Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Poesia. Mostra tutti i post
venerdì 14 settembre 2012
Tu verrai, cara Morte
Ho ritrovato una poesia di Robert Brasillach. Inedita. E’ datata 17 novembre 1932, quando cioè egli ha ventitré anni. Del resto fu scrittore precoce e prolifico. Nel 1932 è anche il dramma Domrémy dedicato a Giovanna d’Arco, di cui realizzai una lettura recitata, poi la sua traduzione e stampa nel 2010. Definito quale ‘difficoltà dell’eroismo e della santità’. Mi sono cimentato nella traduzione consapevole come il ritmo e le atmosfere sono probabilmente rimaste nell’originale. Del resto non ricordo chi riteneva ogni traduzione un tradimento.
Giano Accame, ricorda la figlia Barbara, sul letto di morte volle che gli leggesse i Poemi di Fresnes (nella edizione da me curata nel 1998). Egli lo aveva definito ‘il poeta dei balilla’ e aggiungeva che ‘il suo ottimismo, la sua gioia di vivere sono irritanti per le ragioni su cui si fondavano: perché si era, perché ci eravamo sbagliati’. Brasillach quale cantore della giovinezza dell’amicizia della gioia di vivere, valori così stridenti dopo il ’45 quando una cappa mefitica è scesa a soffocare la speranza e la fierezza, che egli rivendicava davanti al plotone d’esecuzione, sulle nuove generazioni di questa Europa.
Tu verrai, cara Morte,
simile alla sera che si distende sulle banchine del porto
e non sarà poi così triste
se ci porterai memoria di quella musica semplice
e del canto che intonavamo mentre si saliva a bordo.
Il fruscio intenso della vela arrotolata
Non distrarrà lo sguardo dall’Oceano,
anche allora, anche in quel momento,
sapremo scordare l’odore ancora fresco del catrame
e l’umidità fumigante dalla cima dell’albero maestro?
Quando, da bambini, si correva verso le pesanti funi
e alle barche attraccate agli anelli di ferro,
guardando, seduti sulle bitte di ormeggio,
la marea crescere dolcemente,
i nostri cuori, cara Morte, si resero dimentichi della riva,
prigionieri delle rozze canzoni per uomini già avvezzi al mare,
pronti a salpare per ignota destinazione
con la sacca in spalla, le ragazze nel cuore e in tasca il coltello.
Ripensando alla nave ondeggiare libera dall’ancoraggio,
al richiamo della terra ferma a cui restammo insensibili,
ci sarà concesso perdonare al canto delle sirene
l’annuncio dell’inesorabile quiete e la fine dei bei giorni?
I poeti sono come gli eroi, nel verso svincolati dall’anagrafe…















