò sino al martirio e al vero e proprio olocausto dei boni homini, MAI avrebbe condotto agli orrori che si realizzarono sulla base della sua eradicazione. E' sufficiente, ai miei occhi, per guardare a quelle comunità cristiane con rispetto e sincera ammirazione. Fra le due, meglio senz'altro la favola che non si trasforma in incubo.
NOTE
(8) "Si legga la spiegazione fornita dal Talmud riguardo alla differenza ontologica fra eletto e gentile: 'Perché sono immondi i goyim? Perché essi non erano presenti sul Monte Sinai. Infatti, quando il serpente entrò in Eva, egli le infuse l'immondizia. Ma gli ebrei furono purificati da ciò sul Monte Sinai; i goyim, comunque, che non erano sul Monte Sinai, non furono purificati.' (Abhodah Zarah, 22b) E, in effetti: 'Dio li creò in forma d'uomini per la gloria di Israele. Ma gli Akum furono creati per il solo scopo di servirli [gli ebrei] giorno e notte. Né essi potranno mai essere sollevati da tale servizio. E' conveniente che il figlio di un re [un israelita] sia servito da animali nella loro forma naturale e da animali sotto forma di esseri umani.' (Midrasch Talpioth, 225d)"
(9) Quello babilonese:
(10) Il personaggio misterico della Madonna (che dà alla luce Gesù come vergine, è essa stessa nata da "immacolata concezione" - aggiunta, quest'ultima, tardiva: dogma cattolico proclamato da Pio IX nel 1854 con la Bolla Ineffabilis Deus - e viene assunta in cielo al momento della morte) ha un'importanza inconcepibile nell'ambito rigidamente patriarcale veterotestamentario. Essendo la Trinità cristiana un unicum, Maria, in quanto madre del Figlio, risulta progenitrice pure del Padre, nonché dello Spirito Santo, che però magicamente la ingravida, rendendola "sposa di Dio". Ora, la pretesa discendenza del Nazareno dalla Casa di Davide si giustifica solo per via di Giuseppe. Ma se costui non intervenne col suo seme, questa medesima discendenza non esiste. Motivo in più per vedere, con gli occhi di Marcione, uno iato radicale tra Vecchio e Nuovo Testamento. Si aggiunga, a proposito della "Santissima Trinità", che trattasi di idea particolarmente arbitraria, e foriera infatti di ogni possibile impazzimento ermeneutico (particolarmente arduo, per esempio, dimostrare appunto come la Madonna sia insieme madre e sposa - nonché figlia, in quanto creatura umana - e di Gesù e del Padre e dello Spirito Santo). Altra cosa è la Trimurti indiana, che indica le tre forme, i tre aspetti della divinità: Brahma il Creatore, Vishnu il Conservatore, Shiva il Distruttore. Sono i principi all'origine della manifestazione, che si rinnova in eterno. Una visione niente affatto irrazionale
(11) Yahweh, parola che definisce il (tardivo) Dio unico d'Israele senza volto e senza nome (meglio: Shem HaMeforash, di "nome ineffabile"), sembra derivi dalla radice ebraica hawah (hawa in arabo), donde i sostantivi howah (Ezechiele, Isaia II, xlvii) e hawwah (Salmi, Proverbi, Giobbe), "disastro, calamità, rovina". Dio del fulmine e della tempesta, d'origine edomita, fu adottato da "Mosè" dopo la "rivelazione" sul "Monte Sinai" e imposto alle tribù ebraiche sino ad allora politeiste (Yahweh, cui vien tolta la compagna Asherah, soppianta gli originari Elohim, ovvero le divinità in tutte le lingue semitiche) come loro proprio dio nazionale, "Guerriero Divino" degli "eletti". A partire dal deutero-Isaia si riscontra l'affermazione della sola esistenza di Geova e dell'inesistenza degli altri dei, i cui seguaci vanno combattuti. L'"originalità" del monoteismo giudaico consiste nella fantasia dell'"elezione". Per il resto, concettualmente, esso deriva dall'influenza esercitata dal primo zoroastrismo, secondo il quale all'azione creativa di Ahura Mazdâh nulla viene escluso, neppure le tenebre.
(14) Cfr. http://www. vangeliestoria.eu/.
(15) Cfr. http://www.yeshua.it/index.htm (tre altri siti in italiano pieni di informazioni e argomentazioni con cui non ci si può non confrontare sono quello di Luigi Cascioli, da poco scomparso, http://www. luigicascioli.eu/index.php, quello di Davide Donnini, http://www.nostraterra.it/ cristianesimo.html, e http://www. jesusneverexisted.com/ scholars-italian.html).
mercoledì 2 gennaio 2013
Nullius in verba
di Fabio Calabrese
Se mi capitasse di farmi un ex libris o magari, che so, uno stemma araldico o di altro tipo, qualunque cosa su cui si possa collocare un bel motto latino, penso che vi apporrei quello che considero il motto che sintetizza un po' tutto il mio atteggiamento intellettuale: NULLIUS IN VERBA, cioè: (non giuro) sulle parole di nessuno. Il che significa essere intimamente persuaso delle ragioni che sostengono le opinioni che si professano, aver cercato di penetrarle quanto più profondamente possibile, non credere nulla solo perché ci viene affermato da un maestro che ci appare autorevole. Questo implica anche non considerare rilevante quanti siano a sostenere una determinata opinione, e non avere paura di assumere posizioni che si sanno essere anche fortemente minoritarie se si è convinti della loro giustezza.
Ora voi immaginate, un giovane che negli anni ’70 approda ai movimenti politici “di estrema destra” spinto da un generico patriottismo e anticomunismo, e qui viene a contatto con il pensiero tradizionalista di Evola e Guenon, una visione del mondo ben altrimenti articolata che sembra avere le risposte praticamente a tutto.
