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Razzismo rosso (E se i veri razzisti fossero “compagni” e democratici?)

La storia che vi voglio raccontare inizia mezzo secolo fa, eravamo a Trieste negli anni '60. Siamo in una scuola elementare cittadina, in una classe terza...

Maurice Bardeche: un fascista per l’Europa

Ho già scritto che Maurice Bardèche è sempre stato un autore molto caro a chi scrive fin dalla sua prima lettura, se non erro negli anni 60, di “Che cosa è il Fascismo?”...

Sulla dignita

Kant riteneva che il fondamento dell’agire fosse la ragione stessa del soggetto umano universale. Infatti l’imperativo categorico (il comando universale...

Omofobia la prossima frontiera del nichilismo

Pensavamo di dover ricordare Elsa Fornero per le riforme che hanno stravolto l’art. 18 e originato il drammatico fenomeno degli esodati e invece c’è qualcosa...

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martedì 4 giugno 2013

Intervista a Marcello De Angelis

INTERVISTA A MARCELLO DE ANGELIS (a cura di Ereticamente)

Marcello De Angelis, romano, classe 1960, è sicuramente una persona che ha molto da raccontarci.
Nipote del cantante operistico Nazzareno De Angelis e figlio di uno scenografo RAI, nel corso della sua vita è stato esponente di spicco dei movimenti extraparlamentari "Lotta Studentesca" e "Terza Posizione" e fondatore del gruppo musicale "270 bis", co-fondatore della rivista "La Spina nel fianco" con Maurice Bignami e collaboratore de "L'Italia settimanale" di Marcello Veneziani e direttore della rivista "Area" (1996-2004) e del quotidiano "Il Secolo d'Italia" (2011). E' stato senatore per Alleanza Nazionale (2006-2008) e deputato per il Popolo della Libertà (2008-2013).


Marcello De Angelis, innanzitutto la redazione di "EreticaMente" La ringrazia per avere concesso questa intervista. Ci può raccontare qualcosa delle Sue origini familiari, che sicuramente hanno contribuito non poco a orientare le attitudini e gli interessi che Lei ha manifestato nel corso della Sua vita?

Probabilmente come tutti sono il prodotto delle influenze familiari. Sicuramente più dal punto di vista della formazione del carattere che delle opinioni politiche. I miei genitori pur avendo idee politiche non ci hanno né indottrinato né orientato. Ci hanno influenzato con i loro valori e il loro stile di vita. La cultura, le arti, il disegno, la musica, lo scrivere sono stati elementi costanti della nostra vita familiare sin da quando eravamo piccolissimi. I nostri genitori ci portavano alle mostre piuttosto che al cinema. Parlo al plurale perché ovviamente mi riferisco anche ai miei fratelli - e in particolare a Nanni - oltre che a me.


Lei, al pari di altre figure storiche dell'area politica "nazional-popolare" come Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi, è stato una delle figure più rappresentative del movimento extraparlamentare "Terza Posizione", pagando anche un prezzo altissimo a livello personale e familiare. Quando è rientrato dall'Inghilterra Lei poteva rappresentare un momento di unione per tante anime dell'area divise. Cosa Le ha impedito di essere 'l'asse che non vacilla' come avrebbe detto Pound?

Non credo agli "assi solitari". O almeno, io da solo non ho mai creduto di essere sufficiente. Mi pare evidente che l'operazione culturale che ho cercato di fare, parallelamente con una rivista come Area e con la mia attività musicale, è stato cercare di tenere insieme varie sensibilità e esperienze intorno a un dato comune e traghettare tutto quello che c'era stato prima in un percorso il più possibile condiviso per il dopo.


• L' ombra di Nanni quanto ha inciso nel Suo percorso, personale e politico? e come avrebbe preso il Suo inserirsi nella destra parlamentare?

Più che ombra direi "luce"… Nanni è morto a 22 anni, chi lo sà che uomo sarebbe diventato a quaranta o a cinquanta? Forse il suo interesse per la politica sarebbe scemato o forse in Parlamento ci sarebbe andato lui al posto mio. Avventurarsi ad interpretare a posteriori quello che avrebbe fatto, detto o pensato una persona dopo la sua morte non è molto corretto ed è anche una mancanza di rispetto. Eppure non passa settimana che non mi capiti di incontrare qualche mitomane che mi dice che lui era il miglior amico di mio fratello… A volte perché credono che io sia molto più giovane e sperano che io abbia memorie confuse. Invece avevamo poco più di un anno di differenza e fino alla sua morte Nanni ed io siamo stati vicini come gemelli. Con tutte le naturali differenze voglio credere che avremmo comunque continuato a stare fianco a fianco in qualunque contesto.


• Molti giovani sono cresciuti con le canzoni che Lei ha scritto e musicato per i "270 bis". C'è del rimpianto per queste migliaia di giovani che l’ascoltavano si emozionavano quando cantavano le Sue canzoni? era un momento unitario, raro nell'ambiente...

Ho nostalgia del palco, certo. Ti regala emozioni molto forti che, a dire il vero, avevo anche quando mi capitava di intervenire agli straordinari incontri che Area organizzava ogni anno a Orvieto. Ma non c'è solo il palco. Continuo a incontrare persone tutti i giorni che mi raccontano di quando venivano ai concerti e altre ancora che sono troppo giovani per esserci venute e non mi hanno mai incontrato e quindi non mi riconoscono. Parlano del gruppo e delle mie canzoni come se fosse qualcosa che appartiene a loro. Ed è così che deve essere.


