Presentazione di EreticaMente

EreticaMente è il "mondo delle Idee", per una cultura organica, nazionale e popolare tesa alla formazione dell'Uomo, del Cittadino, del Patriota...

Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza...

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?”...

Sulla dignita

Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale...

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa...

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mercoledì 20 marzo 2013

Il mio canto libero


di Mario M. Merlino


Ne La memoria bruciata (edito nel 1998 e di cui mi diede anticipazione quando, nella primavera del ’96, venne a parlare ai miei alunni del liceo) Mario Castellacci racconta, sotto lo pseudonimo de ‘il legionario Sgraub’, con l’arte consumata, vivace ed ironica, dell’autore di tanti spettacoli del Bagaglino, come nacque la Canzone strafottente alla scuola di Orvieto per Allievi Ufficiali della G.N.R.. Più nota per il suo verso d’inizio ‘Le donne non ci vogliono più bene’, che Giorgio Bocca, santone incrollabile dell’antifascismo, forse perché come la maggior parte della sua generazione doveva farsi perdonare qualche saluto romano e alalà e passo dell’oca di troppo, ebbe a definire la più bella canzone della guerra civile. Tornare in caserma dopo aver bevuto un bicchiere di vino oltre la misura (‘Ubriacarsi a vent’anni era scritto nel copione tardo-romantico che essi recitavano, avvolti nel mantellone dell’Amor di Patria o nella mantellina dell’Amor di Femmina’) e accorgersi come le ragazze li schivassero, li guardassero sovente con ‘ostentato malgarbo’. Così, preda dell’alcool e da quella constatazione, il primo endecasillabo da battistrada…


Con una calligrafia svolazzante e a tutta pagina mi firmò la copia del libro, avendomi invitato alla prima – e, credo, unica – presentazione al Teatro Margherita, il 15 marzo del ’98, e volendomi ringraziare per il contributo (e, qui, ‘modesto’ ci sta tutto!) nel far conoscere la loro storia. Gli chiesi in cambio se mi presentava la soubrette Natalie Caldonazzo, così bionda così alta  così statuaria con delle gambe che invogliavano ad appoggiarvi… una scaletta per vederla negli occhi (trovai la battuta spontanea e lei mi sorrise con trentadue denti che a me, piccolo e miope, sembrarono almeno il doppio)! A raccontare del libro c’era il genetista di fama mondiale Giuseppe Sermonti, anche lui ex Guardia Repubblicana, e al termine, come d’uso, portando un breve saluto, Castellacci volle farsi circondare appunto dalla Caldonazzo e da una signora non più giovane, mi sembra fosse la costumista, per invitarci a pensare che ormai eravamo amati e che, dunque, quella storia, la sua storia, apparteneva al passato. Ricordo che mi dissi come, in fondo, non mi riguardasse  perché ero stato capace (fortunato?!) di far coabitare insieme ‘donne e mitra’ – e a scanso malevoli equivoci preciso trattasi del titolo originario del libro di Enrico de Boccard).

Premessa questa, che si disperde e finisce per divorare lo spazio che mi sono ritagliato, di mia iniziativa e senza alcuna censura o limitazione, su Ereticamente. Dopo aver discettato da impotente saputello sulle questioni, tristi e misere dell’area-post elezioni e, varrà la pena aggiungere, da lunga data, ritorno a denudarmi, privo qual sono dei freni inibitori e rigettando ogni uso del pannolone  quale pudore rossore ritrosia verginella pudica delle interiora (la coratella delle festività prossime) che, per noblesse oblige, insistiamo a chiamare ‘animo’… Donne e mitra, appunto! O, se preferite, un ragazzaccio in camicia nera…

