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venerdì 15 febbraio 2013
‘viva la nazione!’
di Mario M. Merlino
Ho scritto su Ereticamente di Kolberg, città della Pomerania occidentale sul mar Baltico. Durante la guerra franco-prussiana del 1807, la popolazione guidata dal borgomastro Joachim Nettelbeck, pur priva dell’esercito regolare, seppe resistere all’assedio dei soldati francesi. Ad essa si ispirarono gli ufficiali prussiani, fra cui il von Clausewitz, per ottenere dal sovrano la proclamazione dell’editto del 21 aprile 1913 sulla costituzione della milizia territoriale, il Landsturm. Decreto che invitava gli uomini e le donne di Prussia a cacciare dalla propria terra l’invasore. Insieme alla ribellione della Spagna del 1808, ‘ulcera purulenta’ come ebbe a definirla Napoleone. Una rivolta di popolo, di inaudita ferocia da entrambe le parti, con episodi di eroismo assoluto. Villaggi bruciati imboscate fucilazioni di massa dragoni scuoiati e la pelle appesa alle porte. Come era avvenuto in Vandea nel 1793 tra i giacobini e gli abitanti di quella regione affacciata sull’Atlantico e protetta da foreste e corsi d’acqua. Nell’occasione Napoleone si rifiutò di partecipare alla repressione. Qui, al contrario, volle estirpare ogni forma di rivolta, riempiendo d’insulti il popolo in armi imponendo l’uso indiscriminato della rappresaglia lasciando che se ne facesse strage. Come davanti le mura della città di Saragozza e, poi, casa per casa, dal giugno del 1808 al gennaio dell’anno successivo. ‘Guerra y cuchillo’ (guerra e coltello) fu la risposta alla richiesta di resa e la giovane Augustina Donenech ne divenne il simbolo eroico, mettendosi a sparare con il cannone dopo aver visto gli artiglieri caduti sotto il piombo francese…
Il 20 settembre 1792 il duca di Brunswick, a capo dell’esercito prussiano, su sollecitazione del re Federico Guglielmo, muove all’attacco delle truppe francesi sulle alture di Valmy. La battaglia si apre con un violento e prolungato fuoco d’artiglieria da ambo le parti. Alle ore 13 la fanteria prussiana, maestosa e impeccabile nella formazione di combattimento, muove all’attacco. Rullano i tamburi segnando il passo di marcia le file allineate mantengono la distanza regolamentare e le baionette dei soldati innestate e sguainate le sciabole degli ufficiali lampeggiano alla luce del mattino. Di fronte, dalle linee francesi, dove militano soldati raccogliticci, si leva il grido di ‘viva la nazione!’ mentre risuonano le note del ‘ça ira’. Le truppe prussiane distano seicento metri quando arriva loro l’ordine di ripiegare. Ancora tuona il cannone, ma la battaglia può considerarsi terminata, poco più di una scaramuccia. Eppure il poeta Goethe, presente tra i prussiani, ne intuisce subito l’importanza, il significato rivoluzionario: ‘Oggi qui è cominciata l’alba della nuova storia’ ( sfoglio il libro in due volumi del gen. Arturo Vacca Maggiolini Da Valmy a Waterloo, collana di Storia dell’arte militare moderna, anno 1939, che ho ereditato da mio padre e a cui devo l’amore per la storia in conversazioni a tavola fin da quando le mie sorelle ed io eravamo bambini e proseguite, ormai ultimo suo atto, in una corsia dell’ospedale di Riccione).
Che cosa aveva intuito il genio della poesia tedesca (anche se, per coinvolgimento, prediligo il folle e disperato Hoelderlin nella rilettura di Martin Heidegger)? Beh, non essendo un esegeta di poesia, mi attengo a un personale percorso, ove ‘personale’ non pretende equivalere a un’intuizione unica e geniale, sebbene la mia natura vorrebbe trasbordare oltre ogni limite di decenza. Più semplicemente, anche tramite la riflessione del giurista Carl Schmitt. Un esercito di popolo, premessa della leva di massa, batte in campo aperto quello che veniva considerato militarmente il più efficiente ed organizzato. E ciò comporta un radicale cambio di prospettiva. Prima della rivoluzione dell’’89 i soldati combattevano per il sovrano e il nemico (l’hostis’) era colui che, in nome di un altro sovrano indossava una divisa di diverso colore. Sovente, su fronti opposti, fratelli amici paesani al soldo del re o venduti per necessità dai piccoli stati formatisi dopo la Guerra dei Trenta Anni in una Germania devastata e impoverita. Non si richiedeva loro motivazione alcuna, non ne avevano alcuna. Basti pensare che, nella battaglia di Saratoga (1777) durante la guerra d’indipendenza americana, furono fatti prigionieri oltre cinquemila soldati inglesi che, di fatto, erano contadini del ducato d’Hannover. Liberati sulla parola, non tornarono mai indietro e divennero contadini americani.