Ce n’era a sufficienza da rimanerne affascinati, ci sarebbe voluto parecchio tempo per accorgersi che questa Weltanschauung presenta quanto meno una grossa falla; dopo aver vagato nei meandri delle ipotesi sul “pensiero primordiale”, la tentazione di appoggiarsi infine a una “tradizione positiva” che nelle circostanze storiche nelle quali viviamo non può essere altro che quella delle religioni abramitiche.
Ce n’era a sufficienza da rimanerne affascinati, ci sarebbe voluto parecchio tempo per accorgersi che questa Weltanschauung presenta quanto meno una grossa falla; dopo aver vagato nei meandri delle ipotesi sul “pensiero primordiale”, la tentazione di appoggiarsi infine a una “tradizione positiva” che nelle circostanze storiche nelle quali viviamo non può essere altro che quella delle religioni abramitiche.
In un suo articolo di qualche anno fa che però a me è capitato di leggere recentemente, Adolfo Morganti riferiva di un convegno su Julius Evola cui aveva partecipato scoprendo che quasi tutti i partecipanti erano – come lui – tradizionalisti cattolici ex evoliani.
Tralascio qui l’esempio che trovo particolarmente penoso di René Guenon, questo maestro del pensiero tradizionale approdato addirittura all’islam, e ancora adesso il guenonismo sembra essere una delle poche vie che hanno portato degli europei ad abbracciare la religione del Profeta.
Ribadisco una volta di più la mia convinzione, ciò che è evidente a chiunque di noi non si sia fabbricato dei robusti paraocchi ideologici: l'islam non è soltanto una religione rozza, fanatica, violenta, misogina, brutalmente anti-intellettuale, adatta a genti culturalmente deprivate, ha anche un evidente marchio etnico non-europeo, e un europeo che possa considerare la conversione all'islam un'ipotesi accettabile, o accettabile l'idea della convivenza con consistenti comunità islamiche allogene sul nostro suolo, o è in profonda contraddizione con se stesso, o ha in sé qualcosa di decisamente non-europeo.
Certo, alcune realtà islamiche possono incontrare la nostra simpatia per l'opposizione all'american-sionismo: l'Iran e il popolo palestinese in lotta per la propria sopravvivenza contro la mostruosità sionista in primo luogo, ma questo non deve spingerci fino al punto da considerare accettabile un'islamizzazione dell'Europa, lasciarci psicologicamente disarmati nei confronti dell'immigrazione, così come la minaccia islamica non deve spingerci a gettarci nelle braccia dei nostri oppressori american-sionisti alla maniera della defunta e non certo rimpianta Oriana Fallaci. Ci troviamo fra due fuochi e non abbiamo altra scelta che o nascondere la testa nella sabbia o accettare battaglia su due fronti.
Senza arrivare all'aberrazione cui è pervenuto il guenonismo, forse avrei potuto percorrere la stessa china di Morganti, di Gulisano, di Polia se fossi stato dotato di un minor spirito critico, se non avessi avuto la convinzione che non dovevo pensare in ogni caso con la testa di Julius Evola, di René Guenon, di Elemire Zolla, di qualsivoglia maestro della tradizione o di chicchessia, ma con la mia.
Io non so quale percorso intellettuale abbiano seguito Morganti, Gulisano, Polia e quant’altri, ma per quanto mi riguarda le idee semplici, ritengo, sono quelle che hanno la maggiore probabilità di essere vere: l’origine ebraica del cristianesimo rappresentava e rappresenta a mio parere una pregiudiziale insormontabile contro l’accettazione di qualsiasi forma, specie o variante di dottrina che si richiami in qualche modo al Discorso della Montagna. Questi signori catto-tradizionalisti con tutte le loro elucubrazioni non possono essere altro che in errore.
La nostra visione del mondo è un plesso di idee che forse è più facile vivere che descrivere: la qualità contro la quantità, la selezione contro l'informe, l'identità storica ed etnica contro il mondialismo. Si può avanzare il dubbio che il modulo tradizionalista sia il più adatto a rendere conto di tutto ciò. In fin dei conti, il fascismo non l'ha inventato Julius Evola, se non ricordo male, ma un certo Mussolini.
Una persona a cui penso dobbiamo non poca gratitudine per l'impegno profuso da anni nel mettere a disposizione di quanti appartengono alla nostra Area testi e documenti che forniscono importanti spunti di riflessione, è Luigi Leonini. Ultimamente Leonini ha fatto circolare uno scritto molto interessante, “Il senso ultimo della nostra battaglia” di Diego Binelli, nome che peraltro non ricordo di aver finora mai incontrato, ma ciò non toglie che si tratta di un “pezzo” di notevole interesse, molto utile per fare chiarezza, anche se suppongo che non si tratti di uno scritto recentissimo: la data più recente citata nella bibliografia è infatti del 1999, ma non credo che la cosa conti poi molto.
L'articolo si presenta come una sorta di recensione del libro “Come gli Ebrei cambiarono il mondo” dell'americano Thomas Cahill. Quest'ultimo è, prevedibilmente, un incensatore dell'ebraismo e, come rileva – a mio parere molto acutamente – Binelli, noi possiamo servirci dei nostri avversari come dei maestri al contrario: l'indicazione dei “Gifts”, dei “doni” che l'ebraismo ha fatto alla “cultura occidentale” ci serve precisamente a rilevare ciò di cui ci dobbiamo liberare nell'ottica di una rinascita, di una ri-europeizzazione della nostra cultura al di là del mefitico influsso semitico-mediorientale.
Binelli infatti ci ricorda che:
“Ad essere scritta nel nostro codice genetico è la nostra natura di indoeuropei, e che la concezione occidentale è una sovrapposizione culturale, quindi rimovibile così come ci è stata appiccicata”.
Più che giusto, a patto però di non dimenticare che la natura biologica di una popolazione non è un'immutabile idea platonica ma un fatto storico concreto, e che oggi è proprio la nostra natura di (indo)europei a essere messa sotto attacco attraverso il declino demografico programmato, l'immigrazione, il meticciato, e che sbarrare la strada all'immigrazione, espellere fuori dai nostri confini il sangue estraneo, invertire le politiche di desertificazione sociale che provocano la denatalità, dovrebbe essere la prima, la primissima delle nostre emergenze.