Se a Littoria, affrontando aspetti della filosofia di Platone, ho scelto di parlare intorno al dialogo Il Simposio, una ragione ci sarà. E non scrivo per seguire il genere autobiografico, fra cui il Casanova, con il quale posso trovare soltanto una modestissima assonanza, lui ai Piombi di Venezia, da cui seppe evadere, io nel carcere di Regina Coeli, da dove uscii dietro compromesso tra il governo di Andreotti e il P.C.I. (la libertà di Valpreda barattata con il silenzio sulla base nell’isola della Maddalena con la presenza di sommergibili atomici USA). Ebbi solo, emulo pretenzioso, delle precoci occasioni in quanto la mia famiglia possedeva una villetta sulla costa romagnola dove trascorrevo i mesi estivi. Luogo noto, soprattutto fine anni ’50 e a seguire, per la calata di bionde vichinghe desiderose di sole pizza e magari un flirt senza complicazioni amorose. Così con un esiguo gruppetto di coetanei, tutti in camicia nera, ci arrangiavamo ad accontentare il loro bisogno di coccole e, al contempo, appagare le nostre ondate ormonali. Caso volle che, dall’edicola del mio amico anarchico Guglielmo e figli, trovai Viaggio al termine della notte di Céline (‘l’amore è l’infinito alla portata dei cani’). Il che non ci impedì, a vario titolo e in anni diversi, di cadere tutti nella trappola tanto coinvolgente e affascinante dell’innamoramento folle e disperato…

Adriano seguì una affascinante svedese-argentina prima nei paesi scandinavi e, successivamente, fino in Patagonia percorrendo luoghi e tappe di quell’allora sconosciuto nomade di Bruce Chatwin, che divenne intrigante lettura in anni molto più tardi. Bruno, il più serio e radicale dispregiatore dell’Italia cialtrona e democratica, s’è sposato una tedesca e vive nei pressi di Stoccarda, vendendo borse e valigie di finta pelle, mantenendo la promessa di non mettere più piede nel nostro paese. Il pasticcere (non riesco a ricordarmi il nome salvo avere memoria del laboratorio di dolci dove, in assenza dei suoi genitori, facevamo scorpacciate di vasetti di cioccolata crema e tubetti di panna montata) s’è trasferito nel Nord della Germania, mi sembra a Lubecca, e s’è fatto calvo e pingue con due figli biondo stoppa e carnagione fiordilatte. Altri, ad esempio Ennio e Giorgio, le hanno radicate da noi dai Paesi Bassi, mentre l’ultimo della covata s’è lasciato irretire dall’ondata delle slave. Ed io, io ‘con le strade brulle e rosse’ a vivere ‘nell’eminente dignità del provvisorio’ le notti di Toledo, anche qui prima di leggere l’irripetibile secondo capitolo de La ruota del tempo di Robert Brasillach. Prima e dopo le varie tappe tra Roma e la Germania fino all’appuntamento con un camionista ubriaco lungo la Ulmstrasseper poi, estremo magico incontro, nella notte del 21 dicembre 1969, celle d’isolamento… ma questa è altra storia…

Ecco – voi vi chiederete che ce ne facciamo di queste noterelle dal sapore agro-dolce nostalgiche tinte nel color rosa del romanticismo fascista e dell’innata curiosità ‘tra le gambe delle donne a cercare il segreto del mondo!’ -, beh, perché anche questo fa parte di quella generazione, la mia, che pensò sempre come si dovesse e fare la guerra e fare all’amore contro quei nostri coetanei che, vili, si accontentavano di negare ‘la festa crudele’ con cui ci si cimenta ‘a cercar la bella morte’ (e i versi conclusivi di Castellacci tornano prepotenti). E, ancora, saprete senz’altro come il mio più nobile antenato, pur consapevole della trappola a lui tesa dalla giovane Viviriana, abbia scelto di lasciarsi imprigionare per eterno amore in qualche caverna sotto le foreste di Bretagna… Allora, poeti senza versi e guerrieri senza spada abbiamo ancora una bandiera da levare al sole e un canto da gettare al vento. Con amore, sempre…

sabato 10 novembre 2012

Intervista ad Antica Tradizione


«... Dodici rune al fianco del cammino, saranno la magica sorte di un uomo che corre incontro al suo destino: il cerchio, la croce, la morte...»

