Presentazione di EreticaMente

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota...

Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza...

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?”...

Sulla dignita

Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale...

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa...

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lunedì 25 marzo 2013

Da via Rasella alle Fosse Ardeatine: il dogma della menzogna...


di Mario M. Merlino


Insieme ai giornalisti Pierangelo Maurizio e una giovane e graziosa de Il Settimanale (non ne ricordo il nome, ma non la figura longilinea) siamo invitati a Viterbo, facoltà del Restauro dei Beni Culturali. Il tema è legato agli esili libretti, pubblicati di sua iniziativa, che Maurizio ha scritto, frutto delle inchieste scaturite durante le udienze del processo al capitano Erich Priebke, appena consegnatosi alle autorità italiane. Ad un suo commilitone, che l’esortava a sottrarsi a tale impegno, aveva risposto che nulla aveva da temere essendo notorio come l’Italia fosse la patria del diritto. Infatti, da quei giorni, risulta essere l’ultimo prigioniero di guerra del secondo conflitto mondiale, quasi centenario, solitario ospite in un appartamento nella zona Cornelia, Roma. E che, appunto, siamo gli eredi delle grandi tradizioni giuridiche, irradiatesi in tutto il globo terrestre e poi oltre ogni distesa marina quale simbolo e faro di civiltà, ce ne siamo ricordati quando l’aula del Tribunale Militare, con annessi giudici e carabinieri, è stata sequestrata in attesa dell’arrivo, sotto forma di un ometto sudato trafelato alticcio, del Ministro della Giustizia in persona. Con atto d’imperio (lupo con le pecore, pecora con i lupi) ha avocato a sé gli atti appena conclusi ha reso nulla, dunque, la sentenza e ‘l’ordine regna a Varsavia’(quello almeno poteva darsi parvenza di legittimazione con il rombo del cannone, che s’è dimostrato sempre buon argomento…).


Pierangelo Maurizio, inviato a fare la cronaca delle udienze, convinto di trovarsi di fronte ad un percorso giudiziario storico ed etico scontato, s’è dovuto ricredere ed ha avuto il ‘pessimo gusto’ di non tenersi per sé inquietudini dubbi nuovi scenari diverse conclusioni. Nell’Italia democratica ed antifascista qualcuno di recente ci ha ricordato che vi è una sola possibile (sic transit gloria mundi!) interpretazione della storia.

Così siamo a Viterbo su invito dei ragazzi del Fronte della Gioventù. L’edificio, tra il verde e con ampia e ripida scalinata, è presidiato da robusta e bonaria presenza di poliziotti, molti in borghese pochi in divisa. Vi è, però, un altro presidio, poco numeroso rumoroso folkloristico, che impedisce di fatto l’entrata. O tempora, o mores!, si lagnava Cicerone ed io con lui. Salire le scale a passo lesto tirar fuori gli attributi, insieme a spranghe e catene ed altro simile e convincente argomento, e aprirsi la strada lasciando lungo il percorso e a terra i segni di un pacato e garbato dissenso… Un lenzuolo pende dal primo piano con la scritta in rigorosa vernice rossa ‘la resistenza è rossa (credo nell’identità del sangue dei vinti versato e di bandiere al vento), la resistenza non si processa (e chi, diffidando degli esiti della giustizia, intende seguire la via delle carte bollate? Solo la più modesta dell’approfondimento storico, magari con un po’ di necessario coinvolgimento della mente e del cuore)’. Chi ci ha invitato vuole evitare la rissa, i giornalisti si adeguano, io salgo da solo le scale (nessun gesto d’eroismo, va da sé, solo una ricorrente crisi di stupido giovanilismo), qualche insulto reciproco e, poi, nuovamente in macchina e di nuovo a Roma.

23 marzo ’44, via Rasella, un reparto di soldati tedeschi del btg. Bozen, dell’Alto Adige, risalgono la strada fucile in spalla, senza proiettili, il comando diffida di loro perché cattolici, cantando. In un carretto dell’immondizia la bomba la deflagrazione gli uomini a terra, morti e feriti, cornicioni e finestre in frantumi Piero Zuccheretti un ragazzino, passando lì per caso, viene ridotto ad un mucchietto di stracci con la testa rotolata sul sampietrino i manifesti con la richiesta della consegna dei responsabili il silenzio, va da sé, degli attentatori che, loro compito, è l’odio da scatenare e non si deve placare senza ulteriore feroce barbaro spargimento di sangue la rappresaglia le Fosse Ardeatine. Tutto appare tragicamente semplice, sì, però…

