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sabato 8 giugno 2013
Nascita del Pitagorismo nell’antica Kroton
Giuseppe Barbera, Nascita del Pitagorismo nell’antica Kroton, COLLANA PITAGORICA – Quaderni interni Associazione Tradizionale Pietas, 103, pp. 90 – €10,00.
Edito in proprio per la neonata Collana Pitagorica dei Quaderni dell’Ass. Trad. Pietas, il testo di Giuseppe Barbera (presidente della medesima realtà associativa) dedicato alla Nascita del Pitagorismo nell’antica Kroton si presenta come una buona introduzione storico-filosofica all’insegnamento immortale del Samio. Ci sentiremmo di consigliare questo testo specialmente ai più giovani, onde approcciare in maniera piana e semplice quella che, da millenni, si pone come la più perfetta espressione dottrinaria della tradizione autoctona d’Italia.
Il saggio, scorrevole e di piacevole lettura, si propone lo scopo di prendere in esame i tratti salienti del Pitagorismo ponendo attenzione, correttamente, in via principale sulla visio sacrale che ne sottende ogni adattamento ai vari rami dello scibile e dell’agire umani: dalla scienza alla politica, dall’etica alla metafisica e al dominio del Sacro stricto sensu inteso. L’argomentazione prende le mosse da una breve disamina della storia di Kroton dalla fondazione all’arrivo di Pitagora, nonché dalla esposizione delle principali modalità di espressione della religiosità cotoniate. Vengono esaminate le divinità principali della polis, evidenziando taluni aspetti apparentemente più rilevanti in consonanza con il sentire profondo dei Crotoniati (non ultimo il profilo terapeutico, legato a doppio nodo ai templi di Apollo Medico e di Hera a S. Anna di Cutro). Di particolare interesse il capitolo dedicato al processo significativamente definito di pitagorizzazione delle divinità poliadi, cioè a dire di rivalutazione degli arcaici numi della città in un contesto di rinnovato afflato spirituale, etico e sociale a seguito del revirement imposto dal Samio verso lidi di nuda essenzialità, di purità nei costumi, di ri-conoscimento attivo del cittadino nel macrocosmo politico della comunità. In tale contesto assumono rilievo figure divine come quella di Zeus, della sua consorte Hera (nota soprattutto per il tempio di Capo Lacinio, celebre in tutto il mondo antico), nonché di Herakles, l’Eracle italico prima che ellenico, legato a doppio filo all’idea di iniziazione e, in quanto eroe divinizzato nell’ottica propria al mito greco, a quella di eros come slancio divinizzante, eroico furore di bruniana memoria.
Ma è anche, torniamo a ripeterlo, il Pitagora politico ad essere messo in risalto in questo breve ma denso saggio. Colpisce una frase, contenuta a p. 37, in cui l’autore parla del Filosofo come di colui che “per primo pensò l’Italia”: idea, invero, doppiamente interessante nella misura in cui si consideri che quella Calabria che fu primo teatro del farsi storia della visione del mondo propria alle fratrie pitagoriche viene considerata, in base ad antiche tradizioni, la prima Italia, a significare la vetustà di un deposito sapienziale che trova anche – se non primamente – in quelle terre un punto focale di peculiare intensità e profondità. Appropriato, in tale cornice, il richiamo alle intuizioni del Micali in merito alla filosofia pitagorica come possibile fulcro ideale di una concezione politica della città che avrebbe potuto fungere da punto di riferimento per chi, ai suoi tempi, si richiamava all’idea di Unità. E nel contesto proprio alla Schola Italica assume rilievo anche la figura femminile, tra cui spiccano figure eroiche come quella di Timica, ma anche nomi ‘significativi’ come quello di Vitalia, figlia di Damo e nipote del Maestro.
Appena accennate, ma indubbiamente meritevoli di approfondimento, le tematiche relative alla ‘reincarnazione’ (in realtà, va detto, mai insegnata da Pitagora e dai suoi discepoli, a differenza della palingenesi) ed alla trasmigrazione delle anime, con un non trascurabile riferimento all’Antro delle Ninfe di porfiriana (ed omerica) memoria: mito che a chi nutre interesse profondo, tra le altre cose, per lo studio dell’Ermetismo napoletano può comunicare molte cose degne di meditazione. Più articolata la partizione del libro dedicata alla matematica pitagorica, correttamente inquadrata come arte di impronta non esclusivamente quantitativa, bensì anche e soprattutto qualitativa. Si affronta con una certa padronanza la materia relativa alla valenza profonda del numero come ente, considerato da una prospettiva metafisica nelle sue espressioni aritmetiche e geometriche, con una interessante digressione su alcuni numeri-cardine del sistema pitagorico (anche avvalendosi delle preziose indicazioni del macrobiano Commento al Sogno di Scipione), sul determinarsi dell’ente numerico nel dispiegamento delle cose in natura, nonché sul numero aureo legato, in particolar modo, al numero 5.
Da ultimo si noti che Kroton è presa in considerazione come snodo e quasi omphalos da cui, per vari adattamenti, si irradia nei millenni l’insegnamento del Samio (e non è affatto da escludere, sia detto en passant, che la Samo di cui parlano i biografi di Pitagora si trovasse nella nostra Penisola e non nell’Egeo orientale). Essa è il punto primo di diffusione del patrimonio pitagorèo, sul cui stesso nome sarebbe opportuno interrogarsi, atteso che il nome ‘Kroton’ attesta la presenza di un importante radicale kr- dai molteplici possibili significati. Si noti che il medesimo tema, in certa misura quasi identificativo dell’idea di ‘centro’ o ad essa rapportabile (si pensi alla presenza del medesimo tema nel greco καρδία e nel latino cor, per ‘cuore’), è dato rinvenirlo anche in altre città italiche dotate di valenza ‘onfalica’: si pensi, ex multis, alla Corito-Cortona (Kurtun, tra l’altro ospitante ancora oggi un monumento noto come Tanella di Pitagora) da cui, secondo la tradizione, a seguito di alcuni terrificanti cataclismi Dardano spiega le vele alla volta – il caso non esiste – di Samotracia, onde fondare i mediterranei ed ‘italici’ Misteri dei Cabiri, per poi volgersi in direzione delle future sponde di Troia.
Rumon
Per ordinare il testo qui recensito scrivere una e-mail al seguente indirizzo: infopietas@tiscali.it .
mercoledì 1 maggio 2013
Mitreo dell'Ara Massima di Ercole - Visita Archeologica
Mitreo dell'Ara Massima di Ercole - Visita Archeologica
Carissimi Amici,
Venerdì 17 maggio, alle ore 13.45 effettueremo una visita archeologica presso il Mitreo dellAra Massima di Ercole, in Piazza della Bocca della Verità, 16/a, durante la visita verrà effettuata una conferenza dal titolo "I Misteri del Mitraismo". Per partecipare è necessario confermare la presenza al presente indirizzo di posta elettronica infotemplumminervae@gmail.com
Il costo di partecipazione alla visita (incluso di tessera all'associazione Tradizionale Pietas per chi ancora non fosse iscritto per l'anno 2013) è di € 10,00
Per info scrivere a infotemplumminervae@gmail.comoppure telefonare al 3287378069.
