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domenica 2 giugno 2013
Amministrative: tra i due litiganti il terzo non gode
di Michele Rallo
Lo aspettavano tutti: dopo il terremoto delle ultime politiche, dopo il boom del grillismo, dopo il governo delle larghe intese propiziato dal Quirinale.., dopo tutto questo, è finalmente arrivato il primo minitest elettorale: Roma e dintorni. L'interpretazione che di questo test danno la maggior parte dei media è — a modo loro — rassicurante. Cresce l'astensione, ma i partiti dovranno fare il loro dovere per "riavvicinare la gente alla politica"; il PD non registra l'atteso tracollo, quindi si può andare avanti con il governo Letta; il PDL non registra l'attesa avanzata, ma nessuno ne fa un dramma; batosta anche per la Lega, ma la cosa può tornare utile per renderla più malleabile; infine, a mo' di golosa ciliegina sulla torta — straperde Grillo, che — a detta delle veline del "politicamente corretto" — pagherebbe così il fio per non aver accettato la mano tesa del PD.
Provo a dare una interpretazione un po' più realistica di questo minitest. Prima considerazione: gli italiani contrari all'attuale gestione della politica e dell'amministrazione sono sempre di più; ma — per fortuna della classe politica — invece di votare "contro", hanno la dabbenaggine di non votare, favorendo così i soliti noti. Seconda considerazione: nella cordiale disfida fra PD e PDL, vince il primo. Perché? Perché ha amministratori più capaci, più credibili, spesso anche meno avvezzi a favorire gli amici e gli amici degli amici. La Lega ha perso l'autobus per trasformarsi da asfittica Lega Nord in una grande Lega Nazionale. L'onesto Maroni si è arroccato in una battaglia egoistica di retroguardia ("prima il Nord"), non rendendosi conto che, anche al Nord, sono sempre in meno a credere in una prospettiva sostanzialmente separatista.
E vengo alla ciliegina sulla torta: la "tramvata" dei grillini. Grillo ha perso innanzitutto per un problema di credibilità di certi candidati sindaci senza arte né parte. La gente, talora, ha preferito un maneggione ex-democristiano ma che sa far funzionare la complessa macchina di un Comune, ad un giovane di belle speranze ma di nessuna esperienza. Ma il Cinque Stelle ha perso anche per motivi politici. Certamente, degli elettori di sinistra lo hanno abbandonato per il mancato sostegno a Bersani; così come degli elettori di destra lo hanno abbandonato per le contumelie a Berlusconi. Essenzialmente, però, ha perso consensi perché è stato incapace di diventare il "partito alternativo" che gli italiani attendevano e attendono: non un partito di destra né di sinistra, ma "avanti". Certamente non un partito che delega le sue scelte ad un pugno di frequentatori dei social network, e nemmeno un partito che dà il meglio di sé quando si parla della diaria dei parlamentari. Ma un grande partito "populista", con una classe dirigente all'altezza della situazione e che affronti innanzitutto i grandi temi al centro delle preoccupazioni degli italiani: il fallimento dell' euro e dell'Unione Europea, il ricatto della speculazione finanziaria internazionale, il ritorno ad una piena sovranità politica, economica e monetaria, come invertire la spirale della miseria impostaci dalle "regole" dell'Europa e della globalizzazione, come arginare una ondata migratoria che ha assunto dimensioni non più sostenibili, come sconfiggere una criminalità che si fa ogni giorno più minacciosa.
Nota di Ereticamente
Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione
mercoledì 22 maggio 2013
Sulla dignità
di Flores Tovo
Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale, la legge morale per eccellenza) era da lui considerato come “ein Fact der Vernunft”, un fatto della ragione umana, poiché, se il fondamento fosse stato altro, l’agire umano sarebbe stato condizionato (meglio sarebbe stato dire determinato) e quindi non libero, in quanto dipendente e quindi non autonomo. Persino Dio non poteva essere il nostro fondamento proprio perché saremmo stati da lui dipendenti. Pertanto, scriveva Kant, Dio non sta all’inizio e alla base della vita morale, ma eventualmente alla fine. Si giunge qui al compimento dell’antropocentrismo. A tale conclusione Kant era pervenuto, a dire il vero, per salvare la possibilità di un libero arbitrio umano, all’interno di una natura che egli considerava, come Newton e gli altri scienziati, nient’altro che una macchina. Per questo motivo, e solo per questo motivo, l’uomo possiede una dignità, che è dovuta proprio al fatto di essere un ente razionale che è “superiore ad ogni prezzo”.