• Lei è una figura di spicco del giornalismo "di destra" da oltre venti anni. Come giudica in retrospettiva le esperienze di cui a vario titolo Lei è stato protagonista ("L'Italia Settimanale", "Area", "Il Secolo d'Italia") e quali prospettive intravede per il futuro, soprattutto alla luce del fatto che proprio l'ultima testata da Lei diretta è diventata un quotidiano "on line"?

Ogni esperienza è stata quella giusta nel tempo in cui l'ho fatta. Non è così per tutte le cose della vita? Ho cominciato a lavorare in tipografia che non avevo 18 anni. Era un altro secolo. Davvero, c'era ancora la composizione a piombo. Il mondo va avanti. Anche le persone. L'unica cosa che non dovrebbe cambiare sono i contenuti profondi. Quando ci sono le spade si combatte con le spade ma se continui con le spade quando tutti usano gli aeroplani non sei molto utile. Con internet è cambiato tutto il mondo. Può non piacere ma la realtà è quella cosa che resta uguale indipendentemente dai tuoi desideri. Quindi ti devi adattare tu.


• E ancora: essere il direttore de il secolo, con una storia Sua e una storia il giornale, queste storie adesso come coabitano con i cambiamenti avvenuti nell'area di destra?

Le storie o si seppelliscono nel passato o si cerca di farle continuare nel presente e per il futuro. Non c'è nulla di fermo nella vita. Due persone diverse si incontrano, si trovano bene e fanno dei figli. Poi i figli continuano assomigliando un poco a tutti e due ma diventando anche qualcosa di completamente diverso. Non ci si bagna mai nella stessa acqua dello stesso fiume. L'importante è che il fiume non si prosciughi.


• Mentre in tutta Europa (basti pensare al francese Front National o alla greca Alba d'Oro) i movimenti nazionalisti ed euroscettici di destra ottengono risultati ragguardevoli, in Italia le recenti elezioni politiche e amministrative (con i relativi alti e bassi del Movimento 5 Stelle) sembrano indicare che in Italia non c'è spazio per una prospettiva del genere. Fratelli d'Italia, La Destra, Casa Pound Italia, Forza Nuova, etc. stentano a imporsi all'attenzione degli elettori. Perchè?

Perché i tempi sono diversi e i luoghi sono diversi. Negli anni Novanta in Francia c'era chi sosteneva che l'esempio da seguire e che portava al successo era quello di Fini con Alleanza nazionale. Ora che quella fase è finita sono gli italiani a invidiare i risultati di Marine Le Pen. In Italia una volta che la destra non è rimasta più marginalizzata ha perso i connotati che quella marginalizzazione le garantiva. Ma soprattutto ha perso quello che la costringeva a una parvenza di unione. Il Front national di oggi è il risultato della capacità di sopravvivere a una esclusione che dura da 30 anni. Alba d'orata è un fenomeno estemporaneo di cui è impossibile prevedere la continuazione. Il consenso elettorale è sempre un dato effimero e dipende dalla pancia più che dalla testa. In Italia lo scontento è stato canalizzato contro la politica anziché contro l'Europa, o contro le banche. Un successo degli eurocrati e dei banchieri, indubbiamente.


• Sempre più le politiche economiche imposte dall'Unione Europea (Fiscal Compact, Meccanismo Europeo di Stabilità) e l'imposizione stessa dell'Euro come moneta unica a un insieme di Stati che non costituiscono un'area valutaria ottimale, stanno distruggendo il tessuto economico e la convivenza sociale in Europa. Molti economisti e politologi propugnano la necessità di un "ritorno alla Lira", e più in generale alla sovranità economica e monetaria dello Stato Nazionale. Cosa ne pensa?

La sovranità economica e monetaria si potrebbe teoricamente avere anche con l'euro, che non è una moneta unica ma una convenzione monetaria. La differenza di valore che prima era data dalla differenza di valute ora è determinata dallo spread e altri tecnicismi contabili. La sovranità economica è stata ceduta a dei comitati sovranazionali non molto chiari e l'Europa non ha contraccambiato con garanzie che dovevano venire dal rafforzamento della banca centrale. Gli stati politicamente deboli sono stati truffati con una logica del "quel che è tuo è mio e quel che è mio resta mio" da parte della Germania. Uscire dall'euro non sarebbe né facile, né immediato. Lo vedo complicato.


• proviamo a guardare al futuro. De Angelis e le canzoni, De Angelis deputato, De Angelis direttore de Il Secolo. e domani? un altra immagine di De Angelis o un sottile filo conduttore...


Non possiedo la sfera di cristallo. Ho più di 50 anni, non faccio piani per il futuro e non credo che sia in mio potere determinarlo. Cantante, deputato, direttore (e varie altre cose) più che immagini sono vestiti. Le stagioni cambiano, i vestiti si consumano. L'importante è quello che c'è sotto. E quello non l'ho ancora scoperto chiaramente nemmeno io. Intanto faccio il padre di altri tre figli nuovi nuovi (ne ho un altro che si è già sposato). E' un impegno notevole, che mi condizionerà per i prossimi venti anni. Se sopravvivo.

lunedì 18 marzo 2013

Intervista a Daniele Liotta del MTR





Intervista a Daniele Liotta del MTR
per ERETICAMENTE








1.       Sig. Liotta  la vostra Associazione è possibile collocarla nel quadro di diversi raggruppamenti del cosidetto “tradizionalismo romano”, ma sotto quali aspetti il vostro percorso si differenzia dagli altri?
Il Movimento Tradizionale Romano (di seguito MTR) è un sodalizio che ha come faro la Tradizione, segnatamente quella romana antica e svolge attività di approfondimento culturale sulla Romanità e laboratori interni di ricerca sulle antiche fonti.
Ciò che credo maggiormente contraddistingue il Movimento è l’attività d’armonizzazione ed integrazione della personalità rappresentata dalla pratica dei riti, attività che svolgiamo da oltre 20 anni, in maniera comunitaria e in una sede dedicata, per tutte le maggiori festività del Calendario Romano Giuliano.