Un cordiale saluto,
l'Associazione Tradizionale Pietas.
lunedì 1 aprile 2013
NATALI DI ROMA
In occasione dei festeggiamenti dei Natali di Roma, come di consueto, abbiamo organizzato una serie di eventi per celebrare l'amata ricorrenza, con la collaborazione delle seguenti associazioni: Ordine dei Cavalieri degli Antichi Culti, Societas Hesperiana, Hellenismo (Comunità Ellena Italiana) e Thyrsos (Gentiles Hellenes).
Vogliate prendere visione della locandina in allegato e manifestarci il vostro interesse nel festeggiare assieme.
Il programma di quest'anno è più che mai variegato.
Prevede una passeggiata per i templi di Villa Borghese al venerdì 19;
al sabato 20 un imperdibile incontro dibattito, in una maxi sala conferenze, con le realtà gentili operanti in Italia e in Grecia sui temi della tradizione, seguito da una magnifica ed elegante cena in un albergo storico della capitale (http://www.hotelcaravel.it/);
infine, domenica 21, una visita guidata alla scoperta dei Fori e di quelle aree finalmente riaperte al pubblico, nonchè un pranzo di commiato in un ristorante dedicato a Venere, dea fra le dee, dietro Fontana di Trevi (http://www.veneretrevi.com/).
Scriveteci e telefonateci per riservare quanto prima (e comunicateci di esigenze alimentari specifiche quali, ad esempio, vegetariani o celiaci!)
328 7378069
Vi aspettiamo!
L'Associazione Tradizionale Pietas
martedì 5 marzo 2013
Intervista a Giuseppe Barbera dell’Ass. Pietas
a cura di Luca Valentini per ERETICAMENTE.net
- Dott. Barbera la vostra Associazione è possibile collocarla nel quadro di diversi raggruppamenti del cosidetto “tradizionalismo romano”, ma sotto quali aspetti il vostro percorso si differenzia dagli altri?
L'Associazione Tradizionale Pietas è una realtà eterogenea composta prevalentemente da comunità connesse tra loro nell'interesse delle tradizioni greco-romane in Italia. L'approccio alla Tradizione avviene in maniera asettica, evitando forme di fanatismo o visioni faziose che possano alterare la reale comprensione della Tradizione in se stessa. La nostra entità è culturale e non religiosa poiché consideriamo, allo stesso modo degli antichi romani, la Pietas come un corpo di valori nel percorso della filosofia intesa come via di ricerca della sapienza a discapito dell'approccio religioso, reputata come una forma di misticismo che rallenta il cammino della comprensione.
Purtroppo non mi è possibile chiarire su cosa il nostro percorso si differenzi dagli altri perchè non conosco metodi e percorsi di altri gruppi di tradizione romana in Italia, mi è possibile definire con chiarezza l'organizzazione all'interno della nostra struttura: in Pietas ci si può accostare in diversi modi alla tradizione, cominciando dallo studio dei testi classici e sacri della nostra tradizione (Iliade, Odissea, Eneide, Georgiche, Bucoliche, Teogonia etc.) con un'ottica esoterica in senso socratico fino ad arrivare anche alla comprensione ed alla pratica del rito antico nell'ottica della pietas greco-romana.
Purtroppo non mi è possibile chiarire su cosa il nostro percorso si differenzi dagli altri perchè non conosco metodi e percorsi di altri gruppi di tradizione romana in Italia, mi è possibile definire con chiarezza l'organizzazione all'interno della nostra struttura: in Pietas ci si può accostare in diversi modi alla tradizione, cominciando dallo studio dei testi classici e sacri della nostra tradizione (Iliade, Odissea, Eneide, Georgiche, Bucoliche, Teogonia etc.) con un'ottica esoterica in senso socratico fino ad arrivare anche alla comprensione ed alla pratica del rito antico nell'ottica della pietas greco-romana.
- Si nota nei vostri scritti, nella vostra rivista una propensione particolare per il Pitagorismo, e ciò non crediamo sia solo motivato dall’essere la sua Associazione sorta a Crotone in Calabria. Può cortesemente sintetizzarsi quali connessioni vi sono tra la vostra visione del mondo ed il Pitagorismo?
La connessione tra pitagorismo e tradizione romana nasce nella prima Italia. Se è vero che Roma, affacciandosi sul Mediterraneo, coglie il testimone della civilizzazione alessandrina del mondo, già prima aveva ripreso l'intento pitagorico di creare un'Italia unita. L'esperienza della Lega Italiota fu la prima volontà d'unità della penisola e nacque proprio nell'ambito Crotoniate. Quando poi il nuovo centro del Pitagorismo divenne Taranto e ci fu la famosa guerra contro Roma del 270 a.C., l'Urbe eterna decise di abbracciare l'ideale pitagorico (riconoscendo in esso dei motivi ideologici già presenti a Roma) creando il mito del re Numa discepolo di Pitagora. Storicamente questo discepolato diretto è impossibile a causa della distanza cronologica tra le vite di Numa e Pitagora, ma chiaramente venne messo in atto un sistema di propaganda finalizzato ad unire la Magna Grecia (prevalentemente pitagorica) con la componente socio-politica e culturale romana, motivo per cui verrà posta la statua del filosofo samio all'ingresso della Curia Optimia. Dunque la nostra propensione per il pitagorismo si aggancia ad un motivo culturale che si espresse con grande forza nell'antica Roma: le stesse riforme dei Gracchi ricalcavano le idee di Pitagora in merito alla riorganizzazione dei terreni della distrutta Sibari, così i Gracchi volevano ripartire similmente i terreni della distrutta Cartagine; sia Pitagora che i Gracchi trovarono l'opposizione delle aristocrazie terriere.
- Un numero della rivista Pietas è stato dedicato alla figura altamente stimabile di suo padre, come fondatore dell’Associazione. Senza voler esser invadenti e scortesi, possiamo chiederle, a livello spirituale ed in sintesi, quale è il lascito più importante che Gianfranco Barbera ha consegnato alle nuove generazioni che a voi si avvicinano?
Onestà intellettuale, equanimità, impegno. L'onestà di riconoscere dove stiano i limiti e dove ricercare la grandezza della nostra tradizione; il dare il giusto valore alle cose ed alle persone abbattendo la faziosità e gli interessi del proprio ego; L'impegno, ossia la Pietas, l'impegno verso la famiglia, gli amici, la patria e gli dei. Oggi Crotone si presenta come città di Pitagora con i suoi cartelloni all'ingresso della città, con monumenti dedicati al grande filosofo, ma prima dell'avvento di Gianfranco Barbera a Crotone e del suo interesse alla politica cittadina l'unico monumento della città era uno scoglio m
esso al centro di una piazza in via Cutro, dal quale ogni tanto sgorgava un po' d'acqua. Sessant'anni di socialismo reale avevano cancellato ogni traccia di memoria storica: Gianfranco Barbera attuò una vera rivoluzione culturale a Crotone, sensibilizzando chiunque, al di là delle posizioni politiche, alle antiche tradizioni crotoniate. Nonostante fosse un militante attivo di destra, la sinistra crotonese ebbe sempre grande stima della sua cultura e dei suoi valori, tanto da commissionargli dei quadri sulla fondazione dell'antica Kroton e sulla scuola pitagorica oggi nell'androne del palazzo della provincia in via Mario Nicoletta.