da: "I Fuochi di Beltane"
Antica Tradizione

Biografia

Era il 1989 quando dalle ceneri del gruppo musicale Alkantara, di matrice progressive rock, nascono gli Antica Tradizione. All'epoca l'intero gruppo si stringeva intorno a Fabio ed Andrea, amici anche nell'ambiente di lavoro. L'impostazione musicale era tipicamente folk, su testi celtico-medievaleggianti con chiari riferimenti alla mitologia nordica. Il primissimo demotape (1992) conteneva nove canzoni più la cover "Sulle scogliere di marmo" dei Nuovo Canto Popolare. Soltanto due anni dopo si decide la stampa ufficiale con l'aggiunta di altre due covers: "Sulla strada" e "Dedicato all'Europa", entrambi della Compagnia Dell'Anello. Dopo alcuni solstizi, e si parla del 1995, esce in edizione limitata il singolo "Guerriero sarai" dove contiene la traccia "Requiem" sul lato B, in omaggio al loro ex sogno nel cassetto: il progressive rock. Esce per Lo Scudo Edizioni (affiancata dalla Cosmorecord Productions) la compilation su musicassetta "Tricolore - Vol. 1" dove viene proposto il brano "Guerriero sarai", ma in versione studio che presto diventerà una rarità assoluta. Con la Rupe Tarpea Productions, altra etichetta di musica alternativa, viene deciso l'inserimento di un brano degli Janus sulla compilation di tributo dedicata appunto a questi ultimi: "Tributo a Janus" (1997). La canzone è "Pescatore di sogni" e viene suonata con la stessa formazione del singolo "Guerriero sarai". Il pezzo per la sua reinterpretazione riceve numerosi apprezzamenti. Successivamente Andrea lascia e non lascia il gruppo (in realtà non lo lascerà mai, viene solo attratto da nuove passioni, comunque la sua presenza spirituale c'è ancora). Con l'avvento di Marchino inizia una nuova stagione di ripresa musicale e politica. Queste nuove energie confluiscono nel album "L'eternità del mito..." prodotto da Ferlandia Productions. Al fianco di Fabio e Marchino si aggiungono due nuovi musicisti: Valerio ed Andrea diplomato al conservatorio in musica elettronica. Nuovi concerti, più sound musicale e finalmente un gruppo affiatato non solo musicalmente. Dei progetti futuri se ne parla, ma vi sono già alcune idee sicuramente sul progressive rock.
Alla fine, nell'aprile 2009, dopo un intero decennio, con una nuova formazione viene registrato per Lo Scudo Edizioni l'album "Il cavaliere, la morte e il diavolo" con quattordici tracce inedite. Il gruppo ricomincia ad esibirsi regolarmente per tutta l'Italia con una vasta schiera di fans affiatati... e con tanto di un clan che li segue in ogni loro concerto!

Intervista a cura di Steno Lamonica


1) Il vostro è considerato un gruppo appartenente al circuito della musica alternativa. Come vi collocate e definite politicamente?

Sia nella nostra musica che nell’agire di tutti i giorni, abbiamo deciso da tempo di distaccarci dal pensiero politico che categorizza ancora le idee e i valori. Così come non ci riteniamo e non ci siamo mai ritenuti comunisti, non ci consideriamo neanche fascisti. Rifiutiamo anzi nettamente questa classificazione, non solo dal punto di vista ideologico ma anche da quello terminologico, ritenendo improprio utilizzare queste parole e questi concetti. Ci consideriamo piuttosto “al servizio delle idee” (definizione già ampiamente utilizzata ma ben esplicativa). Ritornando sul piano musicale, non avremmo alcun problema a suonare nelle circostanze più disparate, dal centro sociale alla festa movimentista, o a condividere il palco con una band dichiaratamente schierata a sinistra, se il contesto permettesse questa coesistenza (cito due gruppi di quell’area che ascoltiamo e apprezziamo molto: i Modena City Ramblers e i Mercanti di Liquore). Questo naturalmente non toglie il fatto che condividiamo l’opinione che la società di mercato e il materialismo consumista siano l’altra faccia della medaglia del marxismo, così come il socialismo è diretta conseguenza dell’universalismo cristiano. Ma il nostro intento principale è quello di comunicare con tutti, rimanendo credibili e coerenti rispetto al contesto sociale, economico e culturale in cui ci troviamo. Le inevitabili forzature che comporta il proporre tout-court determinati concetti, per di più attraverso una precisa terminologia, compromettono inevitabilmente la capacità di rapportarsi con il prossimo, sfociando alla fine dei conti nell’autoreferenzialità. Naturalmente è una sfida difficile da affrontare e trovare le parole, i concetti, le metafore giuste per trasmettere i nostri messaggi in maniera neutra ma al tempo stesso convincente non è affatto semplice. Non si tratta di rinnegare un ambiente che ci ha sempre accolto a braccia aperte. Ma l’idea che vogliamo dare è quella di un gruppo senza posizionamenti ideologici preconfezionati, aperto al dialogo su temi trasversali, che oggi sono poi quelli più importanti: il rapporto con la natura, la critica alla modernità, la scoperta di altre culture, solo per citarne alcuni. Tutto questo a partire della terminologia, retaggio di una visione novecentesca che oggi riteniamo superata.