Può sembrare strano, ma questo è ancora il pensiero dominante nel mondo attuale, soprattutto da quando col Concilio Vaticano II, preparato culturalmente dal teologo Karl Rahner, la Chiesa cattolica rivolse la propria mente verso la direzione antropocentrica della cultura moderna, che aveva appunto trovato nell’illuminista Kant il suo massimo esponente e che il comunista Marx aveva poi ancor più accentuato nell’affermazione che “la radice dell’uomo è l’uomo stesso”. Nietzsche ebbe perlomeno l’ardire che il fondamento dell’agire, al di là del bene e del male, sarebbe stato il superuomo.
Ora si tratta di guardarsi negli occhi. Di che cosa si sta parlando? Di quale dignità, di quale volontà buona, di quale razionalità si sta continuamente cianciando? Anche coloro che si rendono conto del Pericoloparlano sempre di ecologia, di sviluppo sostenibile, di ritorno al mutuo soccorso, di decrescita felice, di permacoltura e di piantare pomodori o allevare galline nel terrazzo e di tante altre più o meno intelligenti proposte per venir fuori da questo ormai interminabile tunnel in cui ci si è cacciati. Questo tunnel è in realtà un abisso. Nietzsche ammoniva che chi guarda sempre l’abisso, prima o dopo sarà l’abisso a guardare lui. Ma anche questo avvertimento è superato. Nell’abisso ci siamo caduti tutti. Anzi sarà esso stesso ad avere paura di noi. Come potrà egli, infatti, sostenere il peso di 8 miliardi di individui? Come scriveva un buontempone, che si riferiva però solo ai Cinesi, se tutti saltassero da 2 metri di altezza in sincronia, essi provocherebbero uno tsunami che distruggerebbe gli Stati Uniti.
La ragione umana. Essa è sì uno strumento meraviglioso con tutti i suoi principi logici, un dono divino forse. Ma che cosa se n’è fatto di essa? E quanti oggi la usano per il bene comune, semmai esista ancora un bene comune? Nel suo libro “La società sotto assedio” il sociologo Zygmund Baumann sottolineava che le presunte classi dirigenti ormai non controllano più niente: né l’incremento demografico, né il tasso inquinamento, né la deforestazione e lo sterminio degli animali, né il denaro. Niente di niente. Di solito nelle epoche storiche “normali” i mediocri hanno governato, si pensi agli Asburgo, col loro buon senso che era appunto aurea mediocritas. Solo nelle situazioni eccezionali sono emersi i giganti come gli Alessandro, Cesare o Napoleone. Nel mondo attuale dominano invece i pessimi, i maggiordomi, poiché nel mondo della quantità, nel regno del mercato dominano i grandi commedianti, grandi nel recitare la favola bella. “Spirito ha il commediante, ma poca coscienza dello spirito. Sempre crede in ciò con cui riesce a far credere gli altri più fortemente, - far credere in lui stesso” (Nietzsche, Così parlò Zarathustra). Il razionalismo moderno, che ha avuto origini con Cartesio e che continua con le pseudo-filosofie di oggi (epistemologie, le chiamano), in realtà ha asservito la ragione al potere economico. La volontà di potenza del denaro è riuscita a sottomettere quella facoltà che, a partire da Aristotele, si è sempre ritenuto costituisse la differenza specifica rispetto agli animali. Il capitalismo, l’economia del più-denaro, dapprima si è alleato col sapere scientifico per poi soggiogarlo ai propri scopi. Tutti hanno un prezzo e quindi non c’è più dignità.
Per quanto ci siano molte persone che studiano e si sforzano di progettare alternative più o meno radicali rispetto all’attuale sistema, non c’è più avvenire. Del resto, la distruzione delle certezze sociali lavoro-salute-pensione, la precarietà imposta senza colpo ferire, hanno serrato le dimensioni della temporalità ad un unico presente sempre identico a sé, che è poi la temporalità vissuta dagli animali, come ha rivelato con grande profondità un giovane prodigio della filosofia italiana, Diego Fusaro, nel suo libro “Essere senza tempo” edito da Bompiani.
Quali dovrebbero essere, infine, le vie d’uscita? Quelle di un socialismo rivoluzionario ancor più spietato di quello del passato? Quelle di un nazifascismo rimodernato, magari più antiborghese (ma dov’è la borghesia oggi?) ed anticapitalistico? Emile Cioran profetizzava che nel ventunesimo secolo Hitler e Stalin sarebbero sembrati due chierichetti. Comunque nulla di nuovo.