- Oltre al Pitagorimo, nella rivista, negli scritti di suo padre e suoi abbiamo notato un continuo riferimento all’esperienza magica del Gruppo di Ur, non solo verso la componente pitagorica (Reghini –Parise), ma anche gli insegnamenti ermetici (Quadrelli) e antroposofici (Colazza – Scaligero). Che legame certi insegnamenti possono avere con una via di cultualità gentilizia italico-romana?
Nel suo percorso Gianfranco Barbera cercò, sin da giovane, la via della Tradizione. Allo stesso modo di Ulisse viaggiò per i mari ed approdò a diversi lidi fin quando non giunse a quello tanto agognato della via Romana. Si è sempre definito un gentile e nonostante le sue posizioni dichiarate molti uomini di chiesa avevano grande stima della sua figura tanto da commissionargli restauri di quadri antichi di culto cristiano. In ciò egli fu l'incarnazione della tolleranza e del dialogo: se non avesse mai studiato i vangeli e la bibbia e grandi teologi come Kircher, D'Aquino e D'Agostino non avrebbe mai potuto, per mezzo delle comparazioni, far comprendere ai sacerdoti cristiani i motivi delle sue posizioni, dagli altri sempre rispettate ed apprezzate. Egli, in pieno spirito romano, studiava anche le tradizioni degli altri per trovare punti di sincretismo e di comuni origini: del resto la stessa cosa la fecero i Romani con i Greci e con i diversi popoli assoggettati. Ma nonostante ciò più andava avanti negli anni e più ricercava la tradizione prisca della Roma arcaica abbandonando le fasi di quei grandini più in giù, della piramide spirituale dell'umanità, dai quali passiamo tutti quanti ma solo in pochi poi si ascende a quelli più stretti.
- In Italia, suolo di Roma Eterna, da Romolo a Pomponio Leto vige un sospettoso silenzio, dalla scuola ai media, sui temi della Cultura Classica. Crede ciò sia dovuto solo all’antagonismo egemonico e secolare della Chiesa o intravede altri e più subdoli Avversari?
Certamente esiste un intento di origine occulta finalizzato a sconnettere gli uomini d'Italia dai loro geni originali, probabilmente il nostro potenziale è tale da far si che altri temano un nostro predominio in caso di risveglio collettivo delle coscienze, così da tenerci distanti dalle nostre tradizioni patrie per poterci gestire e controllare al meglio. Un albero senza radici può essere sradicato subito. Ma per quanto possano cancellare l'informazione sulle nostre origini, nel genoma italico risuona e ribolle il legame coi geni ed i numi dei nostri antenati, pertanto l'invincibilità della Tradizione sta nella sua capacità di sopravvivenza nonostante l'occupazione culturale dello straniero.
- In merito alle evidenti condizioni di decadenza non solo del mondo moderno, ma anche di tutto un mondo del tradizionalismo che spesso sfocia quasi nella parodia del Sacro, che non in un suo sperato recupero, voi intendete porvi come argine oppure giudicate non esserci i presupposti per un’analisi negativa, così come da noi sintetizzata?
Esiste non solo in Italia, ma in tutta Europa, un risveglio verso la Tradizione. Un sentire che tende a fuoriuscire dalle catene materiali e morali imposte dalle religioni moderne che hanno cancellato l'antico sistema di diffusione della Sophia, ossia della sapienza. Nel mondo antico l'approccio al rito era differente. Se oggi già da giovani s'impone la presenza ad adunanze collettive, chiamate messe, finalizzate alla circonvenzione culturale degli uomini che da potenziali eroi invece devono comportarsi come pecore
al servizio del pastore che da loro trarrà il suo profitto ed il suo guadagno, nel mondo antico l'accesso al tempio era riservato solamente ai meritevoli. Il paradigma cristiano “beati i mendicanti di spirito” è stato cangiato in “beati i poveri di spirito”, forse per un'errata traduzione o forse con un voluto intento di cancellazione della meritocrazia ed appiattimento spirituale della popolazione al fine di controllarla e gestirla al meglio. Guardando oggi un tempio romano notiamo, generalmente, un particolare importante: all'interno del tempio era posta l'ara, un altare verticale che simboleggiava l'aspirazione verso l'alto del praticante che entrava nel Naos. All'esterno l'altare era un parallelepipedo posto sulla scalinata che sviluppava la sua lunghezza in orizzontale: qui avvenivano i sacrifici per la collettività, il sacerdote coadiuvato da alcuni assistenti saliva alcuni gradini e sacrificava gli animali simbolo delle cose che vanno lasciate fuori dal tempio per potervi ascendere. Il sacrificio massimo era il Suovetaurilia, ossia un maiale, una pecora, un toro; i bassi istinti della riproduzione e della gola erano rappresentati dal maiale, l'ignavia dalla pecora, l'arroganza e la prepotenza dal toro. Questo altare era orizzontale perchè voleva proiettare il suo intento verso l'orizzontalità della materialità e del popolo profano. Durante il rito erano i sacerdoti e gli iniziati che pronunciavano le formule sacre, non vi era la partecipazione di tutti nel cantare inni o altro: il popolo assisteva, non partecipava attivamente, ma ricettivo frequentava il tempio per assumere la luce sapienziale dei suoi sacerdoti. Quelli che comprendevano il motivo dei gesti e delle azioni rituali, quelli che capivano perchè in processione venissero portati simboli particolari come calici e crateri, o rose o quanto altro scegliessero i sacerdoti, quelli venivano addent
rati alla sapienza del tempio; significativo l'esempio di Apuleio nell'asino d'oro: egli partecipa alla processione isiaca, comprende il motivo della rosa in processione e la mangia: i sacerdoti che lo vedono lo addentrano subito ai misteri del tempio e gli viene poi data la possibilità di poter andare avanti nel suo percorso spirituale e giungere successivamente ai misteri solari di Osiride. Questo era il sistema antico: non era necessario essere sudditi di un sovrano religioso per poter accedere ad un percorso spirituale, ma vi erano sacerdoti ed ordini spirituali finalizzati a seguire e curare i meritevoli. Oggi questo sistema è stato interrotto: gli altari all'interno dei templi cristiani sono orizzontali, non verticali, e se per caso qualcuno comprendesse perchè viene innalzato il calice verso l'alto mentre si sente dire mistero della fede e lo dicesse al sacerdote, ci si sentirebbe tacciare di eresia e follia. Solamente ai sacerdoti che comprendono i significati dei simboli viene concesso di poter accedere ai misteri parodiati, rubati con violenza e conservati e tenuti dalla chiesa per il proprio potere, gli altri devono rimanere pecore che pascolano nei prati del Dominus, parola che significa Signore ma anche padrone ed il cristiano deve essere Servus (schiavo) del Dominus (padrone). Del resto è sempre stata ammessa l'origine della