2.       La nascita della vostra comunità è seguita dopo una lacerante e dolorosa separazione da altre storiche Gens legate ad alte personalità, che perseguono un comune percorso gentilizio. Ereticamente, per scelta, non si schiera con nessuno ed offre ai propri lettori una visione quanto più neutra ed obiettiva possibile, quindi, nulla le chiederemo circa le dispute legali, ma semplicemente: come si è arrivati a tal punto?
La sua domanda tradisce conoscenze un po’ sommarie.
Il MTR nasce a Palermo a seguito di una serie di incontri tra i rappresentanti del Tradizionalismo Romano tenutisi tra il 1985 e il 1987. Queste riunioni (Convivium) raccolsero le istanze di comunità differenti convergendole sulla “Via Romana agli Dei”, ovvero su un percorso di conoscenza focalizzato sulla trasmissione della romanità prisca (precedente le guerre puniche), sulla dottrina metafisica della tradizione greco-romana e sulla scrupolosità tecnica dell’operatività rituale .
In questo terreno di coltura germogliò la nostra comunità, nata formalmente nel 1989 sotto la regia di Roberto Incardona e, dopo pochi anni, cooptata nel Movimento come Gens Iulia Primigenia.
In quel tempo, e sino a tutto il 2009, il MTR era, infatti, un organismo di coordinamento tra Gentes, comunità autonome e indipendenti con a capo un Pater. I Patersi riunivano nella Curia Romana Patrum che aveva compiti d’indirizzo dottrinale; a sua volta la Curia eleggeva un Magistero Princeps; fino al 2001 il Magister rimase sempre  Salvatore Ruta.
Le Gentes principali che formavano il MTR sono state la Pico-Martia, tosco-ligure (Pater Renato del Ponte), l’Apollinaris, romagnola (Pater Loris Viola), la Castoria, siculo-occidentale e calabra (Pater Roberto Incardona), l’Aurelia, siculo-orientale e veneta (Pater Salvatore C. Ruta, poi Sandro Consolato) oltre, naturalmente alla nostra Iulia Primigenia di Roma e Lazio, di cui il sottoscritto è tuttora Pater
La residenza nazionale del MTR è sempre stata il domicilio romano della Gens Iulia; dal 2007 poi si è definitivamente stabilita in Via Bezzecca 1/d, in un ambiente ritualmente inaugurato il 1° marzo di quell’anno.
Dal 2009, dopo alterne vicende ed allontanamenti, nell’MTR è rimasta solo la Gens Iulia, che quindi  incarna ed esaurisce il Movimento, ora dotato di formale statuto, di sede (sempre in Via Bezzecca), di nuove strutture, di nuovo organigramma e di sodali presenti anche in Umbria, Emilia-Romagna, Campania, Veneto e Calabria.

3.       Da tale spiacevole situazione, l’evento che onestamente non possiamo non menzionare è la cessazione della pubblicazione della storica rivista La Cittadella,  di cui Salvatore Ruta, a cui voi vi rifate, è stato il fondatore. Al di là delle dispute personali e di fazione, in nome di Ruta e della sua virtuosa personalità, non era possibile trovare un accordo che consentisse alla rivista di perpetuare la propria preziosa esistenza?
La Cittadella è la rivista di Studi tradizionali fondata nel 1984 da Ruta.
Inizialmente conosciuta in ambito limitato, fu da Ruta messa a disposizione del MTR come organo di stampa e nel corso degli anni, grazie al lavoro della Gens Iulia che ne favorì diffusione e incremento di abbonati, divenne il periodico di approfondimento culturale sui temi della religiosità romano-italica.
Dopo la morte di Ruta, la gestione personalistica impressa alla direzione culturale de La Cittadella da Consolato snaturò l’originaria immagine esterna dell’MTR, provocando dissenso interno: dalla Gens Aurelia si distaccò la componente veneta e un fondatore, il citato Incardona, si allontanò. Non mancarono altri contrasti: nel 2009 venne espulso dal Movimento, per volontà unanime degli appartenenti alla Gens Iulia, l’editore Serafino Di Luia, da poco cooptato; di lì a breve seguirono le dimissioni di Consolato, che chiuse anche la Gens di Messina, e l’allontanamento di Del Ponte e di alcuni membri della comunità romana che costituirono una diversa associazione. Dal 2009, dunque, La Cittadella non è più stata l’organo dell’MTR, ma il foglio personale di Consolato il quale, pur dimissionario, ha continuato a stamparla per suo conto in accordo con l’editore e senza l’autorizzazione delle legittime eredi, le figlie di Ruta. Solo un’un’azione inibitoria intrapresa da queste ultime ha portato all’emissione di una recente ordinanza di sospensione della pubblicazione da parte del Tribunale di Roma.