O forse bisogna sperare nel ritorno al pensiero di un Rousseau padre della democrazia diretta che oggi viene prefigurata dal MoVimento5stelle, una democrazia che si dovrebbe attuare (Casaleggio dixit) con l’uso di internet? Ma Rousseau è in realtà una contraddizione vivente, poiché se da un lato propugna l’uguaglianza fra tutti gli uomini (uno vale uno dice Grillo), dall’altro afferma che la moltitudine popolare non sempre capisce o vede il proprio bene, in quanto il suo giudizio non sempre è illuminato e pertanto si rende necessaria, non tanto la figura di una èlite, bensì di una figura carismatica e demiurgica che egli chiama il Legislatore (Grillo stesso o chi per lui?).
A questo punto, per chi crede nella ciclicità delle ere, è lecito ritenere che non conviene più cercare di ritardare la fine del Kali-yuga, semmai di accelerarlo. Forse sarà preferibile vivere come l’anarca che si ritira nel boschetto e vive nascosto fra amici, amori, libri e vino. Oppure per chi non crede neppure in questo, poiché è approdato ad un nichilismo assoluto in cui anche il superuomo è morto, fare come l’anziano professore Calguès nel libro “Il campo dei Santi” di Jean Respail: morire combattendo quando sarà giunta l’ora.
sabato 20 aprile 2013
Il fenomeno Grillo: una protesta che non riesce a diventare adulta
di Michele Rallo
Quando, in futuro non so quanto lontano, la storia delle dottrine politiche si occuperà del Movimento Cinque Stelle, il giudizio degli studiosi sarà probabilmente divaricato: positivo per Grillo, Casaleggio e per i loro più stretti consiglieri; egualmente positivo per quel vasto elettorato che ha avuto il coraggio di scegliere uno schieramento estraneo alle logiche della "seconda Repubblica" eurodipendente; negativo, invece, per quella rumorosa minoranza di frequentatori di social network che appaiono come l'espressione ufficiale di un partito che non esiste; o, meglio, che esiste formalmente (come da rogito notarile) ma che non ha strutture organizzative e gerarchiche adeguate, così come non ha quel "comune sentire" di militanti, iscritti, simpatizzanti e semplici elettori che costituisce la cosiddetta "anima" dei partiti politici.
Certo, sono stati proprio Grillo e Casaleggio a volere questo, ben coscienti che un partito-non-partito avrebbe consentito di fare il pieno dei consensi, intercettando elettori di destra, di sinistra e di centro. Ma, per ottenere ciò, sono stati costretti ad inventarsi una sorta di "democrazia del web", delegando ad una ristretta pattuglia di aficionados internauti le scelte che una Partito con la P maiuscola affiderebbe ad organismi centrali e/o periferici qualificati: penso soprattutto alle candidature per le elezioni di ogni ordine e grado. I limiti di questo sistema sono emersi in tutta la loro ampiezza in occasione delle recenti consultazioni parlamentari, che hanno visto l'elezione di una pletora di deputati e senatori "grillini" senza arte né parte, senza — cioè — un minimo di esperienza politico-amministrativa che fosse propedeutica alla funzione parlamentare; funzione che, ad onta delle ruberìe di una minoranza, è la più alta che un cittadino possa essere chiamato ad esercitare in un sistema — appunto — di democrazia parlamentare.
Ma il fondo è stato toccato con le primarie via internet per l'indicazione di una "rosa" di 10 nominativi fra cui scegliere il candidato Cinque-Stelle per la Presidenza della Repubblica. Ebbene, accanto al nome dello stesso Beppe Grillo, si è visto di tutto: da nominativi di alto profilo (penso soprattutto alla giornalista Milena Gabanelli) ma poco adatti a ricoprire alti incarichi istituzionali, ad altri soggetti maggiormente politicizzati, quasi tutti appartenenti al versante di sinistra. Alcuni fra questi ultimi sono letteralmente agli antipodi del movimento di Grillo: penso a Romano Prodi, colui che è il massimo responsabile dell'ingresso dell'Italia nell'Unione Europea (mentre Grillo ne vorrebbe l'uscita); o al costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, una delle colonne del quotidiano "Repubblica", il giornale-partito che è il più feroce avversario del M5 S.