2) ”ANTICA TRADIZIONE”, nome entusiasmante per chi ha scelto lo strumento della Musica come “agire” sia nella stessa Musica sia nella Metapolitica. Come mai questo ammaliante nome? Ci sono riferimenti alle origini delle Radici Europee manifestatesi con l’apoteosi artistica, letteraria, scientifica, filosofica del Paganesimo?

Il richiamo alla sfera tradizionale emerge in tantissimi dei nostri testi e rappresenta il tentativo di recuperare, spesso con quello stile elevato, emozionante e fortemente evocativo di cui solo la musica è capace, elementi propri del nostro retaggio spirituale e culturale che rischiano di perdersi. Naturalmente questo non è un atto di nostalgismo fine a sé stesso: il ricordo e la rievocazione hanno un senso solo se sono accompagnati dalla capacità di tradurre i valori che ci tramandano in idee e in azioni adatte al contesto in cui viviamo. La tradizione è un’entità viva e ogni generazione deve partecipare alla sua crescita e al suo rinnovamento.

3) Quali autori, poeti, filosofi hanno influito e creato le basi per l’ispirazione artistica nelle Vostre canzoni?

Basta scorrere i titoli dei nostri pezzi e analizzare le tematiche che trattano per trovare innumerevoli riferimenti a personaggi del passato, ma anche del presente, che hanno segnato profondamente il nostro spirito e la nostra mente. Pensando a qualche esempio, non possiamo non citare tutti i combattenti irlandesi, Bobby Sands in testa, che hanno dato la vita per l’autodeterminazione del loro Paese. Molti dei nostri testi trattano temi cavallereschi, cantando di condottieri immaginari o realmente esistiti accomunati dai valori di coraggio, lealtà e chiarezza di cui sono portatori. Ci piace anche attingere da altre culture, con alcune delle quali condividiamo peraltro una solida base, e da lì derivano pezzi come Arjuna o l’ancora inedito Kandahar. Parliamo anche di grandi personaggi del passato più o meno recente, da Alessandro Magno a Federico II di Svevia, da Ezra Pound a Ernesto Che Guevara. Non mancano i riferimenti alle tradizioni greche, romane e del Nord Europa. E la lista sarebbe ancora molto lunga!




4) Quale fu il CD che sancì  l’esordio di un certo rilievo che fece conoscere questa Sua splendida iniziativa di forgiare con coraggio gli “ANTICA TRADIZIONE”? Può raccontarci l’evolversi, citando i titoli, della vostra azione discografica?

Vent’anni fa uscì la cassetta “Antica Tradizione”, che conteneva, oltre alle tre cover “Dedicato all’Europa”, “Sulla strada” e “Sulle scogliere di marmo”, altri otto pezzi dedicati principalmente a tematiche cavalleresche, in puro “stile Antica Tradizione”. Dopo l’EP “Guerriero Sarai”, il decollo del gruppo si deve forse a “L’eternità del mito”, del 1999, che contiene tracce ancora oggi suonate ai nostri concerti e apprezzate da molti, che ci identificano ottimamente, come “To Ezra”, “Terra d’Irlanda” e “Arjuna”. Dopo dieci anni esatti è arrivato “Il cavaliere, la morte e il diavolo”, all’interno del quale si trovano anche canzoni che erano già state scritte diversi anni prima, compresa “Il giorno di San Patrizio”, un vero e proprio inno alle battaglie del popolo irlandese. I primi mesi del prossimo anno uscirà il nostro ultimo lavoro. Le distanze temporali che scandiscono le pubblicazioni possono sembrare eccessivamente ampie, ma vanno lette alla luce della grande attenzione che dedichiamo sia allo studio del messaggio da comunicare, sia al mezzo attraverso cui fare questo – la musica, naturalmente. Entrambi devono essere estremamente curati per poter sfruttare quell’eccezionale strumento comunicativo che parole e note, combinate insieme, sanno offrire.

5) Nei Suoi CD abbiamo notato un sottile pessimismo, che poi è il DNA filosofico del nostro ambiente etico ma anche una velata ironia  nei riferimenti dei diversi nemici che deturpano casa nostra, l’Europa. Mi sbaglio?