La verità molto semplice contro la quale i tradizionalisti cattolici non possono altro che andare a sbattere, il muro su cui sono destinati a spiaccicarsi, è il fatto che il flusso di idee ebraiche che ha creato la cultura “occidentale”, ha infettato l'Europa attraverso il cristianesimo e la cristianizzazione forzata, imposta come sappiamo con il terrore e la violenza, del nostro continente.
I “doni” dell'ebraismo quelli che hanno plasmato la bastarda “cultura occidentale” (basata interamente nelle sue idee di fondo su di un vecchio libro orientale) allontanando l'Europa dalle sue radici, l'hanno trascinata attraverso bagni di sangue costati milioni di morti, le hanno fatto perdere la sua centralità mondiale sottomettendola agli imperi americano e sovietico, e preparano oggi la sua definitiva decadenza etnica, la sparizione dell' “homo europeus”, si riducono a due basilari elementi di fondo: il monoteismo e la concezione lineare del tempo.
Qui Binelli sottolinea un fatto sorprendente: senza accorgersene, Cahill evidenzia proprio quegli elementi ricorrenti nella critica “nostra”, “fascista”, ossia la derivazione delle idee “occidentali”, “moderne”, “rivoluzionarie”, disgregatrici della tradizione europea: liberal-capitalismo, marxismo, democrazia, da quell'eresia ebraica che si è inopinatamente trasformata in religione universale:
"Non possiamo neanche immaginare i grandi movimenti di liberazione della storia moderna senza fare riferimento alla Bibbia...Oltre a questi movimenti, che hanno frequentemente preso il Libro dell’Esodo come loro programma, ci sono altre forze che hanno modellato il nostro mondo, come il capitalismo e il comunismo e la democrazia. Il capitalismo e il comunismo sono entrambi figli bastardi della Bibbia, poiché entrambe sono fedi progressive, modellate sulla fede biblica, che chiedono ai loro seguaci di conservare sempre nel loro cuore un credo nel futuro e di tenere davanti agli occhi la visione di un domani migliore, sia che quel domani contenga un maggiore prodotto interno lordo o il paradiso degli operai”.
Questa “visione di un domani migliore”, naturalmente è un'illusione, un'illusione per la quale i popoli, soprattutto ma non solo europei, hanno pagato un prezzo altissimo di sangue, e a denti stretti quasi lo ammette lo stesso Cahill:
“Ma dato che il capitalismo e il comunismo sono entrambe fedi progressive senza Dio, ognuna rappresenta una forma di follia: una fantasia senza garanzia".
"La democrazia sgorga direttamente dalla visione israelitica degli individui, soggetti di valore perché immagini di Dio, ognuno con un unico e personale destino. Non avrebbe mai potuto essere lampante che tutti gli uomini sono stati creati uguali senza l’intervento degli Ebrei".
Qui Binelli introduce una distinzione sulla quale non si può che convenire e su cui è importante riflettere:
“Mentre non è attribuibile all’ebraismo la paternità del concetto di libertà (attribuibile invece all’anima nordica), è possibile farlo per la concezione di eguaglianza di tutte le anime di fronte al dio unico”.
Sarà per questo motivo, perché è in definitiva un concetto estraneo alla mentalità ebraica su cui è basato “l'Occidente” giudeo-cristiano, ma la libertà è qualcosa che tende a sparire e trova nei movimenti democratici “moderno-occidentali” il suo principale nemico. E' ben visibile che il comunismo non è stato, non è dove è ancora al potere, null'altro che una tirannide sacrale di tipo mediorientale, con il potere saldamente ed esclusivamente in mano della casta sacerdotale degli adoratori del “dio immanente della storia” e la sua incompatibilità con l'idea stessa di libertà non ha certo bisogno di essere dimostrata, ma per quanto riguarda la democrazia, lo sviluppo è visibilmente simile: soprattutto dopo la caduta del comunismo sovietico, nelle democrazie si sono moltiplicati i reati d'opinione e i divieti alla libertà di pensiero; nello stesso tempo la “crisi economica” che travaglia tutto il “mondo occidentale” e che con ogni probabilità non dipende dai meccanismi ciechi e impersonali dell'economia ma è stata accuratamente pianificata, immiserisce i popoli, aumenta la distanza fra le classi sociali e la rigidità delle barriere fra una classe e l'altra rendendo le ex “società aperte” delle democrazie occidentali ogni giorno più simili alle piramidali società “socialiste” del defunto impero sovietico.
Come giustamente rileva Binelli:
“Per quanto riguarda la "libertà" nelle "democrazie" moderne, in realtà il tanto sbandierato "pluralismo" occidentale non è che un permettere alle diverse varianti del giudeo-cristianesimo di occupare la totalità della scena, lasciando accuratamente fuori ogni vero avversario di questa veduta, e quindi escludendo un autentico pluralismo”.
Esiste, è ovvio, un preciso legame fra la nostra lotta politica e il rifiuto della visione del mondo giudaico-cristiana e quindi la riscoperta delle nostre radici pagane. L'ho detto e ripetuto più di una volta: non si può essere fascisti e cristiani senza essere in totale contraddizione.
Binelli rileva che è:
“Ben diversa la reazione nei confronti dei morti (veri o presunti) del nazionalsocialismo, poiché quest’ideologia viene sentita – e a ragione – come un qualcosa di profondamente altro dal giudeocristianesimo, la prima forma politica non giudaico-cristiana dopo due millenni”.
Forse qui il giudizio è un tantino troppo duro: anche negli altri movimenti fascisti sono emerse tendenze che cercavano di ricollegare l'Europa alle sue vere radici, quelle che stanno al di fuori del cristianesimo, tendenze di rinascenza pagana, certo in maniera meno pura, frammista a compromessi ed equivoci rispetto al nazionalsocialismo, ma non certo al punto da dover gettare tutto alle ortiche. Consideriamo una realtà come il “Gruppo di Ur” o un intellettuale come Julius Evola. Di fronte al proliferare odierno di pseudo-intellettuali che dopo essersi proclamati suoi discepoli, sono corsi a genuflettersi nella prima chiesa: Morganti, Polia, Gulisano, la sua reazione sarebbe stata probabilmente più di derisione che d'irritazione.