4.       Notiamo con piacere che si è avviata una proficua collaborazione con un caro amico di Eretticamente, l’avv. Giandomenico Casalino: cosa vi lega ai suoi studi e alla sua visione del mondo, prettamente legati alle personalità di Evola e di Hegel?
A Giandomenico Casalino ci lega una visione verticale e solare che, partendo da un diverso punto di vista nella realizzazione del sé, va dritta al cuore della religiosità indoeuropea e cioè dell’Edda, dell’Iliade, dell’Eneide e dei Veda, dove la spiritualità classica già contiene quella ermetica come sua sapienza interna.
E’ un percorso platonista, in cui , certo si riconosce un Cicerone, un Simmaco, un Hegel o un Evola, ma è anche un cammino che va inteso in termini filosofici pagani, cioè come assimilazione fondata sulla gnosi, sul Sapere - che si identifica con l’Essere.
Aggiungo che, comunque, il demone di Casalino è presente nella nostra comunità sin dagli anni Novanta e  ha ispirato nella nascita del nostro Centro studi “Amor Roma”.


5.       A differenza di altre associazioni similari alla vostra, ci pare abbiate una concezione differente rispetto alla storia d’Italia, rispetto al tema tanto dibattuto del Risorgimento e soprattutto al rapporto tra Tradizione Classica e Massoneria?
Abbiamo la stessa concezione sulla massoneria che aveva Evola, il quale sosteneva (1974 in "Massoneria moderna e l'Inversione di Polarità") che, nonostante molti  credano il contrario, “la massoneria preesistette al 1717 (anno in cui si costituì la grande loggia di Londra) e tale data non fu quella della sua nascita ma quella di una crisi profonda e di una specie di secolarizzazione e di inversione di polarità subita da una precedente tradizione. Ciò che, in realtà, a partire da quel periodo, si organizzo e si diffuse in modo sempre più vasto in Europa fu la cosiddetta massoneria speculativa, la quale negli stessi ambienti massonici moderni viene distinta dalla massoneria operativa”, quella cioè tesa al superamento della caducità umana e all’acquisizione di un sapere e di una libertà superiori.

6.       In Italia, suolo di Roma Eterna, da Romolo a Pomponio Leto vige un sospettoso silenzio, dalla scuola ai media, sui temi della Cultura Classica. Crede ciò sia dovuto solo all’antagonismo egemonico e secolare  della Chiesa o intravvede altri e più subdoli Avversari?
Non sempre nella scuola e sui media vige il silenzio sulla cultura classica: luci più o meno fioche sovente s’intravedono, e negli ultimi anni stanno aumentando.
La chiesa cattolica è un ostacolo come altri, organizzati e “di mestiere”.
Vedo però nemici più subdoli e più pericolosi nell’ateismo, nel relativismo, nell’ignoranza diffusa della grande storia, nell’indifferenza verso la cultura italiana, nello strapotere degli stati d’animo sui ragionamenti.

7.       In merito alle evidenti condizioni di decadenza non solo del mondo moderno, ma anche di tutto un mondo del tradizionalismo che spesso sfocia quasi nella parodia del Sacro, che non in un suo sperato recupero, voi intendete porvi come argine oppure giudicate non esserci i presupposti per un’analisi negativa, così come da noi sintetizzata?
Il Tradizionalismo italiano non esiste più come sistema di pensiero.
Gruppi di “amatori” sono spesso in guerra fratricida contro altri per ottenere “due paste e un cappuccino” di visibilità.
Del resto, la situazione ben riflette in sedicesimo, la catastrofe politica della destra italiana, la cui parabola discendente ha toccato il fondo.
Non c’è quindi più nessun argine da rafforzare o difendere.
Nel nostro piccolo però, abbiamo la cosa più preziosa, il tempo. Cerchiamo di metterlo a frutto, giorno per giorno, senza sprecarlo in dispute inutili.

8.       La società tradizionale sono Autorità, Ordine, Giustizia e Gerarchia, che sono i principi che governano il Cielo luminoso, i movimenti dei Pianeti e degli Astri, mediante Amor che muove il Sole e le altre stelle, come insegna Dante. L’uomo, Stato in piccolo, deve essere governato, illuminato, dalla Mente, dall’Intelletto che è il Sole dell’uomo ed è la sfera dell’ordine giuridico-religioso che forma, cioè dà la forma all’ordine politico che è l’insieme organico degli uomini, tanto i vivi quanto i morti, aventi il medesimo Destino, cioè un mandato sacro che proviene dal Divino e che quegli uomini devono riconoscere ed attuare, come Ordine degli Dei. E’ possibile, in tale ottica, una dinamica d’azione non solo in senso religioso, ma anche politica ?
Quanto affermate in premessa non solo lo crediamo, ma lo applichiamo - nei nostri limiti; e ciò a differenza di altri che se ne riempiono solo la bocca o ritengono questi capisaldi  “espressioni adolescenziali”.
Quanto alla politica, certo che è possibile una dinamica d’azione: basta volerlo.
Fuori dalle logiche destra/sinistra, però.
Le vecchie parole d’ordine, infatti, non hanno più domicilio nella politica italiana di oggi: sono svuotate, logore e non più capite.
Occorre uno sforzo intellettuale che innesti i nostri valori di linguaggio e tecniche nuove.
Gli esempi non mancano.