Come detto in apertura, rifuggiamo qualsiasi tipo di categorizzazione politica. A maggior ragione in un momento come quello attuale, in cui da un lato le divisioni e gli schieramenti costituiscono steccati che i potenti erigono per dividere i loro nemici, e dall’altro le battaglie da combattere sono più che mai trasversali, interessano tutti e necessitano di un fronte comune capace di dialogare e condividere un’azione unitaria e quindi più forte. La situazione è molto grave purtroppo, la sovranità e il diritto all’autodeterminazione dei Popoli, non solo quello europeo, sono continuamente messi a repentaglio e disconosciuti. La buona notizia è che il profilo del “nemico” – che noi individuiamo nel mondo occidentale, materialista e consumista, nel sistema liberal-capitalista e nelle sue emanazioni politiche e militari – comincia a delinearsi con chiarezza. Le armi che adopera non sono più sottili strumenti di corruzione delle nostre coscienze – dalla stampa mistificatrice alla negazione dei valori comunitari, dagli incitamenti al consumo di beni superflui a un messaggio politico banale e sempre uguale – ma storture sempre più palesi, che molta gente ha ormai smascherato e iniziato a combattere.




6) A quando un gradito canto musicale  di ANTICA TRADIZIONE ad una  Signora che  ci incanta? Parliamo, e forse ci permettiamo di suggerirlo, di Ipazia. Qualcuno le ha dedicato un film, altri libri e poesie, mancherebbe un CD...sarà il Vostro?

La storia di Ipazia ci ha sempre affascinati. Questa donna vittima del fondamentalimo religioso ha segnato un’epoca ad Alessandria. Dopo di lei cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. Se si fosse preservato il sapere conquistato, se si fosse continuato l’indirizzo dello studio e della libertà di pensiero per cui la scuola alessandrina era famosa, il mondo oggi sarebbe diverso?  Mi viene in mente il  libro di  Ray Bradbury, Fahrenheit 451, che riporta a scenari attuali e trasferibili ai giorni nostri come il potere assoluto della televisione, altro tipo di fondamentalismo. Sono diversi anni che pensavamo di dedicarle una canzone, ma trasmutare il pensiero in musica e versi (soprattutto credibili) è impresa assai difficile che richiede molta ispirazione.

7) In particolare, per l’alta valenza simbolica, siamo rimasti affascinati, anche per il testo che coniuga corde spirituali che sfociano nel MITO, da tre splendidi CD. Essi sono “ARJUNA”,”IL FALCO DI SVEVIA” e “AD ELEUSI”. Tre temi particolarmente sentiti dal nostro kosmos politico e culturale. Nel primo si canta l’Hinduismo e le sue Divinità, nell’altro Federico II, il tre volte scomunicato Imperatore dipinto come Anticristo e Pagano dalla Cristianità,il terzo ci fa danzare con la musica su uno degli Spazi Sacri del Politeismo: Eleusi con i suoi Misteri. Può  Lei stesso descrivere questi imperdibili CD ed i messaggi nascosti nelle note?