Per dire la verità, e senza voler togliere nulla all'analisi di Binelli, c'è un terzo elemento della mentalità ebraica che è diventato costitutivo della “cultura occidentale” ed evidenzia ancora di più l'anomalia rappresentata dall'ebraismo rispetto alla pressoché totalità del mondo antico, un elemento i cui costi non abbiamo ancora finito di pagare, e con ogni probabilità pagheremo ancora a lungo in ragione della sua intima connessione con l'aberrazione “progressista”, la concezione della non-sacralità della natura.
L'uomo antico pre-cristiano aveva un rispetto “religioso” per il mondo naturale, ben consapevole dei legami che lo univano ad esso, ben consapevole di farne parte, esso era il teatro, “l'habitat” dell'azione di molte divinità maggiori o minori, o la natura era una divinità essa stessa. L'infezione mentale giudaico-cristiana ha profondamente obnubilato questa consapevolezza. Nella bibbia “Dio” da all'uomo il dominio su tutte le creature e la libertà di sfruttarle come crede per il proprio tornaconto. Forse il disprezzo per il mondo naturale dell'antico libro sacro è il risultato di una mentalità formatasi nell'ambiente desertico che vede la natura come uno spazio vuoto e ostile.
Fino a quando non sono stati disponibili i mezzi tecnologici moderni, questo atteggiamento non è riuscito a produrre grossi danni ma, nella nostra epoca, saldandosi con la mitologia progressista incapace di accorgersi che “il progresso” così come si è sviluppato a partire dagli anni '60 del XX secolo è stato soprattutto il progresso nell'avvelenare e nel distruggere le basi della vita su questo pianeta, abbia prodotto danni devastanti molto difficili o impossibili – come nel caso dell'estinzione di una specie – da rimediare.
Non è un caso che in Germania negli anni '30 poco prima dell'avvento del nazionalsocialismo si diffondettero movimenti ecologisti ante litteram come i Wandervogel, “uccelli migratori”. Ancora oggi, tolti gli industriali inquinatori, non esiste gruppo più ostile o indifferente alle tematiche ecologiste e animaliste degli ecclesiastici: costoro sospettano – assolutamente a ragione, secondo me – dietro l'amore per la natura una forma di paganesimo.
Al disprezzo per la natura fuori di noi si associa il disprezzo per la natura nell'uomo: l'avversione per la sessualità e la misoginia sono innegabilmente tratti costitutivi del cristianesimo, ma non costituiscono un'esclusiva di esso: basti pensare a come l'islam tratta le donne.
Un costituente di base di tutte le ideologie democratiche, sia che appartengano alla famiglia liberal-capitalista o a quella marxista, è l'idea di progresso; si tratta di un concetto genuinamente ebraico e totalmente falso. Esso deriva dal messianismo ebraico, il concetto di una rivalsa, di una liberazione, del raggiungimento o del riottenimento di uno status edenico in base al realizzarsi di una promessa divina con una violenta rottura dell'ordine esistente o per mezzo di un'ascesa lenta e graduale. Storicamente ha a che fare con lo spirito di rivalsa di un popolo che non ha mai prevalso sugli altri se non grazie all'abilità di sfruttare in modo perverso i meccanismi economici, che ha recitato di volta in volta la parte del nomade, dell'emarginato, del parassita, mai quella del creatore o del signore.
Esaminandola in termini obiettivi, una volta sfrondata dall'alone mistico che essa assume nella mente di coloro che sono suggestionati dalle diverse varietà dell'ideologia democratica, si stenterebbe a dire se l'idea del progresso sia un'idea più folle o più stupida. In questo momento, questo sciagurato pianeta è popolato di una folla strabocchevole di sette miliardi di esseri umani, la maggior parte dei quali vive nel cosiddetto Terzo Mondo, nelle aree povere. Immaginare di portare questa enorme massa umana a livelli di vita paragonabili a quelli dei paesi occidentali, è come proporsi di fare un salto in alto di dieci metri. La questione è molto semplice: le risorse di un pianeta limitato non possono sostenere uno sviluppo illimitato.
Secondo le previsioni degli esperti, poiché i trend della popolazione hanno un andamento lento e prevedibile, “il picco” della popolazione dovrebbe essere raggiunto intorno alla metà del secolo, fra una quarantina d'anni per poi cominciare a declinare: si dovrebbero raggiungere i nove miliardi, che è una stima sensibilmente inferiore a quella che si faceva una trentina di anni fa. Ora provate a immaginare cosa significherà l'aggiunta di altri due miliardi di persone, di altre due Cine a un pianeta già sovrappopolato e sfruttato oltre il sopportabile, dove non ci sono già oggi energia, cibo, acqua pulita a sufficienza per tutti.
Questo concetto, semplice e ovvio, che non è possibile concepire uno sviluppo illimitato all'interno di un sistema limitato quale è il nostro pianeta, fu avanzato in un celebre saggio, “I limiti dello sviluppo” già nel 1970, più di quarant'anni fa da un gruppo di ricercatori italiani riuniti nel Club di Roma. Nonostante costoro non facessero altro che richiamare l'attenzione su di un'ovvietà, furono ferocemente attaccati e zittiti da tutta la sinistra in quel momento in una particolare fase di alta marea (si era appena a due anni dal fatidico e disastroso '68). L'utopia non accettava il richiamo della realtà, si pensava di aver ragione strillando più forte.