Kolberg la guerriglia spagnola il Landsturm la Vandea sono segnali di come i conflitti generino le oscure e telluriche forze del ‘nichilismo europeo’ si facciano ispiratori e accelerino l’emergere di emozioni sentimenti giustificazioni compiacimenti e, soprattutto, la convinzione che ‘le guerre della libertà si fanno con odio’, come affermava Louis Saint-Just, fra le figure più rappresentative del giacobinismo. Spazzare via annientare fare terra bruciata diventano operazioni chirurgiche, necessità terapeutiche contro l’infezione la cancrena il male (sempre più definito ‘assoluto’!). La netta demarcazione tra il militare e il civile si sfuma si confonde cede nel magma totalizzante del nemico. Tutti figure degeneri incarnanti l’Impero del male… se avanzano, verranno a devastare a stuprare a razziare a compiere reali o presunte nefandezze (ricordate come si gridava e si inorridiva verso i soldati tedeschi che, all’inizio della Grande guerra, tagliavano le mani ai bambini belgi con la vanga per scavare le trincee?). Se s’invade il loro territorio tutto è concesso lecito giustificato esaltato (Napoleone all’Armata delle Alpi promette la ricchezza delle terre italiane e il generale francese Juin alle truppe marocchine di fare della Ciociaria bottino)… La propaganda e la menzogna nascono sorelle gemelle e i templi degli dei del vinto saranno abbattuti, indifferenti all’ammonimento del tragico Eschilo…
Martedì mattina, alla scuola di fanteria di Cesano, località nei pressi di Roma, sono stato invitato a tenere una conferenza all’interno del convegno dal titolo ‘Carattere di una guerra’ (il riferimento è alla Seconda Guerra Mondiale). Quanto scritto fino ad ora potrebbe rappresentare la premessa al tema che vorrei affrontare sulla nobiltà della scelta, qualunque essa sia, ma anche come non tutte le scelte vengono poi riconosciute tali per la demonizzazione l’ottenebramento la falsificazione del vincitore sul vinto, il quale abbisogna di darsi comunque e nonostante tutto una ragione rispetto alla bruta legge dell’oro dell’acciaio della forza. Allora considerate, voi che attendete con ansia e bava alla bocca queste mie perle di saggezza e sapere (sarà, poi, proprio così?), che vi sarà un seguito…
giovedì 31 gennaio 2013
Europa, ultimo atto
Nietzsche lo definiva Nihilismus ed Heidegger vi aggiunse anche la critica radicale alla Metaphysik e, prima di lui, Marx l’identificava con il Kapitalismus e Freud lo definiva Unbehagen der Kultur (il disagio della civiltà) ed ancora la Zivilisation per Oswald Spengler o René Guénon le règne de la quantité. Insomma la consapevolezza che un momento della storia occidentale, ove il senso e i segni per descrivere il senso stesso divengono evanescenti, frammentari, dispersi, si manifestava quale rottura sfida dissoluzione di antichi principi e irrompere di nuove forze. La repubblica di Weimar, con le sue spinte innovative (a Berlino, nella Postdamerplatz, è visibile il primo semaforo instaurato in una città europea, simbolo della modernità asservita alla tecnica e alle masse) e, al contempo, la sua inesorabile fragilità e declino (tanto da essere elevata nel linguaggio politico ad immagine di instabilità istituzionale) ne diviene il paradigma. Fra gli interpreti più acuti Ernst Junger con Der Arbeiter e La Mobilitazione totale. Un paradigma in attesa che, come scriveva Roberto Calasso, curatore dell’Adelphi Edizioni, ne La rovina di Kasch, ‘si accendano migliaia di fiaccole nello stadio di Norimberga per evocare dal buio l’essenza dileguata della sovranità, prima di bagnarla nel sangue, per ravvivarne il pallore larvale’. ‘Le cattedrali di luce’ come le avrebbe definite Robert Brasillach, stupito e coinvolto.