chiesa come religione degli schiavi. E' chiaro che il problema di fondo è che l'uomo moderno è stato depauperato della possibilità di evolversi spiritualmente, necessitando le chiese cristiane di enormi greggi per il loro mantenimento. E' normale che in chi si risveglia la scintilla della sapienza non è detto abbia sempre la possibilità di trovare il giusto punto di riferimento e quindi con facilità vengono a crearsi gruppi umani che, nel giusto principio della libertà di ricerca, a volte si innestano su terreni cultuali errati pensando di riscoprire vie tradizionali quando invece capitano in percorsi che traggono le loro origini dall'occultismo dell'800, prevalentemente frutto di èlite culturali da salotto tanto erudite ma prive dell'esperienza iniziatica del rito e che creano riti su basi intuitive che però difficilmente sono corrette. Quei pochi filoni di Tradizione, sopravvissuti in Italia nel corso dei secoli, sono come serpenti sacri scarnificati dagli artigli del felino cattolico, morenti ma che stringono tra i loro denti la sfera della coscienza, ma che non sempre i membri delle loro catene sono in grado di cogliere. Un articolo di Gianfranco Barbera, pubblicato in pietas n. 6 esprime al meglio lo sviluppo e la decadenza di determinate realtà. Ma si consideri che l'evoluzione spirituale dell'uomo consiste in un'ascesa, per giungere al tempio esistono diversi gradini, c'è chi rimane beato e pio nell'estasi dell'osservazione della bellezza artistica del tempio da fuori, c'è chi sale i gradini, c'è chi inciampa, c'è chi arriva alle porte e chi trova le chiavi per passere la Janua, la preziosa e pesante porta del tempio. Liberandosi dal cristianesimo e dal suo dominio culturale è normale che gli uomini vengano attratti in realtà relative al loro grado evolutivo: di volta in volta chi va avanti spiritualmente accede a nuove letture e nuovi gruppi. Con la creazione del Templum Minervae il nostro intento fu proprio quello di ridar vita al sistema templare e dunque possibilità d'evoluzione alle persone meritevoli. Voler abbattere o arginare gruppi con interessi diversi, con qualità tradizionali minori o maggiori delle nostre sarebbe un gesto d'arroganza, di pregiudizio, ma fondamentalmente sarebbe un'opposizione ad un fenomeno naturale di sviluppo spirituale umano.
rati alla sapienza del tempio; significativo l'esempio di Apuleio nell'asino d'oro: egli partecipa alla processione isiaca, comprende il motivo della rosa in processione e la mangia: i sacerdoti che lo vedono lo addentrano subito ai misteri del tempio e gli viene poi data la possibilità di poter andare avanti nel suo percorso spirituale e giungere successivamente ai misteri solari di Osiride. Questo era il sistema antico: non era necessario essere sudditi di un sovrano religioso per poter accedere ad un percorso spirituale, ma vi erano sacerdoti ed ordini spirituali finalizzati a seguire e curare i meritevoli. Oggi questo sistema è stato interrotto: gli altari all'interno dei templi cristiani sono orizzontali, non verticali, e se per caso qualcuno comprendesse perchè viene innalzato il calice verso l'alto mentre si sente dire mistero della fede e lo dicesse al sacerdote, ci si sentirebbe tacciare di eresia e follia. Solamente ai sacerdoti che comprendono i significati dei simboli viene concesso di poter accedere ai misteri parodiati, rubati con violenza e conservati e tenuti dalla chiesa per il proprio potere, gli altri devono rimanere pecore che pascolano nei prati del Dominus, parola che significa Signore ma anche padrone ed il cristiano deve essere Servus (schiavo) del Dominus (padrone). Del resto è sempre stata ammessa l'origine della chiesa come religione degli schiavi. E' chiaro che il problema di fondo è che l'uomo moderno è stato depauperato della possibilità di evolversi spiritualmente, necessitando le chiese cristiane di enormi greggi per il loro mantenimento. E' normale che in chi si risveglia la scintilla della sapienza non è detto abbia sempre la possibilità di trovare il giusto punto di riferimento e quindi con facilità vengono a crearsi gruppi umani che, nel giusto principio della libertà di ricerca, a volte si innestano su terreni cultuali errati pensando di riscoprire vie tradizionali quando invece capitano in percorsi che traggono le loro origini dall'occultismo dell'800, prevalentemente frutto di èlite culturali da salotto tanto erudite ma prive dell'esperienza iniziatica del rito e che creano riti su basi intuitive che però difficilmente sono corrette. Quei pochi filoni di Tradizione, sopravvissuti in Italia nel corso dei secoli, sono come serpenti sacri scarnificati dagli artigli del felino cattolico, morenti ma che stringono tra i loro denti la sfera della coscienza, ma che non sempre i membri delle loro catene sono in grado di cogliere. Un articolo di Gianfranco Barbera, pubblicato in pietas n. 6 esprime al meglio lo sviluppo e la decadenza di determinate realtà. Ma si consideri che l'evoluzione spirituale dell'uomo consiste in un'ascesa, per giungere al tempio esistono diversi gradini, c'è chi rimane beato e pio nell'estasi dell'osservazione della bellezza artistica del tempio da fuori, c'è chi sale i gradini, c'è chi inciampa, c'è chi arriva alle porte e chi trova le chiavi per passere la Janua, la preziosa e pesante porta del tempio. Liberandosi dal cristianesimo e dal suo dominio culturale è normale che gli uomini vengano attratti in realtà relative al loro grado evolutivo: di volta in volta chi va avanti spiritualmente accede a nuove letture e nuovi gruppi. Con la creazione del Templum Minervae il nostro intento fu proprio quello di ridar vita al sistema templare e dunque possibilità d'evoluzione alle persone meritevoli. Voler abbattere o arginare gruppi con interessi diversi, con qualità tradizionali minori o maggiori delle nostre sarebbe un gesto d'arroganza, di pregiudizio, ma fondamentalmente sarebbe un'opposizione ad un fenomeno naturale di sviluppo spirituale umano.- La società tradizionale sono Autorità, Ordine, Giustizia e Gerarchia, che sono i principi che governano il Cielo luminoso, i movimenti dei Pianeti e degli Astri, mediante Amor che muove il Sole e le altre stelle, come insegna Dante. L’uomo, Stato in piccolo, deve essere governato, illuminato, dalla Mente, dall’Intelletto che è il Sole dell’uomo ed è la sfera dell’ordine giuridico-religioso che forma, cioè dà la forma all’ordine politico che è l’insieme organico degli uomini, tanto i vivi quanto i morti, aventi il medesimo Destino, cioè un mandato sacro che proviene dal Divino e che quegli uomini devono riconoscere ed attuare, come Ordine degli Dei. E’ possibile, in tale ottica, una dinamica d’azione non solo in senso religioso, ma anche politica?