Quando persone per altri versi intelligenti o almeno di intelligenza normale aderiscono a una visione così contraria ai fatti, non si può chiamare in causa altro che il potere suggestivo della “fede”, e in effetti dietro l'anelito utopico-rivoluzionario del marxismo che ne è la versione aggiornata e “moderna”, c'è il messianismo ebraico. Il marxismo è la quarta religione abramitica dopo giudaismo, cristianesimo e islam. Tuttavia è visibile che da questo punto di vista la differenza fra marxismo e liberal-capitalismo è minima o inesistente: il capitalismo ha altrettanto bisogno di sventolare davanti agli occhi dei suoi proseliti l'illusione di un domani sempre migliore, del progresso, mentre diffonde la miseria, approfondisce la distanza fra le classi sociali e saccheggia scriteriatamente le risorse del pianeta, il mito del progresso che è uguale alla carota appesa davanti all'asino, che si allontana tanto più quanto quest'ultimo cerca di avvicinarsi.
In antitesi al mito del progresso, il tradizionalismo fa appello alla concezione ciclica della storia: questa concezione Evola e Guenon la desumono direttamente dall'antico pensiero indiano: la storia del mondo sarebbe divisa in quattro ere, noi oggi ci troveremmo a vivere la fase terminale dell'ultima di esse, quella di livello spiritualmente più basso, il KALI YUGA. C'è qualcosa di sospettamente consolatorio in questa concezione: una volta raggiunto il punto più basso, quello di contatto con il terreno, la ruota non può che risalire: al di là del punto terminale del Kali Yuga la rinascita sarebbe garantita. Di solito, quando si parla di tradizionalisti, se ne sottolinea il passatismo, il fatto di vedere nel mondo attuale null'altro che decadenza; io invece li definirei OTTIMISTI A SCOPPIO RITARDATO.
Il mondo che vediamo è composto di fenomeni reversibili e di fenomeni irreversibili: questa è esperienza comune, quotidiana: se brucio un pezzo di legno, non c'è poi modo di riportarlo allo stadio precedente, se verso del caffè nel latte, le molecole del caffè e del latte non possono poi venire separate. Posso uccidere qualcuno che è vivo, ma non posso riportare in vita un morto. A mio parere, nessuno è mai resuscitato. La storia di Lazzaro e anche quella della resurrezione di Gesù raccontate nei vangeli sono solo favole. La tendenza universale è quella dell'accumulo del disordine e della degradazione dell'energia utilizzabile, è quella che in fisica si chiama entropia: il petrolio che bruciamo oggi per riscaldarci o far muovere le nostre automobili, non ci ritornerà più sotto forma di energia utilizzabile ma semmai sotto forma di inquinamento che minaccia la salute dei nostri polmoni.
La degradazione entropica costituisce un argomento formidabile contro la concezione ciclica della storia; ad esempio, come pensiamo che potrebbe ripresentarsi, diciamo fra qualche migliaio di anni una civiltà tecnologica simile all'attuale, cioè basata sui combustibili fossili, quando oggi nel giro di qualche decennio stiamo dissipando quelle riserve che la natura ha impiegato miliardi di anni ad accumulare?
Qui occorre fare ricorso a un po' di buona, vecchia e oggi desueta logica aristotelica: il mito del progresso richiede una concezione lineare ASCENDENTE della storia, ma la sua falsità non implica la veridicità della concezione ciclica. La falsità della premessa minore non ci dice nulla circa la premessa maggiore.
Si possono – ritengo – avanzare seri dubbi sul fatto che il modulo tradizionalista sia lo strumento più idoneo per rendere quel complesso di idee che riconosciamo come nostre e mi riferisco – sia chiaro – alla sua versione originale sviluppata da Evola e Guenon, non certo a quella degenerata e bastarda di Morganti, Polia, Gulisano o – gli dei non vogliano – don Curzio Nitoglia. La tendenza di molti esponenti tradizionalisti o sedicenti tali a sprofondare (credo sia il termine giusto) in una religione abramitica è una forte obiezione contro di esso; le difficoltà sollevate dalla concezione ciclica della storia sono un'altra forte obiezione.
Forse semplicemente la direzione della storia non è prevedibile. Per citare una frase di Hegel che poi Marx ha stravolto come gli conveniva, “La storia cammina sulle gambe degli uomini” e dove si dirigeranno queste gambe, non è scritto a priori. Quello che è certo, è che qualunque cosa ci aspettiamo dal futuro, il rispetto di noi stessi, la nostra dignità di uomini, ci impongono di restare al nostro posto e continuare la nostra battaglia. Le speranze di successo sono una questione soggettiva, ma il nostro impegno deve rimanere un dato di fatto.
giovedì 20 dicembre 2012
La strada verso Dio (2^ parte)
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di Leo Valeriano
Riprendo il discorso sulla religione. Io mi chiedo quale possa essere lo scopo di certe persone che spendono tempo e denaro per mettere in giro manifesti e cose del genere, che affermano che Dio non esiste. Si mi riferisco a quella faccenda di cui si è cominciato a parlare qualche tempo fa e che poi sembra essersi dissolta nel generale disinteresse.
Appunto, lo dovevano sapere bene che il risultato sarebbe stato quello. E allora perché lo hanno fatto? Mah. Che poi, se ci pensate bene, bisogna ammettere che per ammettere che Dio non esiste ci vuole una fede addirittura più grande di quella che ha chi crede in Dio.
Ammettere che Dio esiste, siamo sinceri, non è così difficile. Fa parte della cultura umana, delle nostre tradizioni. E poi ci sono le religioni rivelate che spiegano anche perché esiste Dio. Ci sono cose come le apparizioni e i miracoli, che aiutano a capire qualche cosa circa l’esistenza di Dio. Ci so può credere o meno, ma almeno sono un aiuto. E invece, non c’è assolutamente niente che dimostri il contrario. Si lo so, ci sono e ci sono stati molti filosofi dell’ateismo. Ho anche letto gli scritti di alcuni di loro.