9.       Infine, una domanda che non vuole essere irriverente e che poniamo a tutti: perché tante comunità separate che si rifanno al tradizionalismo romano? E’ una necessità o vi è un’esplosione, come in politica, di personalismo? La ringraziamo del tempo che ha dedicato ad Ereticamente.
I personalismi hanno ucciso la nostra vecchia proiezione essoterica e, a volte, hanno minato anche legami interni faticosamente composti.
La forza magnetica della Romanità, però, è talmente forte ed attrattiva che ci può consentire di raccogliere sempre nuova linfa, nuovi slanci e superare qualsiasi ostacolo.

martedì 5 marzo 2013

Intervista a Giuseppe Barbera dell’Ass. Pietas




a cura di Luca Valentini per ERETICAMENTE.net

-          Dott. Barbera la vostra Associazione è possibile collocarla nel quadro di diversi raggruppamenti del cosidetto “tradizionalismo romano”, ma sotto quali aspetti il vostro percorso si differenzia dagli altri?
L'Associazione Tradizionale Pietas è una realtà eterogenea composta prevalentemente da comunità connesse tra loro nell'interesse delle tradizioni greco-romane in Italia. L'approccio alla Tradizione avviene in maniera asettica, evitando forme di fanatismo o visioni faziose che possano alterare la reale comprensione della Tradizione in se stessa. La nostra entità è culturale e non religiosa poiché consideriamo, allo stesso modo degli antichi romani, la Pietas come un corpo di valori nel percorso della filosofia intesa come via di ricerca della sapienza a discapito dell'approccio religioso, reputata come una forma di misticismo che rallenta il cammino della comprensione.

Purtroppo non mi è possibile chiarire su cosa il nostro percorso si differenzi dagli altri perchè non conosco metodi e percorsi di altri gruppi di tradizione romana in Italia, mi è possibile definire con chiarezza l'organizzazione all'interno della nostra struttura: in Pietas ci si può accostare in diversi modi alla tradizione, cominciando dallo studio dei testi classici e sacri della nostra tradizione (Iliade, Odissea, Eneide, Georgiche, Bucoliche, Teogonia etc.) con un'ottica esoterica in senso socratico fino ad arrivare anche alla comprensione ed alla pratica del rito antico nell'ottica della pietas greco-romana.


-          Si nota nei vostri scritti, nella vostra rivista una propensione particolare per il Pitagorismo, e ciò non crediamo sia solo motivato dall’essere la sua Associazione sorta a Crotone in Calabria. Può cortesemente sintetizzarsi quali connessioni vi sono tra la vostra visione del mondo ed il Pitagorismo?
La connessione tra pitagorismo e tradizione romana nasce nella prima Italia. Se è  vero che Roma, affacciandosi sul Mediterraneo, coglie il testimone della civilizzazione alessandrina del mondo, già prima aveva ripreso l'intento pitagorico di creare un'Italia unita. L'esperienza della Lega Italiota fu la prima volontà d'unità della penisola e nacque proprio nell'ambito Crotoniate. Quando poi il nuovo centro del Pitagorismo divenne Taranto e ci fu la famosa guerra contro Roma del 270 a.C., l'Urbe eterna decise di abbracciare l'ideale pitagorico (riconoscendo in esso dei motivi ideologici già presenti a Roma) creando il mito del re Numa discepolo di Pitagora. Storicamente questo discepolato diretto è impossibile a causa della distanza cronologica tra le vite di Numa e Pitagora, ma chiaramente venne messo in atto un sistema di propaganda finalizzato ad unire la Magna Grecia (prevalentemente pitagorica) con la componente socio-politica e culturale romana, motivo per cui verrà posta la statua del filosofo samio all'ingresso della Curia Optimia. Dunque la nostra propensione per il pitagorismo si aggancia ad un motivo culturale che si espresse con grande forza nell'antica Roma: le stesse riforme dei Gracchi ricalcavano le idee di Pitagora in merito alla riorganizzazione dei terreni della distrutta Sibari, così  i Gracchi volevano ripartire similmente i terreni della distrutta Cartagine; sia Pitagora che i Gracchi trovarono l'opposizione delle aristocrazie terriere.

-          Un numero della rivista Pietas è stato dedicato alla figura altamente stimabile di suo padre, come fondatore dell’Associazione. Senza voler esser invadenti e scortesi, possiamo chiederle, a livello spirituale ed in sintesi, quale è il lascito più importante che Gianfranco Barbera ha consegnato alle nuove generazioni che a voi si avvicinano?
Onestà intellettuale, equanimità, impegno. L'onestà di riconoscere dove stiano i limiti e dove ricercare la grandezza della nostra tradizione; il dare il giusto valore alle cose ed alle persone  abbattendo la faziosità e gli interessi del proprio ego; L'impegno, ossia la Pietas, l'impegno verso la famiglia, gli amici, la patria e gli dei. Oggi Crotone si presenta come città di Pitagora con i suoi cartelloni all'ingresso della città, con monumenti dedicati al grande filosofo, ma prima dell'avvento di Gianfranco Barbera a Crotone e del suo interesse alla politica cittadina l'unico monumento della città era uno scoglio messo al centro di una piazza in via Cutro, dal quale ogni tanto sgorgava un po' d'acqua. Sessant'anni di socialismo reale avevano cancellato ogni traccia di memoria storica: Gianfranco Barbera attuò una vera rivoluzione culturale a Crotone, sensibilizzando chiunque, al di là delle posizioni politiche, alle antiche tradizioni crotoniate. Nonostante fosse un militante attivo di destra, la sinistra crotonese ebbe sempre grande stima della sua cultura e dei suoi valori, tanto da commissionargli dei quadri sulla fondazione dell'antica Kroton e sulla scuola pitagorica oggi nell'androne del palazzo della provincia in via Mario Nicoletta.