Nella dimensione romana, così come in quella pitagorica, non esiste una distinzione tra politica e religione, tra fede e scienza. Il vir romanus doveva affrontare un cursus honorum di cariche politiche e religiose. L'uomo romano al termine del diciassettesimo anno d'età assumeva la toga virile e poteva così intraprendere la vita politica e religiosa: egli assumeva il diritto di voto e di candidatura e la possibilità di emanciparsi dalla famiglia d'origine e poter andare a vivere da solo divenendo, suo iure, pater familias. Egli era sacerdote di stesso e della famiglia che formava. Così poteva assegnare ad esempio alla moglie o alla prima figlia femmina la custodia del focolare domestico e ai membri del suo nucleo familiare i culti della sua gens d'origine. Nel pitagorismo l'ultimo grado dei matematici era quello dei politici: questo perchè la scuola pitagorica puntava alla formazione di una classe politica dirigente che fosse spiritualmente evoluta. Oggigiorno nessuno vieterebbe ad un gentile o ad un gruppo di tradizionalisti romani d'intraprendere un percorso politico: sarebbe una loro scelta ma tradizionalmente la si può accettare solamente quando l'individuo calca questa via per pietas, ossia per senso del dovere nei confronti della comunità e non per soddisfare i propri desideri di vanagloria. Non bisogna farsi soggiogare dal demone della politica poiché nella via della Tradizione gli istinti e le paure sono da abbattersi perchè l'uomo possa prendere coscienza di se stesso. Il percorso di Ulisse è quello del Vir che intraprende il cammino verso la sua patria d'origine: Penelope dalle bianche braccia, più bianche dell'avorio tagliatorappresenta l'anima purificata e le prove che affronta Odisseo consistono nell'abbattimento dei nostri mostri interiori per giungere infine ad Itaca ossia all'originale presa di coscienza di se.
- Con altre associazioni partecipate a livello mondiale periodicamente al WCER ed in Italia intrattenete proficui rapporti di collaborazioni con realtà a voi simili. Ritiene che sia possibile un’interazione più ampia e profonda , al di là della semplice collaborazione culturale?
Tutto è possibile, basta volerlo e non desiderarlo, poiché il desiderio attenta costantemente alla volontà (come insegna Giuliano Kremmerz). Consideriamo ogni comunità come un individuo: due o più persone possono percorrere una strada o fare un viaggio assieme se proprio vogliono farlo; se non vogliono sono liberi di intraprendere ognuno la sua via per arrivare anche alla stessa meta. L'importante è non agire mai sulla volontà altrui, sarebbe una violazione del principio di libertà, un principio reale al quale ogni individuo deve aspirare per liberarsi dalle catene materiali ed eternizzarsi, ma l'intento di costrizione forzata deve sempre evitarsi per rispetto verso questa forza divina.
- Infine, una domanda che non vuole essere irriverente e che poniamo a tutti: perché tante comunità separate che si rifanno al tradizionalismo romano? E’ una necessità o vi è un’esplosione, come in politica, di personalismo? La ringraziamo del tempo che ha dedicato ad Ereticamente.
Questa domanda è simpaticamente terribile. Per comprendere le cause dell'attuale situazione dei gruppi tradizionali oggi in Italia è necessario fare un'analisi storica asettica e “intellettualmente onesta”. E' troppo facile accusare i gruppi della tradizione romana di oggi di non essere uniti e separati, ma del resto bisogna riconoscere che il politeismo è la Tradizione delle tante vie, perciò è giustissimo che esistano diverse realtà tradizionali, ognuna col suo approccio e non sta a nessuno né il diritto e né il potere di sindacare sull'operato altrui.
La Tradizione romana è stata perseguitata, è stata smantellata e distrutta pezzo dopo pezzo, perchè i templi non venissero ricostruiti sono stati maledetti e smontati blocco per blocco e le loro splendide colonne sono andate ad ornare, in maniera disarmonica, le tante chiese sorte dalle loro macerie. Dove sorgeva un tempio c'è sempre una
chiesa. Affinchè i sacerdoti non trasmettessero il loro sapere sono stati perseguitati e trucidati e chiunque osasse ricostruire qualcosa veniva nuovamente perseguitato fino alla pena capitale. Abbiamo impiegato duemila anni per liberarci dal potere temporale di questa violenta struttura che è stata la chiesa cattolica. Oggi abbiamo la libertà di scrivere e praticare, seppur limitatamente. Infatti sono vietati dalla costituzione i culti osceni, dunque non esiste la libertà di praticare orgie dionisiache, ma esiste la libertà di girare film pornografici dove avvengono le peggiori cose. La legge vieta il sacrificio animale, ma è possibile comprare polli o altri animali di sane origini (purtroppo non sempre certificate) per poterli trucidare in casa e mangiarli, così come sono legalizzate mattanze industriali vergognose (che poi si sottolinei che la carne sacrificata veniva mangiata!). Dunque la libertà di culto non è stata ancora pienamente raggiunta, le stesse cose che venivano fatte all'interno di alcuni misteri in piena sacralità oggi sono vietate come azioni rituali ma sono legalizzate ed ammesse se vissute come esaltazione dei sensi in maniera profana e dissacratoria. Ciò dovrebbe far riflettere sull'inversione totale dei valori di quest'epoca. E' normale, anzi è un miracolo che in un'era così buia, senza punti di riferimento palesi e pubblici, siano riuscite a svilupparsi in diversi luoghi, in differenti modi e tempi, comunità che ricercano e applicano la via della Tradizione. Ognuna di queste strutture si è formata in mezzo a mille difficoltà: non dimentichiamo che il problema di fondo della nostra via è che oggi è un percorso alternativo, e purtroppo a volte ci si avvicina a questi percorsi solamente per seguire una moda. Ancor peggio non si dimentichi che ciò che è alternativo e fuori dai ranghi tende sempre ad avvicinare disadattati sociali, persone con seri problemi psicologici che quando vengono poi rifiutate, alle stesso modo di Cilone con Pitagora, vanno in giro diffamando e calunniando queste realtà e se possono provano a distruggerle, così come fecero i seguaci di Cilone con la scuola Pitagorica, che dopo aver donato un impero ai Crotoniati, realizzando la prima Italia, venne bruciata; quelli che fino al giorno prima erano i santi maestri matematici vennero inseguiti per le strade e lapidati e questa storia facilmente si ripete con questo humus di gente che cerca di gravitare ed entrare all'interno delle associazioni di Tradizione Romana. E' ovvio che in queste condizioni esista una sfiducia generale, perchè possa avviarsi un processo di serie collaborazioni tra le nostre realtà deve riuscire a svilupparsi una maturità profonda in tutti i gruppi e ovunque, purtroppo, queste cellule tumorali che provano ad avvicinarsi e creare distruzione, dovranno essere identificate ed asportate. Occorre estirpare col sangue e col fuoco la discordia dalla famiglia, dalla comunità e dalla città, questo precetto pitagorico deve valere anche per le realtà della tradizione in Italia, fin quando non raggiungeranno una determinata stabilità interna difficilmente riusciranno ad avviare un processo di collaborazione su punti d'intenti comuni.