Proprio per questo mi sento in dovere di dire che poi, tutto sommato, neanche loro sono assolutamente atei. Sicuramente non sono credenti, questo lo capisco. Non credono a quella particolare religione o a quell’altra. E allora? Gli islamici non credono nel confucianesimo. I confuciani non credono nel cristianesimo, i cristiani non credono nel buddismo, i buddisti non credono nell’Islam, e così via. Ma tutti credono nella loro religione. Ecco, io direi che gli atei hanno una credenza tutta particolare in Dio. Ma in fondo ce l’hanno. Perché nessuno è veramente così idiota da pensare che l’universo si possa essere formato da solo e, magari, per caso. Beh, dal niente non si forma niente, no? Non per caso, non da solo. Qualcosa o qualcuno che ha dato il via ci deve pure essere stato, no? Quindi posso capire che una persona non creda alle religioni rivelate. Che non creda nemmeno alle spiritualità orientali. Questo è comprensibile. Ma che un grande creatore esiste, è talmente evidente che non si può disconoscere. Ecco, basterebbe questo. Perché una volta ammesso che c’è stato un grande creatore, il passo successivo è riflettere sul fatto che un pensiero creatore del genere deve avere avuto un fine. E che noi (tutti noi) facciamo parte di questo fine, di questo grande progetto. Quindi la vita di tutti noi, di ognuno di noi, è importantissima per portare avanti questo progetto. E vi pare poco?
Proprio per questo mi sento in dovere di dire che poi, tutto sommato, neanche loro sono assolutamente atei. Sicuramente non sono credenti, questo lo capisco. Non credono a quella particolare religione o a quell’altra. E allora? Gli islamici non credono nel confucianesimo. I confuciani non credono nel cristianesimo, i cristiani non credono nel buddismo, i buddisti non credono nell’Islam, e così via. Ma tutti credono nella loro religione. Ecco, io direi che gli atei hanno una credenza tutta particolare in Dio. Ma in fondo ce l’hanno. Perché nessuno è veramente così idiota da pensare che l’universo si possa essere formato da solo e, magari, per caso. Beh, dal niente non si forma niente, no? Non per caso, non da solo. Qualcosa o qualcuno che ha dato il via ci deve pure essere stato, no? Quindi posso capire che una persona non creda alle religioni rivelate. Che non creda nemmeno alle spiritualità orientali. Questo è comprensibile. Ma che un grande creatore esiste, è talmente evidente che non si può disconoscere. Ecco, basterebbe questo. Perché una volta ammesso che c’è stato un grande creatore, il passo successivo è riflettere sul fatto che un pensiero creatore del genere deve avere avuto un fine. E che noi (tutti noi) facciamo parte di questo fine, di questo grande progetto. Quindi la vita di tutti noi, di ognuno di noi, è importantissima per portare avanti questo progetto. E vi pare poco?
Come vedete, quello che dico è adattabile a molte religioni. E so che mi ascoltano appartenenti a fedi diverse. A me, interessa poco qual è la fede che professate, l’importante è che il vostro riferimento sia lo stesso: Dio. Il resto, naturalmente, conta. Ma conta molto meno del fatto che, appunto, con un ragionamento elementare abbiamo potuto comprendere la ragione per la quale possiamo affermare che Dio esiste e che il creato ha una sua ragione di essere. In quanto al suo manifestarsi, non mi pronuncio. Mi basta riconoscere che le fesserie propagate da incomprensibili personaggi, restano (appunto) fesserie. Siate sereni amici miei e sorridete. Sono convinto che Dio, comunque voi amiate chiamarlo, sorriderà con voi. Io credo in Dio. Ci credo perché la sua presenza sta scritta nella nostra intelligenza di esseri umani. Basta usarla, l’intelligenza, per capire. E, per esempio, ritengo validissimi i principali insegnamenti del cristianesimo odierno: carità, fraternità sociale, tolleranza.
Anche se i cristiani di oggi sono gli stessi che hanno bruciato vivi i Catari, che hanno distrutto civiltà intere come quella Azteca e quella Inca, che hanno fatto l’Inquisizione e marchiato di orrori il Medio Evo. Comunque, una cosa è il riconoscere la validità morale del Cristianesimo e un’altra è l’aderire in toto alla sua dottrina. Questo atteggiamento non vale solo per il Cristianesimo, naturalmente, ma per tutte le cosiddette religioni rivelate. È la stessa intelligenza che mi rivela l’esistenza di Dio, che mi impedisce di crederci. Oggi, io sono convinto della grande importanza delle grandi religioni. Quasi tutte. Per moltissime persone sono fonte di speranza e riescono a spiegare quello che, tutto sommato, non lo è per le nostre limitate menti umane. E sono una speranza anche per i malati, per i poveri, per chi è colpito da qualche terribile sciagura, perché le religioni (quasi tutte) ci raccontano che queste sofferenze, in qualche modo, saranno compensate. Tutto questo è indubbiamente positivo. In questo articolo, che per necessità deve avere una sua limitata lunghezza, non posso spiegare in maniera totale un pensiero che, comunque, risulterà ostico alla maggior parte delle persone. Proverò, comunque, a tracciare in maniera comprensibile la logica che mi ha condotto, negli anni, a questo pensiero. Un grande e noto scienziato, Stephen Hawking, ha diffuso una particolare teoria sulla creazione dell’universo. Quella del Big Bang. A giustificazione delle sue teorie, ha portato una serie di ragionamenti logici e soprattutto matematici che, anche se spiegano bene “come” tutto potrebbe essere accaduto, non spiega “perché” sia accaduto. Infatti, non mi interessa il modo con cui Dio può avere creato questo universo, mi basta sapere che lo ha fatto. Hawking ritiene che il Big Bang sia stato dovuto a una casualità. Ma perché sarebbe accaduta questa casualità? Non potrebbe essere stata provocata? Io preferisco pensare, come logica insegna, che sia stato opera di un’Entità che noi chiamiamo Dio. Ovviamente si tratta di un’Entità incommensurabile che non può essere compresa pienamente, visto che probabilmente spazia in dimensioni e concetti che sono per noi inimmaginabili. Capisco che qualsiasi paragone risulterebbe inadatto e certamente presuntuoso. La scienza può arrivare solo fino ad un certo limite. Non oltre. Comunque, lo stesso ragionamento può valere per la teoria del Creazionismo. In breve, dovunque l’umanità (e gli scienziati per lei) possa arrivare con le sue teorie, io in ultima analisi, dietro la creazione dell’universo vedrò sempre la volontà di un Entità con poteri e con caratteristiche che sono per me assolutamente incomprensibili. Proprio per questo motivo, rinuncio a chiedermi “perché” Dio abbia deciso di creare l’Universo. Sono convinto che si finirebbe per semplificare in maniera assurda o con l’entrare in filosofie fantastiche che porterebbero a dimensioni che la mente umana non potrebbe mai comprendere. E questo è assolutamente logico: siamo troppo attaccati alla nostra carnalità, alla nostra umanità, per riuscirci. E infatti, le risposte che le religioni forniscono sono eccessivamente semplicistiche. Proprio per questo sono adatte a menti semplici. Resta il fatto che se Dio ha creato l’universo deve avere avuto una ragione. Secondo le religioni più accettate, Dio avrebbe creato l’universo (tutto l’universo) solo per porre una sua minuscola creatura, l’uomo, in un piccolo pianeta che ruota intorno a una stella. Uno spreco enorme.