-          Oltre al Pitagorimo, nella rivista, negli scritti di suo padre e suoi abbiamo notato un continuo riferimento all’esperienza magica del Gruppo di Ur, non solo verso la componente pitagorica (Reghini –Parise), ma anche gli insegnamenti ermetici (Quadrelli) e antroposofici (Colazza – Scaligero). Che legame certi insegnamenti possono avere con una via di cultualità gentilizia italico-romana?
Nel suo percorso Gianfranco Barbera cercò, sin da giovane, la via della Tradizione. Allo stesso modo di Ulisse viaggiò per i mari ed approdò a diversi lidi fin quando non giunse a quello tanto agognato della via Romana. Si è sempre definito un gentile e nonostante le sue posizioni dichiarate molti uomini di chiesa avevano grande stima della sua figura tanto da commissionargli restauri di quadri antichi di culto cristiano. In ciò egli fu l'incarnazione della tolleranza e del dialogo: se non avesse mai studiato i vangeli e la bibbia e grandi teologi come Kircher, D'Aquino e D'Agostino  non avrebbe mai potuto, per mezzo delle comparazioni, far comprendere ai sacerdoti cristiani i motivi delle sue posizioni, dagli altri sempre rispettate ed apprezzate. Egli, in pieno spirito romano, studiava anche le tradizioni degli altri per trovare punti di sincretismo e di comuni origini: del resto la stessa cosa la fecero i Romani con i Greci e con i diversi popoli assoggettati. Ma nonostante ciò più andava avanti negli anni e più ricercava la tradizione prisca della Roma arcaica abbandonando le fasi di quei grandini più in giù, della piramide spirituale dell'umanità, dai quali passiamo tutti quanti ma solo in pochi poi si ascende a quelli più stretti.

-          In Italia, suolo di Roma Eterna, da Romolo a Pomponio Leto vige un sospettoso silenzio, dalla scuola ai media, sui temi della Cultura Classica. Crede ciò sia dovuto solo all’antagonismo egemonico e secolare  della Chiesa o intravede altri e più subdoli Avversari?
Certamente esiste un intento di origine occulta finalizzato a sconnettere gli uomini d'Italia dai loro geni originali, probabilmente il nostro potenziale è tale da far si che altri temano un nostro predominio in caso di risveglio collettivo delle coscienze, così da tenerci distanti dalle nostre tradizioni patrie per  poterci gestire e controllare al meglio. Un albero senza radici può essere sradicato subito. Ma per quanto possano cancellare l'informazione sulle nostre origini, nel genoma italico risuona e ribolle il legame coi geni ed i numi dei nostri antenati, pertanto l'invincibilità della Tradizione sta nella sua capacità di sopravvivenza nonostante l'occupazione culturale dello straniero.