chiesa. Affinchè i sacerdoti non trasmettessero il loro sapere sono stati perseguitati e trucidati e chiunque osasse ricostruire qualcosa veniva nuovamente perseguitato fino alla pena capitale. Abbiamo impiegato duemila anni per liberarci dal potere temporale di questa violenta struttura che è stata la chiesa cattolica. Oggi abbiamo la libertà di scrivere e praticare, seppur limitatamente. Infatti sono vietati dalla costituzione i culti osceni, dunque non esiste la libertà di praticare orgie dionisiache, ma esiste la libertà di girare film pornografici dove avvengono le peggiori cose. La legge vieta il sacrificio animale, ma è possibile comprare polli o altri animali di sane origini (purtroppo non sempre certificate) per poterli trucidare in casa e mangiarli, così come sono legalizzate mattanze industriali vergognose (che poi si sottolinei che la carne sacrificata veniva mangiata!). Dunque la libertà di culto non è stata ancora pienamente raggiunta, le stesse cose che venivano fatte all'interno di alcuni misteri in piena sacralità oggi sono vietate come azioni rituali ma sono legalizzate ed ammesse se vissute come esaltazione dei sensi in maniera profana e dissacratoria. Ciò dovrebbe far riflettere sull'inversione totale dei valori di quest'epoca. E' normale, anzi è un miracolo che in un'era così buia, senza punti di riferimento palesi e pubblici, siano riuscite a svilupparsi in diversi luoghi, in differenti modi e tempi, comunità che ricercano e applicano la via della Tradizione. Ognuna di queste strutture si è formata in mezzo a mille difficoltà: non dimentichiamo che il problema di fondo della nostra via è che oggi è un percorso alternativo, e purtroppo a volte ci si avvicina a questi percorsi solamente per seguire una moda. Ancor peggio non si dimentichi che ciò che è alternativo e fuori dai ranghi tende sempre ad avvicinare disadattati sociali, persone con seri problemi psicologici che quando vengono poi rifiutate, alle stesso modo di Cilone con Pitagora, vanno in giro diffamando e calunniando queste realtà e se possono provano a distruggerle, così come fecero i seguaci di Cilone con la scuola Pitagorica, che dopo aver donato un impero ai Crotoniati, realizzando la prima Italia, venne bruciata; quelli che fino al giorno prima erano i santi maestri matematici vennero inseguiti per le strade e lapidati e questa storia facilmente si ripete con questo humus di gente che cerca di gravitare ed entrare all'interno delle associazioni di Tradizione Romana. E' ovvio che in queste condizioni esista una sfiducia generale, perchè possa avviarsi un processo di serie collaborazioni tra le nostre realtà deve riuscire a svilupparsi una maturità profonda in tutti i gruppi e ovunque, purtroppo, queste cellule tumorali che provano ad avvicinarsi e creare distruzione, dovranno essere identificate ed asportate. Occorre estirpare col sangue e col fuoco la discordia dalla famiglia, dalla comunità e dalla città, questo precetto pitagorico deve valere anche per le realtà della tradizione in Italia, fin quando non raggiungeranno una determinata stabilità interna difficilmente riusciranno ad avviare un processo di collaborazione su punti d'intenti comuni. Il problema di fondo dell'epoca contemporanea è la mancanza di valori etici e di uomini in grado di incarnarli: pochissimi emergono dalle folle di genti che popolano il nostro paese ma a quei pochi noi cercheremo di dare i mezzi necessari per lo sviluppo di se stessi e di una maturità collettiva maggiore. Tutti dovremo impegnarci per l'incarnazione delle virtù più alte, altrimenti sarà inutile il solo tentativo d' incontro e cooperazione.
La Pietas è qui, salda, seria e pura nel suo intento a lavorare per la riscoperta, per la diffusione e valorizzazione della Tradizione classica, coadiuvata da persone di grande esperienza che sono colonne della Tradizione in Italia, aiutata nel suo operato da uomini ed autori che arricchiscono le sue pubblicazioni; i risultati che la Pietas sta ottenendo danno grande fiducia nel suo operato: negli ultimi anni l'associazione è cresciuta in maniera esponenziale nel numero dei suoi membri, nonostante la rigorosa selezione per ogni persona allontanata se ne sono avvicinate altre due e così si va avanti, al passo coi tempi. Non ci si cura dei pettegolezzi, delle voci e dei moralismi che si sentono dire intorno su chiunque: la Pietas avanza con una coscienza sana e sacra, pienamente limpida, matura ed esente da isterismi, pronta a collaborare e a fare il sacro (ossia sacrificarsi) per la Tradizione con chi abbia la sua stessa purezza d'intenti e si sa che al destino di risveglio del Sacro Spirito della Romanità è impossibile opporsi, ma è necessario impegnarsi alla creazione di sani punti di riferimento, altrimenti ancora una volta ci sarà un'avventura effimera della romanità, come è accaduto alle parodie storiche che ci hanno preceduto, come nella costituzione dello stato americano, nella rivoluzione francese, nel sacro romano impero germanico, nell'impero napoleonico etc., tutti fenomeni che assunsero per scimmiottamento i simboli di Roma ma non ne colsero lo Spirito reale.
martedì 12 giugno 2012
Corso di Matematica Pitagorica
inizio corso: mercoledì 6 giugno 2012 (MMDCCLXV ab V.C.)
orario lezioni: ogni mercoledì ore 18.30 (mesi di giugno e luglio)
Descrizione: Finalità del corso è presentare la matematica pitagorica come via essenziale di sviluppo spirituale e mezzo cognitivo al di là di ogni forma.
Lo studio della numerologia pitagorica sarà approfondito intorno al valore qualitativo del numero, al di là del suo apparente valore quantitativo.
Il corso è ad accesso gratuito e ad accesso libero.
Vi aspettiamo numerosi,
l'Associazione Tradizionale Pietas
info: info@tradizioneromana.it
segreteria 388 8707368
lunedì 4 giugno 2012
Morale ed etica: le radici del male nell’epoca contemporanea
Un male profondo affligge la società contemporanea: questo non è l’amoralità, come spesso facilmente si crede, bensì è l’immoralità, dovuta alla sostituzione delle nostre radici culturali con quelle sviluppatesi da semi allogeni alle nostre tradizioni.
Dalla politica alla vita quotidiana l’individuo di oggi vive numerosi disagi appena entra in relazione con altre persone, ciò gli fa credere spesso di essere unico poiché non ritrova negli altri la stessa attenzione che lui medesimo pone nelle cose, lo fa cadere in un vortice di sfiducia verso i propri simili che lo spinge sempre più ad un individualismo forzato che però non trova appigli, se non nei fenomeni della pseudo-morale che la società borghese contemporanea gli offre, rendendo poi egli stesso incoerente ed inaffidabile perché non ha basi etiche reali sulle quali fondarsi.