Ma Dio è Dio e può fare quello che gli pare. Posso essere d’accordo. L’unica cosa che è difficile da accettare è il fatto che abbia seguito alcuni criteri che metterebbero Dio (quasi) al servizio dell’uomo. E, almeno secondo alcune credenze, addirittura al servizio di un piccolo gruppo di uomini scelti. Anche questo sarebbe uno spreco incredibile perché la presenza di tutti quanti gli altri uomini che non sono compresi in quel piccolo numero, sarebbe perlomeno inutile. Gli Ebrei e i Testimoni di Geova credono proprio questo: loro sono i prescelti e per gli altri non c’è niente da fare. Anzi, mentre si può diventare Testimoni di Geova attraverso un’adesione, solo gli Ebrei (tranne casi eccezionali) possono aderire all’ebraismo ed essere abilitati come prescelti da Dio. Un Dio del genere, se esistesse, sarebbe di una cattiveria e di una perfidia incredibili. Particolarità queste, che invece sono assolutamente umane. Anzi, sono caratteristiche della peggiore umanità. Leggendo la Bibbia, comunque, ci si rende conto che tutte le leggende che sono racchiuse in essa sono il resoconto di un particolare tipo di civiltà (quella ebraica) che è stato utile a tutto un popolo per rimanere unito, ma che ha poche aderenze con la storia. Oggi, anche attraverso gli studi che sono stati fatti su reperti archeologici, sappiamo che si tratta di una realtà romanzata e facilmente spiegabile con i moderni criteri di analisi. La Genesi, è una grande favola che spiega in maniera facilmente comprensibile, cose che invece sono incomprensibili a una mente umana. Le battaglie che vi sono descritte hanno fondamenti di verità, ma sono state arricchite da elementi fantastici che potessero conferire agli ebrei un’aura di potenza e di mistero. E il Dio di cui vi si narra, somiglia più al Wotan germanico che al Dio del Cristianesimo o dell’Islam. Altro che Dio di bontà: è sempre incazzatissimo. Viene chiamato “Signore degli eserciti”. È un Dio guerriero. È suscettibile di terribili impeti di rabbia che si risolvono sempre in distruzioni. O addirittura nella volontà di estinzione del genere umano, come nel caso del Diluvio universale. Eppure, ragionateci bene, nel creare l’umanità con tutte le sue caratteristiche, Dio doveva sapere bene come si sarebbero comportati, gli umani. Se ha creato l’umanità con tutti difetti che ha, perché arrabbiarsi se gli uomini si comportano da umani? Ognuno di noi, dotato di media intelligenza, sa benissimo che se fa entrare nel suo appartamento un ladro abituale è facile che qualche cosa sparisca dalla sua casa. In questo senso, e lo sappiamo bene, l’umanità non è affatto libera: è, appunto, vittima della sua natura umana. E, ripeto, conoscendo la natura umana, non sarebbe stato difficile immaginare “come” si sarebbero comportati gli uomini. Se poniamo una sfera su un piano inclinato, non è difficile comprendere che rotolerà verso il basso. È una cosa logica. Quindi, Dio conosceva benissimo quale sarebbe stato, in genere, il comportamento dell’umanità. E allora, perché arrabbiarsi se l’uomo si comporta come un uomo? Ma – dice qualcuno – Dio voleva mettere alla prova gli uomini e li ha dotati di intelligenza e di autodeterminazione, per poi punirli o premiarli. A parte la scarsità di intelligenza di cui siamo dotati, in genere, mi sembra che di autodeterminazione ne abbiamo poca. La maggior parte di noi non può fare quasi nulla per “determinare” la propria vita. Ovviamente possiamo scegliere (o credere di scegliere) nelle piccole cose. Comprare un tipo di pane anziché un altro. E, se capita, anche aiutare a vivere un altro essere, anziché lasciarlo morire. Ma non possiamo scegliere a che età crepare, per esempio. Possiamo anticipare quella data, non posticiparla. Possiamo curarci, cercare di prevenire, ma in effetti non possiamo decidere se ammalarci o no. Se nascere da una certa coppia piuttosto che da un’altra. S venire alla luce in qualche particolare luogo del mondo. In effetti, ed è questo che io credo, Dio sapeva benissimo come l’umanità si sarebbe comportata nel corso della storia. E allora, perché avrebbe dovuto tramutarsi in una delle sue creature per sacrificare se stesso … a se stesso?