-          In merito alle evidenti condizioni di decadenza non solo del mondo moderno, ma anche di tutto un mondo del tradizionalismo che spesso sfocia quasi nella parodia del Sacro, che non in un suo sperato recupero, voi intendete porvi come argine oppure giudicate non esserci i presupposti per un’analisi negativa, così come da noi sintetizzata?
Esiste non solo in Italia, ma in tutta Europa, un risveglio verso la Tradizione. Un sentire che tende a fuoriuscire dalle catene materiali e morali imposte dalle religioni moderne che hanno cancellato l'antico sistema di diffusione della Sophia, ossia della sapienza. Nel mondo antico l'approccio al rito era differente. Se oggi già da giovani s'impone la presenza ad adunanze collettive, chiamate messe, finalizzate alla circonvenzione culturale degli uomini che da potenziali eroi invece devono comportarsi come pecore al servizio del pastore che da loro trarrà il suo profitto ed il suo guadagno, nel mondo antico l'accesso al tempio era riservato solamente ai meritevoli. Il paradigma cristiano “beati i mendicanti di spirito” è stato cangiato in “beati i poveri di spirito”, forse per un'errata traduzione o forse con un voluto intento di cancellazione della meritocrazia ed appiattimento spirituale della popolazione al fine di controllarla e gestirla al meglio. Guardando oggi un tempio romano notiamo, generalmente, un particolare importante: all'interno del tempio era posta l'ara, un altare verticale che simboleggiava l'aspirazione verso l'alto del praticante che entrava nel Naos. All'esterno l'altare era un parallelepipedo posto sulla scalinata che sviluppava la sua lunghezza in orizzontale: qui avvenivano i sacrifici per la collettività, il sacerdote coadiuvato da alcuni assistenti saliva alcuni gradini e sacrificava gli animali simbolo delle cose che vanno lasciate fuori dal tempio per potervi ascendere. Il sacrificio massimo era il Suovetaurilia, ossia un maiale, una pecora, un toro; i bassi istinti della riproduzione e della gola erano rappresentati dal maiale, l'ignavia dalla pecora, l'arroganza e la prepotenza dal toro. Questo altare era orizzontale perchè voleva proiettare il suo intento verso l'orizzontalità della materialità e del popolo profano. Durante il rito erano i sacerdoti e gli iniziati che pronunciavano le formule sacre, non vi era la partecipazione di tutti nel cantare inni o altro: il popolo assisteva, non partecipava attivamente, ma ricettivo frequentava il tempio per assumere la luce sapienziale dei suoi sacerdoti. Quelli che comprendevano il motivo dei gesti e delle azioni rituali, quelli che capivano perchè in processione venissero portati simboli particolari come calici e crateri,  o rose o quanto altro scegliessero i sacerdoti, quelli venivano addentrati alla sapienza del tempio; significativo l'esempio di Apuleio nell'asino d'oro: egli partecipa alla processione isiaca, comprende il motivo della rosa in processione e la mangia: i sacerdoti che lo vedono lo addentrano subito ai misteri del tempio e gli viene poi data la possibilità di poter andare avanti nel suo percorso spirituale e giungere successivamente ai misteri solari di Osiride. Questo era il sistema antico: non era necessario essere sudditi di un sovrano religioso per poter accedere ad un percorso spirituale, ma vi erano sacerdoti ed ordini spirituali finalizzati a seguire e curare i meritevoli. Oggi questo sistema è stato interrotto: gli altari all'interno dei templi cristiani sono orizzontali, non verticali, e se per caso qualcuno comprendesse perchè viene innalzato il calice verso l'alto mentre si sente dire mistero della fede e lo dicesse al sacerdote, ci si sentirebbe tacciare di eresia e follia. Solamente ai sacerdoti che comprendono i significati dei simboli viene concesso di poter accedere ai misteri parodiati, rubati con violenza e conservati e tenuti dalla chiesa per il proprio potere, gli altri devono rimanere pecore che pascolano nei prati del Dominus, parola che significa Signore ma anche padrone ed il cristiano deve essere Servus (schiavo) del Dominus (padrone). Del resto è sempre stata ammessa l'origine della chiesa  come religione degli schiavi. E' chiaro che il problema di fondo è che l'uomo moderno è stato depauperato della possibilità di evolversi spiritualmente, necessitando le chiese cristiane di enormi greggi per il loro mantenimento. E' normale che in chi si risveglia la scintilla della sapienza non è detto abbia sempre la possibilità di trovare il giusto punto di riferimento e quindi con facilità vengono a crearsi gruppi umani che, nel giusto principio della libertà di ricerca, a volte si innestano su terreni cultuali errati pensando di riscoprire vie tradizionali quando invece capitano in percorsi che traggono le loro origini dall'occultismo dell'800, prevalentemente frutto di èlite culturali da salotto tanto erudite ma prive dell'esperienza iniziatica del rito e che creano riti su basi intuitive che però difficilmente sono corrette. Quei pochi filoni di Tradizione, sopravvissuti in Italia nel corso dei secoli, sono come serpenti sacri scarnificati  dagli artigli del felino cattolico, morenti ma che stringono tra i loro denti la sfera della coscienza, ma che non sempre i membri delle loro catene sono in grado di cogliere. Un articolo di Gianfranco Barbera, pubblicato in pietas n. 6 esprime al meglio lo sviluppo e la decadenza di determinate realtà. Ma si consideri che l'evoluzione spirituale dell'uomo consiste in un'ascesa, per  giungere al tempio esistono diversi gradini, c'è chi rimane beato e pio nell'estasi dell'osservazione della bellezza artistica del tempio da fuori, c'è chi sale i gradini, c'è chi inciampa, c'è chi arriva alle porte e chi trova le chiavi per passere la Janua, la preziosa e pesante porta del tempio. Liberandosi dal cristianesimo e dal suo dominio culturale è normale che gli uomini vengano attratti in realtà relative al loro grado evolutivo: di volta in volta chi va avanti spiritualmente accede a nuove letture e nuovi gruppi. Con la creazione del Templum Minervae il nostro intento fu proprio quello di ridar vita al sistema templare e dunque possibilità d'evoluzione alle persone meritevoli. Voler abbattere o arginare gruppi con interessi diversi, con qualità tradizionali minori o maggiori delle nostre sarebbe un gesto d'arroganza, di pregiudizio, ma fondamentalmente sarebbe un'opposizione ad un fenomeno naturale di sviluppo spirituale umano.

-          La società tradizionale sono Autorità, Ordine, Giustizia e Gerarchia, che sono i principi che governano il Cielo luminoso, i movimenti dei Pianeti e degli Astri, mediante Amor che muove il Sole e le altre stelle, come insegna Dante. L’uomo, Stato in piccolo, deve essere governato, illuminato, dalla Mente, dall’Intelletto che è il Sole dell’uomo ed è la sfera dell’ordine giuridico-religioso che forma, cioè dà la forma all’ordine politico che è l’insieme organico degli uomini, tanto i vivi quanto i morti, aventi il medesimo Destino, cioè un mandato sacro che proviene dal Divino e che quegli uomini devono riconoscere ed attuare, come Ordine degli Dei. E’ possibile, in tale ottica, una dinamica d’azione non solo in senso religioso, ma anche politica?
Nella dimensione romana, così come in quella pitagorica, non esiste una distinzione tra politica e religione, tra fede e scienza. Il vir romanus doveva affrontare un cursus honorum di cariche politiche e religiose. L'uomo romano al termine del diciassettesimo anno d'età assumeva la toga virile e poteva così intraprendere la vita politica e religiosa: egli assumeva il diritto di voto e di candidatura e la possibilità di emanciparsi dalla famiglia d'origine e poter andare a vivere da solo divenendo, suo iure, pater familias. Egli era sacerdote di stesso e della famiglia che formava. Così poteva assegnare ad esempio alla moglie o alla prima figlia femmina la custodia del focolare domestico e ai membri del suo nucleo familiare i culti della sua gens d'origine. Nel pitagorismo l'ultimo grado dei matematici era quello dei politici: questo perchè la scuola pitagorica puntava alla formazione di una classe politica dirigente che fosse spiritualmente evoluta. Oggigiorno nessuno vieterebbe ad un gentile  o ad un gruppo  di tradizionalisti romani d'intraprendere un percorso politico: sarebbe una loro scelta ma tradizionalmente la si può accettare solamente quando l'individuo calca questa via per pietas, ossia per senso del dovere nei confronti della comunità e non per soddisfare i propri desideri di vanagloria. Non bisogna farsi soggiogare dal demone della politica poiché nella via della Tradizione gli istinti e le paure sono da abbattersi perchè l'uomo possa prendere coscienza di se stesso. Il percorso di Ulisse è quello del Vir che intraprende il cammino verso la sua patria d'origine: Penelope dalle bianche braccia, più bianche dell'avorio tagliatorappresenta l'anima purificata e le prove che affronta Odisseo consistono nell'abbattimento dei nostri mostri interiori per giungere infine ad Itaca ossia all'originale presa di coscienza di se.