30 gennaio del ’33 un serpente di uomini, un mare di torce fiammeggianti nella notte attraversano la capitale tedesca per sfilare sotto la finestra del secondo piano dell’albergo da dove, salutando con il braccio levato, il neo cancelliere Adolf Hitler, indossando sobri abiti borghesi, camicia bianca e cravatta scura, si prepara ad assumere il potere e trasformare la Germania in un regime totalitario retto dal Fuehrerprinzip. (Oggi diamo al termine ‘totalitarismo’ una valenza dispregiativa e ne facciamo un atto d’accusa, nefasto e demonizzato, ma era, in origine, il rivendicare la volontà di risolvere la totalità della condizione politica sociale economica culturale di un popolo e del suo destino. ‘Ein Volk, ein Reich, ein Fuehrer’). E’ l’inizio della ritualità nazional-socialista che, in modo più pregnante delle cerimonie del Fascismo italiano e dello stesso Bolscevismo, sprigionerà energie sopite risveglierà antichi dei farà vibrare all’unisono milioni di cuori. Alle menti cresciute sotto l’egida del pensiero illuminista, in cui i ragionieri e i contabili sguazzano beati e beoti, tutto apparve carico di fremiti oscuri, irrazionali, inquietanti ed appare, ancor più nella paccottiglia del quotidiano, presenza luciferina, stordimento collettivo, annichilimento morale…
Nella tarda estate di alcuni anni fa ho trascorso dei giorni a Norimberga. Ti ricordi, P.? Abbiamo trovato alloggio in uno spartano B&B - quando scendo dal letto sbatto le ginocchia alla porta del cesso -, che però di sera apre un piccolo ristorante con una favolosa serie di Suppen. Soprattutto quella di cipolla e quella alla paprika. Nei pressi della stazione. A piedi si risale verso il Castello la casa di Albrecht Duerer, nella piazza del mercato ammiriamo la schoener Brunnen, la fontana con le statue di eroi profeti evangelisti; ci soffermiamo a mangiare all’ultimo piano del Kaufhof – caffè tedesco con tanta panna e mega-fetta di torta. Riusciamo, in una piccola bottega d’antiquario, a farci mostrare qualcosa del Terzo Reich, con mille cautele e timori, e qualcosa compriamo… Norimberga la città imperiale di Massimiliano I d’Asburgo Norimberga dove si svolgeva l’annuale raduno del Partito Norimberga il cui centro storico venne devastato da uno dei più violenti e feroci bombardamenti (2 gennaio 1945) Norimberga in cui i vincitori decretarono che il ‘vae victis’ divenisse ‘giustizia’… Il bombardamento non colpì le strutture ove, appunto, si svolgevano i lavori del Congresso tanto che sono ancora in parte visibili, inserite in quelle adattate a fiera. Qualcuno volle vedervi un preciso intento e, cioè, colpire il simbolo dell’Europa della sovranità imperiale, di quell’Impero che resse il nostro continente fino all’avvento della canaglia e di Napoleone che volle fare scempio e abolirne i caratteri originari (le cosiddette ‘libertà tedesche’) dopo la battaglia di Jena. Fu allora che il poeta Max von Schenkendorf scrisse i versi ‘wenn alle untreu werden’ che, oltre un secolo dopo, divennero l’Inno delle SS, il Treueslied. L’eterno ritorno…
Ogni rito presuppone il sacrificio. Quando quest’ultimo viene a mancare, anche il rito perde il vincolo sacro che sapeva infondere. Come osservava Juenger, basta introdurre un interruttore della luce elettrica in una chiesa che la sua atmosfera assume altro da sé… Ecco perché oltre il nichilismo ci sono stati due soli tentativi: Hitler, sangue e suolo, Stalin, l’annuncio del regno dell’uguaglianza. Con i coltelli d’ossidiana i sacerdoti aztechi estraevano il cuore dei prigionieri e l’offrivano al Dio Serpente affinchè il sole risplendesse in cielo e non calasse una notte senza ritorno. I giovani provenienti da tante parti d’Europa caddero nell’immensa battaglia del sangue contro l’oro per far sì che il tramontare non fosse il perire… Ed ecco perché pensiamo, vogliamo credere, che quelle torce ad illuminare la notte non fossero soltanto legate al risveglio della Germania, sconfitta ed umiliata a Versailles ma avanguardia di altre aurore, di tutti e per tutti…
