Si tratta di tre canzoni legate a momenti particolari del nostro percorso musicale e culturale. Arjuna, scritta da Marco e musicata da Fabio, è stata oggetto di critiche per lo più positive. Il testo si può considerare un pratico manuale di vita, nel quale si affrontano tematiche spirituali di valenza universale; Tratto da quel grande poema indu Bhagavad Gita sacro anche in Occidente, deve il suo successo anche alla testimonianza di personaggi che basarono la propria vita sugli insegnamenti di questo Testo, tra i quali Gandhi. La parte musicale (volutamente) sdrammatizza la complessità e la profondità delle parole e questo è stato motivo di alcune critiche che hanno considerato l’arrangiamento poco adatto al testo.
Castel del Monte in Puglia è, invece, il palcoscenico per “Il falco di Svevia”. Quel bellissimo castello con strane simmetrie ci ha davvero ispirato per la canzone su Federico II del Sacro Romano Impero (o Federico VII Hohenstaufen di Svevia). Castel del Monte potrebbe essere stato costruito da Federico II, ma potrebbe anche essere stato costruito dai templari e a essi tolto da Federico II dopo la crociata del 1229. Lo vediamo più come un tempio per iniziati che un castello da difesa o di caccia. Nei castelli destinati alla difesa le scale a chiocciola girano verso destra impedendo a chi sale l’uso della spada impugnata con la mano destra, poi non vi sono disimpegni e servizi perché non è un luogo di servi, ma con i suoi sedili lungo tutte le pareti del piano superiore è luogo di raccolte e riunioni, luogo di meditazione e di pensiero, luogo per iniziati. Poi nobili e cantori forse non intonavano canti lieti e il purosangue non si chiamava davvero Dragone, il falco, però, vola ancora alto sull’Europa e il mito prima o poi... si rivelerà!
Eleusi è pura liturgia, profumi mistici che avvolgono gli spiriti in attesa della purificazione. “Ad Eleusi” è un inno a Demetra, la dea della fertilità, e ai Misteri Eleusini che si celebravano nella città greca. Parteciparvi era un privilegio a cui si poteva accedere grazie a una grande levatura spirituale. Chi veniva escluso non avrebbe mai potuto provare ciò che sperimentavano gli iniziati e ciò che accadeva all’interno del tempio doveva rimanere un segreto. Questa canzone crea un’atmosfera magica, è intesa a sollevare lo spirito ma anche a riconciliarci con la Natura, i cui ritmi erano scanditi dall’alternanza dei Piccoli e dei Grandi Misteri, che seguivano l’immutabile ciclo delle stagioni e della vita.



8) Un tasto molto amaro e deludente: la distribuzione e diffusione della musica d’area, chiamiamola pure antagonista al materialismo  e capitalismo. Non ci sembra eccellente. Con il rischio, forse la certezza, che messaggi culturali e metapolitici come quelli esaltati da ANTICA TRADIZIONE non trovino la dovuta visibilità. Insomma dove rivolgersi concretamente per godere della Vostra musica ed acquistarla?

Quello della distribuzione di determinate categorie musicali è un grave problema. Ci permettiamo di uscire dal discorso della “musica d’area” e di includere tutti quegli artisti che si sottraggono al grande vuoto che ormai attanaglia la musica, l’arte in generale e la società tutta. La banalizzazione dell’espressione artistica e la sua mercificazione hanno fatto precipitare il livello e oggi chi prova a scrivere la classica canzone “impegnata” o anche solo raffinata dal punto di vista musicale viene messo ai margini. Una fetta della responsabilità va forse attribuita anche alla ristrettezza dei mezzi e alla scarsa capacità organizzativa che caratterizzano determinate produzioni ormai da anni. Oggi tuttavia le possibilità si sono moltiplicate: la tecnologia consente di realizzare creazioni di qualità con spese contenute e il mondo del web di farle circolare libere dalle censure poste dalle etichette, dai critici, dai distributori e da tutti coloro che controllano la sfera musicale. È necessario sfruttare questa opportunità e fare circolare le produzioni “alternative” attraverso internet, stringendo, se necessario, la cinghia e prediligendo l’ampiezza della diffusione e la capacità di raggiungere tutti rispetto agli introiti che possono essere generati. L’obiettivo deve essere anche quello di una “rieducazione” del pubblico, ormai assuefatto alle schifezze che gli vengono propinate dai circuiti ufficiali.

9) I Vostri concerti attirano moltissimo interesse: quando e dove il prossimo?

Stiamo organizzando una serata in Veneto in occasione delle celebrazioni del Bloody Sunday, mentre, presumibilmente a metà febbraio, parteciperemo a una grossa iniziativa, non solo musicale, organizzata in Lombardia da un caro amico del gruppo.

10) Chiudiamo questa nostra  cordiale  chiacchierata con una legittima curiosità. Qual è il tema del prossimo CD?