La presenza, ad esempio, sul luogo di militanti di Bandiera Rossa, antagonisti ai comunisti in servizio permanente effettivo agli ordini di Mosca, che insieme a quelli detenuti nel carcere di Regina Coeli saranno, con gli ufficiali monarchici, guidati dal più giovane colonnello dell’esercito regio, Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, catturati in precedenza per una spiata il 25 gennaio (!), fra i giustiziati più numerosi  nelle cave di tufo dell’Ardeatina. Fra costoro l’ufficiale dei granatieri Aladino Govoni, figlio del poeta ferrarese Corrado (‘Il vile che gettò la bomba nera/ di via Rasella, e fuggì come un lepre,/ sapeva troppo bene quale strage/ tra i detenuti da Regina Coeli a via Tasso, il tedesco ordinerebbe../ Chi fu l’anima nera della bomba?/ Fu Bonomi, o Togliatti? O fu Badoglio? Tacciono i vili. In gola han l’osso orrendo/ della fossa carnaia ardeatina/ per traverso: non va né in su né in giù…’). Le modalità di come venne stilata la lista dei reclusi nel carcere romano dove i comunisti riuscirono in gran parte a sottrarsi alla conta (Trombadori ricorda che si era fatto ricoverare in infermeria perché influenzato!), dove un ruolo prioritario nel sostituire alcuni nominativi all’ultimo momento l’ebbe il commissario Raffaele Antonio Alianello. Mentre il questore Pietro Caruso, in fondo la sua accusa di ‘collaborazionismo’ con i tedeschi era stata di aver subito gli ordini di Kappler e di averli eseguiti passivamente, sarà fucilato legato ad una sedia la mattina del 22 settembre, il commissario Alianello farà tutta la carriera possibile, divenendo questore e poi prefetto…A pensar male ed altro…

Vi sarebbero da aggiungere ulteriori perplessità dubbi contraddizioni ma non vorrei che, ancora una volta, in prossimità della Pasqua, qualche uovo pecorella o coniglio si levasse a chiedere il rogo solo perché non mi sono mai garbati i giudizi eccessivamente blindati. Se dopo diciassette anni di processi, quelli che mi hanno riguardato, e quanti ancora e successivamente hanno lasciato che intorno alla strage di piazza Fontana vi fosse il buio sui responsabili, al di là delle ricostruzioni e dietrologie varie, mi sarà consentito essere ‘diffidente’ o sarà poi grande colpa? Ho scritto anni fa, proprio quando viva era la polemica intorno a queste vicende, che non posso condividere il mio modo di essere, quell’ ormai arcinoto ‘faccia al sole e in culo al mondo’, con chiunque abbia scelto il colpo alla nuca nelle foreste di Katin nelle foibe d’Istria ed anche alle Fosse Ardeatine…E non posso condividere la menzogna l’ottenebramento il silenzio solo perché c’è sempre, per chi comanda, una ‘parte sbagliata’…


lunedì 3 settembre 2012

A casa del Capitano



di Mario M. Merlino

 
La sera del 1 agosto del 1996, con una spontaneità dubbia maldestra e programmata, alcune decine di giovanotti, molti dei quali con la kippah in testa, assaltano la sede del tribunale militare di Roma. Pochi minuti prima il presidente della corte Agostino Quistelli ha riconosciuto il capitano Erich Priebke responsabile del concorso nella strage delle Fosse Ardeatine, ma, applicando le attenuanti, l’ha dichiarato ‘libero’. Una offesa imperdonabile alla menzognera icona costruita a partire dall’attentato di via Rasella dove ci sono i buoni, ad esempio Rosario Bentivegna che accese la miccia della bomba nascosta nel carretto della spazzatura. Morto recentemente, il sindaco di Roma sta cercando una strada, un luogo (in)decente ove collocare una targa, dare il suo nome a lustro della città e ad imperitura memoria per i posteri… ci sono i cattivi, i tedeschi (sempre loro!) anche se si erano fatti carico, tramite manifesti, di invitare gli attentatori a presentarsi per evitare l’inevitabile rappresaglia secondo le leggi di guerra… ci sono i dimenticati, come Piero Zuccheretti, adolescente di anni 13, il cui corpo straziato è stato inquadrato in una foto di cui, subito, s’è detto essere un ignobile fotomontaggio per offendere i nobili valori della resistenza…

 Il ministro di Grazia e Giustizia Flick, sgradevole nell’aspetto e di fatto arbitro d’iniquità, si precipita in tribunale. Ci si aspetta che, con l’autorità conferitagli dal presidente della repubblica, nelle cui mani ha giurato, riaffermi l’autonomia della magistratura e l’imperio della legge, di cui le sentenze sono espressione. Infatti avoca a sé la decisione presa dal presidente della corte, lo scavalca come se fosse uno scolaretto sbadato e incompetente, revoca la libertà appena concessa a Priebke e lo fa ri-arrestare.