Così l’idea dell’uomo debole, fragile, votato all’errore per non cadere nel peccato di presunzione fa sì che nessuno possa formarsi nella virtus e si tendono ad incarnare modelli culturali vuoti, come vuote sono quelle statue di cartapesta seicentesche e settecentesche che ritroviamo nei templi cristiani dell’era che viviamo.
L’homo, parola la cui radice si connette all’humus, la terra feconda e melmosa, è il modello più alto della nostra società. Egli si protegge sotto il manto di una religione vigliacca che lo fa schiavo, servo di un dio e gli impedisce di mirare all’ascesa eroica per l’Olimpo, compie atti ignobili protetto dal sacramento della confessione ed è cresciuto nella morale della necessità dell’errore, ch’egli ha ereditato da due fantomatici genitori di un mito orientale lontano, nel tempo e nel sangue, che mai lo renderà libero. E così miliardi di schiavi solcano la nostra terra vivendo l’illusione di essere liberi, quando invece la società contemporanea li ha incatenati al sistema economico mondiale, pensano di essere spiritualmente superiori perché si straziano le carni e fuggono dall’Amor che per loro è manifestazione del male.
L’Amor, la fiamma platonica, il calore che dà origine al cosmo, quell’attimo dell’eupaco che permette al Caos di trasformarsi in ordine, l’Amor è stato assassinato. Fanno credere che l’amore si manifesti esclusivamente nei sentimenti della philìa e dell’agape, fanno credere che l’eros sia una manifestazione malvagia di un fantomatico tentatore oppositore del vero dio. Il vero dio, Eros, è stato separato in amore fisico e amore astratto e dicono che quest’ultimo sia sano mentre il primo è il prodotto della tentazione, dell’errore, dell’oppositore di un presunto dio che crea la vita per fare soffrire gli esseri umani e che solo attraverso il dolore possano espiare la condizione che essi non hanno scelto ma devono subire perché figli di questa divinità malvagia.
Con una simile morale immessa nella testa degli uomini, quali frutti potrà mai dare la nostra società? Mele marce, soltanto mele marce.
Nel mondo classico solamente gli dei e gli eroi erano rappresentati nudi, ossia svestiti degli istinti e di tutte le forme mentali che coprono la reale essenza divina dell’essere umano. La parola Eros ha la stessa radice della parola eroe, quest’ultimo è colui il quale incarna l’Amor puro, ossia la forza che lo fa ascendere all’Olimpo dopo aver affrontato i mostri che si nascondono nelle profondità dell’animo umano. I nostri dei, quelli Romani e Greci, sono forze cosmiche rappresentate nella bellezza assoluta, nella felicità, nell’equilibrio. I nostri lontani antenati quando entravano nei templi vedevano sempre immagini di bellezza e trionfo, ciò perché capissero che la via della realizzazione spirituale s’incarna nella felicità, nella gioia e nell’equilibrio; noi adoravamo la giustizia, non l’ignominia, il tradimento ed il perdono dei malfattori; i nostri padri vivevano il regno di Giove in terra, non nella loro mente nell’illusione che un giorno sarebbe giunto dal cielo in terra.
La pratica rituale dell’antica Roma metteva direttamente l’uomo in rapporto con le forze divine e l’apparato della Pietas si fondava principalmente sul rispetto della parola nell’interazione con la divinità: nel fattore del “do ut des” l’uomo era costretto a fare ciò che prometteva in cambio di quanto chiedeva, pena la punizione divina. In un sistema rituale simile gli uomini si abituavano ad incarnare una determinata correttezza morale che viene poi a cadere col cristianesimo, il quale con la politica del perdono da parte della divinità in cambio di una confessione, qualche battimento di petto, tre ave marie ed un padre nostro ha fatto si che la gente si abituasse a non dover pagare il fio degli errori e della scorrettezza.
Il nostro culto è scientifico, si basa sull’analisi e definizione delle forze cosmiche, è prettamente matematico, parla della nascita del cosmo, si conferma nella teoria del big bang, analizza le forze che tengono in piedi il nostro universo e le identifica nelle divinità, permette all’uomo di riprendere coscienza di se e divinizzarsi; però esso non deve rimanere una cosa fine a se stessa o all’accrescimento dell’orgoglio personale nelle chiacchiere di salotto, la Pietas romana deve avere lo scopo dello sviluppo spirituale dell’individuo, dell’incarnazione, vitalizzazione e diffusione dei valori etici più alti dell’essere umano, quelli che lo sublimano all’ascenso olimpico, affinché possano accendersi nuove stelle nel buio della notte mentale che attualmente sta avvinghiando la nostra società.
Buio dichiarato dall’ultimo hierofante di Eleusi nel 396 dell’era volgare, quando la folla cristiana, colma di mistica follia, attaccò il santuario per distruggerlo e porre fine a quei misteri che permettevano agli uomini di conoscere se stessi scendendo nei propri inferi, ossia nella propria interiorità, similmente a come fece Proserpina quando fu rapita dallo Zeus Ctonio.
La morale è una condizione che muta col passare dei tempi, l’etica è il corpo dei valori sempiterni. E’ etica ad esempio il rispetto della parola data, è morale il modo in cui suddetta parola venga rispettata. E’ etica il rispetto della libertà, è morale come venga considerata la libertà e se la si conceda a prescindere o se la si consideri un qualcosa da doversi conquistare.
Ma al di là di ciò il valore etico della libertà presuppone che non si agisca sulla volontà altrui. Perciò nasce l’esigenza della legge, la quale giustamente non deve punire l’intenzione bensì il fatto, che è il prodotto della libera scelta di andare contro la norma.
Nel complesso dei valori della Pietas romana il rispetto della legge è tale che, pur andando contro il proprio sentimento, il console non esitava a punire il proprio figlio che avesse violato le regole così come avrebbe fatto chiunque altri, anche quando la pena prevista fosse quella capitale: è il caso di Tito Manlio che condanna a morte il figlio per aver combattuto contro Geminio, contravvenendo agli ordini del padre.
Il rispetto di un valore etico va al di là della morale. Nell’antica Roma la legge era la cosa più alta, in opposizione alla quale neppure lo stesso Giove, il dio massimo, potesse andare: ciò perché Giove è la legge e questa non può andare contro se stessa, altrimenti se le leggi della fisica andassero contro se stesse l’universo sarebbe già collassato.
Così gli eventi della sorte, prodotto di una combinazione matematica legata alle nostre scelte sono gestiti da una forza finalizzata a porre l’equilibrio chiamata “Moira”. Questa energia interviene secondo determinate regole, per tale causa neppure appellandosi a Giove può sfuggirsi alla “Moira”, essendo lei imposta dal dio ottimo e massimo, ovvero un prodotto della stessa legge.