Si tratterà di un CD molto raffinato e profondo, in cui verranno trattate tematiche riguardanti la formazione e la crescita spirituale. Come piccola anticipazione, possiamo citare un titolo che chiama in causa un termine che grandi predecessori – due su tutti: Julius Evola ed Ezra Pound – hanno già utilizzato: Orientamenti. Sarà proprio questo l’obiettivo del lavoro: rievocare valori di fondamentale importanza che oggi si stanno perdendo allo scopo di indicare una direzione, un modello d’azione che sia utile ai giorni nostri per ritrovare la strada lungo il cammino. Non mancheranno interessanti novità anche dal punto di vista musicale, con sperimentazioni di nuovi generi e nuove sonorità.



sabato 17 dicembre 2011

Sezione Musica di Ereticamente

Figlio di un medico di origini svedesi, Jean Sibelius ( 1865-1957) visse a lungo e fu musicista che ci lasciò moltissime opere. Nazionalista convinto, esaltò la Finlandia ed i Miti Popolari con musiche superbe. Fu dichiarato Nemico del Marxismo che avversò sempre. La sua musica, solenne ed imperiosa vibra di Animo Nordico ed  esprime quella severità ed asciuttezza morfologica musicale che rasserena e fortifica l’ascoltatore. Dicevamo dell’Animo Nordico espresso da Jean Sibelius che esplode in tutta la sua dinamicità nella sua opera più famosa, Finlandia. Autentico Inno Spirituale alla storia di questa Nazione Europea esso fu punto di riferimento per l’intero popolo finlandese e negli anni in cui la Finlandia compiva il proprio dovere contro la brutalità belluina del Comunismo (la Finlandia combatté contro la tirannide marxista sovietica dal  1939  al 1940) questa opera musicale scosse ed infiammò i soldati al fronte, dove per lungo tempo, con pochi mezzi, i Finlandesi riuscirono ad umiliare la bandiera della povertà che il marxismo rappresenta. L’Armata Rossa senza i dollari degli Americani era una comica tigre di carta. Il Generale finlandese Gustaf Mannerheim inflisse diverse sconfitte ai marxisti e ci piace immaginare che ciò avvenne sotto le note della musica di Sibelius. Essendo numerose le opere del Grande Finlandese, ne sceglieremo alcune.


Sublime rimane lo spettacolare Il Cigno di Tuonela, vero Olimpo di magiche sensazioni panteistiche in cui il Kosmos sembra aprirsi all’Infinito ed alla Potenza. Uno dei pezzi più belli del Grande Musicista che avvicina l’Uomo Aristocratico alle note del Divino. Il suo Nazionalismo fu la  motivazione che lo portarono a comporre Kullervo, Eroe Tragico del  Kalevala, Poema Nazionale Finlandese che tradotto significa “Terra degli Eroi”.   E’ il Paganesimo Finlandese in musica ove il poema  Kalevala rappresenta sia un testo letterario, ma anche politico-religioso come i nostri Eneide o Iliade che assurgono a Testi Sacri degli Indoeuropei. L’opera Rakastava è un fulgore di sobria fantasia, dove una serena musica di archi racchiude quell’humus di apparente melanconia che mai si trasforma in sconfitta. Splendida opera che meriterebbe molta più fama di quella che ha.

La suite Karelia ed il celeberrimo Valzer Triste sono troppo noti per dilungarsi in elogi pleonastici. Da rimarcare, però, la delicatezza  del Valzer Triste che raggiunge tonalità di un potente, attivo pessimismo che proietta Jean Sibelius tra gli Astri incontestabili dei Geni Musicali. L’opera La Tempesta sfocia in sensazioni di strane presenze fisiche attorno all’ascoltatore: come se il Dio Pan, le Ninfe, le Deità Silvane cominciassero a parlarci, suadenti, calme, solari metempsicosi e metamorfosi di quell’Eterno Paganesimo che il Dio della Musica, Apollo, ha donato all’Umanità. E  La Ninfa del Bosco, opera di notevole pregio, offre il palpitare della Dea Natura che produce un matrimonio musicale con il Panteismo in cui gli Dei sono nati dal Kosmos. Autore di numerose sinfonie, tra cui Musica Rituale Massonica essendo egli, al pari di Wolfang Amadeus Mozart un Libero Muratore, riposa addormentato tra le Muse nella casa museo ove visse, amato da tutti i Finlandesi, scultore in note, come Prassitele, dell’Ellenico  Bello e Buono, la  KALOKAGATHIA. Il suo compleanno era celebrato come Festa Nazionale in Finlandia. Le brutture del mondo moderno gli anno risparmiato questo  volgare teatro attuale in cui la Forma e l’Estetica sono cose che, molti, pensano di trovare in un banale outlet. Segno premonitore, questo, che sia il Dio della Musica, Apollo che le Muse hanno abbandonato il volgare Uomo Moderno al proprio Destino per nulla esaltante. Steno Lamonica