In sostanza, oltre ad essere nettamente sbilanciata a sinistra rispetto all'elettorato del Movimento, la base telematica del grillismo non sembra avere la lucidità politica necessaria ad affrontare battaglie di ampio respiro. Se Grillo e Casaleggio non si decidono a fare politica sul serio (e per "fare politica" intendo candidarsi in prima persona e dare le direttive senza attendere che giungano da internet), il giocattolo è destinato a sfasciarsi in un mozzicone di legislatura. Peccato, perché un movimento genuinamente populista e schiettamente antieuropeo potrebbe avere un grande avvenire in questa Italia vittima dell'utopia eurocratica e dell'usura della finanza globalizzata.
Nota di Ereticamente
Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione
venerdì 15 marzo 2013
Grillo è contro l'Europa: ecco perché mi piace
di Michele Rallo
Non ho votato Grillo alle scorse elezioni, ma solamente per un fatto sentimentale: fino a quando sulla scheda elettorale sarà presente un simbolo che si ricollega al mio mondo (nella fattispecie La Destra di Storace) il mio voto andrà a quel simbolo. Non ho votato Grillo — dicevo — ma lo avrei fatto certamente se, invece che al sentimentalismo, avessi obbedito alla mia razionalità. E ancor più lo voterei oggi, quando l'uomo dello tsunami viene attaccato a testa bassa dal circo mediatico del miliardario Carlo De Benedetti (tessera n.1 del PD), in sorprendente alleanza con i media vicini al miliardario-rivale Silvio Berlusconi (padre-padrone del PDL).
Che cosa si rimprovera a Beppe Grillo?
Ufficialmente, di avere preso tanti voti "di protesta", ma di non essere in grado di trasformare quei voti in una concreta azione di governo. Nella sostanza, invece, quello che i media influenzati dal gruppo De Benedetti (e qui Berlusconi non c'entra) imputano all'ex comico, è di non offrire graziosamente i voti che servirebbero a Pierluigi Bersani per coronare il suo sogno proibito: fare il Presidente del Consiglio. Ma per quale caspita di motivo Grillo dovrebbe suicidarsi in questo modo? Risposta del gran circo conformista: perché l'Italia ha bisogno di un governo purchessia, senza il quale l'Unione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e i mercati ci amerebbero di meno o non ci amerebbero affatto.
E, a riprova, ecco che lo spread si impenna e che le agenzie di rating ci declassano ulteriormente. Piccolo particolare che sfugge ai padroni dell'informazione: Bersani vuol fare un governo che "mantenga gli impegni con l'Europa". Cioè, tradotto dal politichese in italiano corrente: che continui nel solco tracciato da Monti, riducendo di 5 miliardi di euro ogni anno — e per vent'anni — il nostro debito pubblico (Trattato di Stabilità Finanziaria), consegnando agli organismi europei i 125 miliardi di euro previsti dal Meccanismo Europeo di Stabilità soltanto per i prossimi cinque anni, e reperendo i soldi — che non abbiamo — facendoceli prestare dalla speculazione finanziaria e/o aumentando tasse e macelleria sociale.
Tutte cose — i fondamentali del Bersani-pensiero — che sono l'esatto opposto del programma dello sparigliatore ligure: Grillo vuol farci uscire dall'Unione Europea, vuole che l'Italia si riappropri della propria sovranità monetaria, vuole che smettiamo di indebitarci sempre di più con gli usurai internazionali.
Stando così le cose, per quale arcano motivo dovrebbe dare i suoi voti a chi vuole fare l'esatto opposto? Risposta della sinistra finanziaria: per dare un governo all'Italia e per evitare che si torni alle urne nel giro di sei mesi. Alle urne, forse, si tornerà; ma un governo più o meno provvisorio, più o meno di coalizione — purtroppo — lo faranno comunque, magari un governo di salute pubblica presieduto da un sinistro illuminato: chessò... un Prodi, un Amato, un Passera, o un qualsiasi altro tecnico benvoluto dai mercati. Ma, se così non dovesse essere, per l'Italia sarebbe certamente meglio: meglio sei mesi di crisi che venti anni di progressivo strangolamento economico e sociale. Meglio la razionale protesta di Grillo che il tragico europeismo di Monti e dei suoi eredi.
Nota di Ereticamente
Ringraziamo l'Autore e il periodico Social (Settimanale indipendente di Trapani) per la gentile concessione
domenica 3 marzo 2013
Chi vivra’ vedra’
Lo Tsùnami tour è terminato.