Come si fa ad accettare l’idea di un Dio talmente idiota da volersi far ammazzare dalle sue stesse creature per liberarle dalla loro stupidità? La stessa stupidità che è naturale nella natura umana. Eppure, è questa la base centrale di tutti i credo cristiani. E qualcuno mi vuole convincere che, sapendolo, ha voluto diventare uomo e farsi ammazzare? Si dovrebbe trattare, quindi, di un Dio masochista. Di un Dio che è onnipotente, onnisciente, onnipresente e poi anche masochista. Una concezione del genere, non fa onore nemmeno al più cretino di noi. Resta il fatto che la maggior parte degli esseri umani credenti in una delle religioni cristiane, nonostante tutto, non sembra avere fatto neppure un passo in avanti, sul piano della crescita. Anzi. Con il suo sacrificio, Dio non avrebbe fatto altro che togliere il marchio del peccato originale. E serviva fare tutto quel casino per poi lasciare, comunque, l’umanità preda della propria barbarie? Ma ammettiamo, per un istante, che Dio non fosse così onnisciente come penso io e legato alla legge del probabilismo, accennata sopra. Anche in questo caso, mi si deve spiegare come sia congruente la figura di un Dio che, prima causa il diluvio universale per distruggere la specie umana da lui creata e poi si fa ammazzare da quegli stessi umani per salvarli. E da che cosa poi? Da loro stessi. Basterebbe metterli tutti in fila, donne e uomini, e prenderli tutti a sganassoni. Come in una catena di montaggio.
Ma sia chiaro, io credo in Dio. Tuttavia, come ho già accennato, non credo alle cosiddette religioni rivelate. Intanto, se Dio è questa inimmaginabile entità a cui accennavo, come credo, e ha creato l’universo per una ragione precisa, cosa dire dell’Islam che crede che la parola divina sia stata trasmessa ad un uomo, tramite un particolare messaggero, “in lingua araba”? E perché non (anche) in aramaico, cinese, islandese? Forse che questi popoli sono indegni di ricevere quel messaggio? Il fatto che gli scritti islamici appaiano come una scopiazzatura di altre scritture, mi turba di meno. Ma ci sono anche altre storture del pensiero islamico che sarebbe troppo complicato e lungo affrontare. E potrei continuare esaminando anche le altre religioni presenti sul nostro pianeta. Ma allora, direte voi, tu vorresti che fossero abolite tutte le religioni? Niente affatto. Io credo sinceramente che la presenza delle religioni sia positiva. Almeno finché la religione non si rende strumento di gruppi di persone che in quella religione si riconoscono e che la usano come un’arma. Come accade, a volte, nell’Islam. Come accadde, per lungo tempo, con la religione cristiana strumento di annientamento come ho detto, di popolazioni inermi (Incas e Aztechi), di comunità intere (Catari, Valdesi, Cavalieri templari), di personaggi illustri che avevano un pensiero divergente da quello ufficiale (Giordano Bruno e Galileo Galilei), per non parlare della caccia alle streghe operata dall’Inquisizione. Ma già dal concilio di Nicea, con la messa all’indice delle teorie del monaco Ario che sosteneva la diversa divinità di Gesù di Nazareth, la Chiesa aveva assunto una posizione intransigente perpetuata nel corso dei secoli. E sappiamo che lo stesso concilio mise al bando moltissime idee similari, come il Manicheismo e il Priscillianesimo. Priscilliano, vescovo cristiano, fu messo al rogo nel 385.
E vorrei ancora ricordare come lo stesso Cattolicesimo nacque come corrente eretica che determinò lo scisma tra la chiesa d'oriente, quella originaria e ortodossa e quella d'occidente, la cosiddetta Chiesa del Filioque. Per cui la chiesa eretica perseguitò le eresie. Oggi, indubbiamente, la religione cattolica sembra essere mutata ed essere diventata più tollerante.
È un simbolo di aggregazione e di speranza, e opera efficacemente nel settore sociale. La maggior parte delle persone, che potrebbero trovare gelide le mie teorie, possono rifugiarsi nel tepore della Chiesa e, egoisticamente, sperare di poter essere accolti in paradiso dopo la morte. E anche in questo si ritrovano segni di quell’egoismo che, comunque, sembra essere il segno distintivo della natura umana. Ma molta umanità ne ha bisogno e non possiamo ignorare certi aspetti della nostra umanità. Le Chiese, tutte le Chiese, offrono la possibilità di “credo” che permettono una vita più serena. A patto, però, che non si permetta loro di tornare ad essere elemento di oppressione, come sono state in passato.
Ma facciamo un passo indietro: la nostra presenza, come ho detto, ha uno scopo, anche se non è quello dichiarato da taluni. Questo mi basta. Mi basta essere un elemento di questo grande ingranaggio voluto da Dio. E, anche se non conosco il funzionamento di questo enorme ingranaggio, e nemmeno le sue motivazioni, io sono orgoglioso di farne parte. In questo non mi discosto molto dalle religioni rivelate. Tuttavia, per qualcuno, a molti risulterà difficile, freddo, duro accettare quanto ho scritto finora. Si tratta di concezione che, siamo sinceri, possono essere fatte proprie solo da un numero limitato di persone. Persone che accettino di contribuire a creare positività, che si proponga come un elemento di maturazione, nel genere umano. Un’umanità consapevole di far parte di un grande disegno e di una comunità che ha bisogno di essere aiutata a crescere. Un mondo che, lentamente e nonostante le religioni che vengono professate, sta depauperando e distruggendo l’opera di Dio. Per questo ritengo che gli uomini più illuminati debbano combattere in favore dell’opera di Dio, senza porsi troppe domande. In una grande armata, il soldato non deve chiedere continuamente ai suoi superiori la ragione delle loro scelte. Deve solo obbedire. Se ai soldati chiamati difendere la propria terra da un nemico invasore fosse permesso di contestare le scelte dei generali, ignorandone spesso anche il significato, qualsiasi battaglia sarebbe persa prima di iniziare. In questo senso, i più illuminati dovrebbero sentirsi come soldati fedeli che fanno parte di un grande esercito guidato da Dio. E senso del dovere ed obbedienza sono le doti del soldato. L’umanità ha obbedito ciecamente a personaggi come Stalin, Mao, Hitler. Dovrebbe farlo, e con maggior ragione, anche nei confronti di Dio.

