Mi raccontava lo stesso capitano, in uno dei pomeriggi in cui mi recavo a trovarlo, che, ancora in Argentina, aveva telefonato ad un suo commilitone per comunicargli l’intenzione di consegnarsi e venire nel nostro paese. Costui aveva tentato di dissuaderlo, paventandogli tutti i rischi di simile gesto. Al  che egli aveva tagliato corto, ricordandogli che l’Italia è la patria del diritto. Appunto… sono da quella data sedici anni che egli vive in un appartamento messo a disposizione dal suo procuratore legale. Ormai quasi centenario, a sfida di chi contando sulla sua età si augurava una prossima morte, liberatoria del problema…, ad esempio, di ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale in un paese, l’Italia, che ha conosciuto l’umiliazione dell’8 settembre e, contando ingenua sul prezzo del tradimento, si è vista schifata il 10 febbraio del 1947, firma del Trattato di pace. E, ancora, inesauste si levano le proteste se, una sera, mangia una pizza con degli amici…

Ho una foto con lui seduto davanti ad una piccola torta, la candelina del suo ottantanovesimo compleanno, un amico ed io in piedi alle sue spalle. E l’anno successivo fui fra gli invitati al suo compleanno, avendo ottenuto un particolare permesso, per festeggiarlo in un agriturismo alle porte di Roma. Poi mi è stata revocata l’autorizzazione e me ne dolgo, anche perché comuni amici mi portano i suoi saluti e la nostalgia delle nostre conversazioni sulla scuola, la repubblica di Weimar, su come avesse conosciuto Ezra Pound a Rapallo. Un po’ in italiano, con qualche finestra aperta sullo spagnolo ed espressioni in tedesco… Lui seduto su una sedia con spalliera, rigido nel portamento da ufficiale prussiano (nato a Berlino), io, mediterraneo vecchio beat in ‘on the road’, sul divanetto. E il tavolino con i pasticcini e la bottiglia di vino che, se non si finisce, non mi lascia andare…

Da qualche parte ho letto che gli uomini sono il frutto del tempo e delle circostanze. E di certo ci fu un’età dei Titani e l’attuale simile a quella degli orchetti… Sebbene la fisiognomica non sia una scienza, certi volti che sfilavano nel Campo di Maggio, asciutti come forgiati nel marmo e lo sguardo aquilino, danno la misura di altra razza, razza dello Spirito in primo luogo. Si possono odiare, immagino, non possono però evitare che un brivido corra lungo la spina dorsale. E, segretamente, siano motivo di invidia. ‘Wenn alle untreu werden, so bleiben wir doch treu, dass immer noch auf Erden fùr euch ein Fàhnlein sei’…

Una delle tante discutibili operazioni condotte da Renzo De Felice, pur con i suoi molteplici meriti, è stata quella di scindere, anzi rendere oppositivi, il Fascismo e il Nazionalsocialismo. Moderno e recuperabile il primo, primitivo e inguardabile il secondo. Non è questo lo spazio per stabilire validità o errori di questa sua valutazione, che – va da sé – non condivido. Qui mi preme rilevare il tratto e lo stile del capitano Erich Priebke quando apriva la porta, m’invitava a sedere, raccontava di sé e della Germania. E vi trovavo lo stesso tratto e il medesimo stile di uomini come il s.t. di vascello Mario Sannucci, btg. Lupo-XMAS, che il 6 febbraio del ’45 ha lasciato sul fiume Senio il braccio destro per una Patria che, certo, non lo meritava. Oppure l’ausiliaria della GNR Gina Romeo che, il 2 giugno del 2008, è sfilata in via dei Fori Imperiali, reggendo il labaro dell’ass. Volontari di guerra, con il basco del SAF gettato all’indietro, le maniche della camicia nera arrotolate oltre i gomiti, dritta e fiera. Lei che ha conosciuto, nelle mani dei partigiani, cosa sia il branco che si scaglia sulla preda indifesa. Serena e fedele all’Idea, per cui vale comunque pagare anche il prezzo più alto ed infame…