L’unica soluzione è affrontare l’evento in maniera stoica o reperire la corretta soluzione di catarsi, affinché la condizione di nigredo si attui e quindi lo scioglimento dell’eventuale pena da scontare porti alla veriditas, la rinascita nella via al verde in una nuova condizione dove l’uomo risorge dalla melma che prima lo soffocava, proiettandosi così all’albeido, la via al bianco, ossia verso la luce delle virtù solari che, una volta incarnate, permettono la realizzazione dell’individuo in una condizione coscienziosa al di là del bene e del male, definita rubeido o via al rosso.
Rosso, il colore degli dei. A simboleggiare le forze cosmiche non è la purezza del bianco, ma l’equilibrio vitale del colore rosso, lo stesso colore che ha il sangue, il tramite dell’anima al corpo.
Nella Kroton del VII sec. a.C. il filosofo Pitagora creò una scuola filosofica finalizzata a formare gli uomini politici in individui spiritualmente evoluti che, al di là del bene e del male, applicassero le giuste leggi matematiche del cosmo alla società umana, affinché questa divenisse riflesso di una realtà superiore proiettata dai cieli in terra. La statua di questo grande pensatore adornava l’entrata della Curia Optimia nell’antica Roma repubblicana e le sue idee vennero abbracciate dai Romani, che attribuirono al re Numa l’essere stato discepolo di Pitagora.
Una classe politica fatta di uomini virtuosi, Viri che incarnano un’etica superiore dedicandosi all’amministrazione della realtà sociale tenendo sempre a mente i bisogni della totalità delle componenti dello stato, dai plebei ai patrizi financo agli schiavi, dalle centurie alle curie. Questa era l’idea che formava il vir romanus. Viri, non homini, dediti alla realizzazione di un mondo “giusto” per mezzo dell’incarnazione e della diffusione dei valori etici più alti: il rispetto della parola data, il corpo dei valori della pietas, ossia l’incarnazione ed applicazione del sentimento di dovere verso patria, famiglia e culto degli dei. In questo processo la legislazione e la costruzione del diritto giocavano un ruolo importante, in quanto la legge era il fondamentale comune denominatore che accorpava tra loro le diverse società civilizzate dai Romani. Essi non imposero mai la loro religione e le loro tradizioni, anzi lasciarono che venissero coltivate quelle dei singoli popoli assoggettati a Roma, loro imponevano soltanto la legge ed i proconsoli avevano la funzione di garantire che dette regolamentazioni venissero rispettate ed applicate nel mondo che loro stessi stavano creando.
Una società improntata sulle leggi e sulla meritocrazia, dove la cosa pubblica non si occupava di esser mantenuta dai cittadini ma, viceversa, di mantenere le classi meno abbienti e di garantire, a coloro i quali si fossero meritati il titolo di cives, i dovuti diritti. Questa era Roma.
Una società che si relazionava direttamente con le dimensioni componenti questo mondo, da quelle fisiche a quelle metafisiche, che fin quando rispettò il suo corpo di valori e rapporti rituali si mantenne in piedi, anche di fronte alle crisi più gravi, anche di fronte al rischio della mendacia punica.
Uomini che determinavano il loro destino obbedendo sempre ad auspici ed oracoli, che firmavano accordi con gli dei e li costringevano ad intervenire nelle loro leggi (come ad esempio nelle leggi delle XII tavole, dove s’impone al dio che è stato evocato senza l’adeguata purezza e castità d’essere punitore lui stesso dell’empio orante).
Gente che preferiva morire piuttosto che violare un patto, figuriamoci se un loro politico si sarebbe mai permesso di violare il suo programma elettorale.
Esemplare il caso delle guarnigione romana di stazza a Masada, nell’antica Giudea. Nel 66 della nostra era volgare i legionari della fortezza vennero circondati dagli Zeloti, guidati da Giuseppe detto Menahem. I Romani, minori nel numero, accettarono la proposta dei guerriglieri nemici: se i legionari avessero gettato le armi e si sarebbero ritirati a Roma senza combattere avrebbero avuto salva la vita. Così venne siglato il patto presso un altare: i legionari sarebbero usciti dalla fortezza, avrebbero gettato le armi e si sarebbero ritirati senza combattere purché gli venisse garantito il salvacondotto. Ma così non fu: dopo che tutti i legionari si disarmarono fuori della fortezza vennero assaliti dagli zeloti: nessuno di loro osò provare a prendere le armi per difendersi, ma poiché avevano giurato di non combattere cominciarono a morire urlando in coro: “il patto, il giuramento”. Ma i perfidi zeloti, senza alcuna pietà e contro la parola presa, continuarono empiamente ad uccidere i legionari romani, fino a quando anche l’ultimò morì gridando: “il patto, il giuramento”. Una simile notizia mandò in bestia la dirigenza romana che, nel rispetto delle leggi e dei patti presi, punì la Giudea distruggendo le mura di Gerusalemme (le quali gli stessi romani costruirono anni prima) ed il tempio del dio per il quale gli zeloti avevano violato la parola, la cosa più sacra che esista. Ed ancora oggi l’intero popolo d’Israele piange presso i ruderi di quel tempio il mancato rispetto del giuramento.
La nostra società, basata sulla morale del compromesso, sull’idea dell’uomo come essere imperfetto e sul bisogno spirituale del perdono non potrà mai rettificarsi e dunque, chiunque ne sia il governatore, sempre sarà corrotto dalla morale che lo attornia, generando così una serie di condizioni sociali di disagi ed insoddisfazioni.
Soltanto la morale che impone il superamento dei propri limiti, l’etica della parola, il valore dell’uomo come essere perfettibile che può scegliere di evolversi nell’agatodaimon (lottando contro l’involversi nell’aspetto del cacodaimon), l’idea di aspirare alla realizzazione della viva legge tra gli uomini, solamente tutto ciò può salvare la nostra epoca. Il recupero dei valori etici della romanità e la restaurazione delle virtù spirituali più alte sono l’azione risolutiva per far si che l’umanità si emancipi dalla sua attuale condizione di schiavitù. Bisogna liberarsi dalla schiavitù di una mentalità che impone a soffrire in silenzio nell’angolo i soprusi dei più forti, devono abbattersi le mura delle nostre costruzioni sociali (bisogna distruggere Troia riattualizzando così i nostri miti) per rifondare la cosa pubblica e tornare ad avere delle componenti statali fondate sulla strutturazione di uomini virtuosi. Fino ad allora, fin quando non tornerà la luce mentale nel nostro mondo, ogni azione politica o culturale sarà inutile, ogni nuovo tentativo, ogni nuova forma di governo sarà vana: dobbiamo abbattere noi stessi, le nostre convinzioni ed il nostro mondo per impostare nuove fondamenta per una struttura che regga nel tempo a qualunque terremoto, sia esso economico, sociale o culturale. E da chi prendere esempio se non dai migliori costruttori, architetti ed ingegneri del mondo che fu? A chi ispirarci, se non ai nostri lontani padri ed al loro esempio di virtù?
Roma è la via.




