Terminato? Forse è finita solo la prima tappa, pronto a rimettersi in pista se le cose andranno come sembrano stiano avviandosi a concludersi.
I segnali ci sono tutti.
Lo scadente (nel senso che è in scadenza, cosa siete andati a pensare, malelingue?!) Presidente della Repubblica ha “invitato i partiti ad aver responsabilità”. Siccome sono maligno, lo interpreto come un invito ad allearsi per permettere a Bersani di formare un governo. Ma c’è di mezzo Berlusconi…..
Sul “Corriere” di oggi (sabato 2 marzo), l’editoriale racconta alla gente che da internet sono scomparse per miracolo (?) le tabelle comparative degli emolumenti della casta: troppo compromettenti e –diciamolo- rivoltanti. Esattamente il modo per allargare di più, se fosse possibile, il solco fra Italiani e politici.
In compenso nessuno avanza più il falso alibi del “costo della politica”. Grillo ha fatto quel po’ po’ di sconquasso senza i milioni elargiti ai partiti, senza rimborsi elettorali, senza manifesti, senza acquisto di spazi televisivi, senza pubblicità sui giornali, avvalendosi anzi del volontariato dei militanti: spese ridotte all’osso. Ma vere.
In questi giorni assistiamo all’indecente spettacolo di politici da venti, trent’anni in Parlamento, che cercano di cavalcare la tigre delle proposte a 5 stelle.
E’ una vecchia tattica, da sempre in uso: l’ho provata sulla mia pelle e so di cosa parlo. Il potere in un primo momento deride e sfotte il “nuovo” che si propone. In un secondo momento cerca di criminalizzarlo e di demonizzarlo. Da ultimo cerca di appropriarsi delle proposte del “nuovo” per toglierli l’acqua nella quale nuota e si moltiplica.
Vecchia tattica. Ma improponibile questa volta.
Hanno avuto tempo, numeri e possibilità di risolvere:
· Il conflitto di interessi,
· La riduzione del numero dei parlamentari.
· L’abbattimento dei costi della politica,
· La riduzione o l’azzeramento delle province,
· La legge anti corruzione,
· La legge anti criminalità organizzata,
· L’innovamento dalle radici del comparto bancario,
· La logica che sotto intende ai referendum, per renderli attuativi,
· L’investimento del Popolo circa la permanenza nell’area dell’euro,
· Una, purché credibile, politica economica,
· Legge elettorale,
· Pagamenti dello Stato verso i creditori,
· Stipendi ai manager pubblici,
· Umanizzazione del Fisco…..
Ho elencato solo una decina di punti. In effetti sarebbero molti di più.
Onestamente pensate che i politici della casta possano, vogliano mettere mano a quanto sopra elencato? Avevano avuto modo e tempo, se avessero voluto: non hanno capito, ed hanno temuto. Personalmente, considerando che lo “scadente” non può sciogliere il Parlamento, che sono in ballo i due Presidenti delle Camere e l’elezione del Capo dello Stato, e, soprattutto la fiducia al Governo incaricato, ritengo che o si prolunga il “loden sgualcito” attualmente a Palazzo Ghigi, o si deve fare un’ammucchiata stomachevole, con rospi grossi come buoi ingoiati da tutte e due le fazioni della casta. In entrambe le soluzioni i Partiti stanno lavorando per Grillo.
E dovrebbero pure essere grati al comico ligure: ha funzionato da valvola di sfogo ed ha indirizzato su di sé e sul Movimento a 5 Stelle la rabbia di un Popolo in condizione di inizio insurrezionale. Ed ha prolungato l’agonia della casta. E non è del tutto escluso che si finisca con atti violenti per le strade.
La casta non ha capito: Grillo vuole una società nuova, diversa. Più Uomo e meno consumismo. Attenzione. Questa è un ribaltamento totale del volere dei poteri forti.
Staremo a vedere se Grillo vorrà combattere contro la Goldman Sachs , la J.P. Morgan , il Vaticano, la City di Londra, la BCE , e contro le multinazionali. Hai detto niente!
Ma o combatterà, o il suo Movimento imploderà e si romanizzerà.
Staremo a vedere.
E’ una storia che abbiamo già visto e vissuto.
54 Stati contro 3. E neppure le due atomiche sono riuscite a finirla.
Che si ricominci?
Chi vivrà, vedrà.
Fabrizio Belloni
Cell. 348 31 61 598



