-          Con altre associazioni partecipate a livello mondiale periodicamente al WCER ed in Italia intrattenete proficui rapporti di collaborazioni con realtà a voi simili. Ritiene che sia possibile un’interazione più ampia e profonda , al di là della semplice collaborazione culturale?
Tutto è possibile, basta volerlo e non desiderarlo, poiché il desiderio attenta costantemente alla volontà (come insegna Giuliano Kremmerz). Consideriamo ogni comunità come un individuo: due o più persone possono percorrere una strada o fare un viaggio assieme se proprio vogliono farlo; se non vogliono sono liberi di intraprendere ognuno la sua via per arrivare anche alla stessa meta. L'importante è non agire mai sulla volontà altrui, sarebbe una violazione del principio di libertà, un principio reale al quale ogni individuo deve aspirare per liberarsi dalle catene materiali ed eternizzarsi, ma l'intento di costrizione forzata deve sempre evitarsi per rispetto verso questa forza divina.

-          Infine, una domanda che non vuole essere irriverente e che poniamo a tutti: perché tante comunità separate che si rifanno al tradizionalismo romano? E’ una necessità o vi è un’esplosione, come in politica, di personalismo? La ringraziamo del tempo che ha dedicato ad Ereticamente.
Questa domanda è simpaticamente terribile. Per comprendere le cause dell'attuale situazione dei gruppi tradizionali oggi in Italia è necessario fare un'analisi storica asettica e “intellettualmente onesta”. E' troppo facile accusare i gruppi della tradizione romana di oggi di non essere uniti e separati, ma del resto bisogna riconoscere che il politeismo è la Tradizione delle tante vie, perciò è giustissimo che esistano diverse realtà tradizionali, ognuna col suo approccio e non sta a nessuno né il diritto e né il potere di sindacare sull'operato altrui.
La Tradizione romana è stata perseguitata, è stata smantellata e distrutta pezzo dopo pezzo, perchè i templi non venissero ricostruiti sono stati maledetti e smontati blocco per blocco e le loro splendide colonne sono andate ad ornare, in maniera disarmonica, le tante chiese sorte dalle loro macerie. Dove sorgeva un tempio c'è sempre una chiesa. Affinchè i sacerdoti non trasmettessero il loro sapere sono stati perseguitati e trucidati e chiunque osasse ricostruire qualcosa veniva nuovamente perseguitato fino alla pena capitale. Abbiamo impiegato duemila anni per liberarci dal potere temporale di questa violenta struttura che è stata la chiesa cattolica. Oggi abbiamo la  libertà di scrivere e praticare, seppur limitatamente. Infatti sono vietati dalla costituzione i culti osceni, dunque non esiste la libertà di praticare orgie dionisiache, ma esiste la libertà di girare film pornografici dove avvengono le peggiori cose. La legge vieta il sacrificio animale, ma è possibile comprare polli o altri animali di sane origini (purtroppo non sempre certificate) per poterli trucidare in casa e mangiarli, così come sono legalizzate mattanze industriali vergognose (che poi si sottolinei che la carne sacrificata veniva mangiata!). Dunque la libertà di culto non è stata ancora pienamente raggiunta, le stesse cose che venivano fatte all'interno di alcuni misteri in piena sacralità oggi sono vietate come azioni rituali ma sono legalizzate ed ammesse se vissute come esaltazione dei sensi in maniera profana e dissacratoria. Ciò dovrebbe far riflettere sull'inversione totale dei valori di quest'epoca. E' normale, anzi è un miracolo che in un'era così buia, senza punti di riferimento palesi e pubblici, siano riuscite a svilupparsi in diversi luoghi, in differenti modi e tempi, comunità che ricercano e applicano la via della Tradizione. Ognuna di queste strutture si è formata in mezzo a mille difficoltà: non dimentichiamo che il problema di fondo della nostra via è che oggi è un percorso alternativo, e purtroppo a volte ci si avvicina a questi percorsi solamente per seguire una moda. Ancor peggio non si dimentichi che ciò che è alternativo e fuori dai ranghi tende sempre ad avvicinare disadattati sociali, persone con seri problemi psicologici che quando vengono poi rifiutate, alle stesso modo di Cilone con Pitagora, vanno in giro diffamando e calunniando queste realtà e se possono provano a distruggerle, così come fecero i seguaci di Cilone con la scuola Pitagorica, che dopo aver donato un impero ai Crotoniati, realizzando la prima Italia, venne bruciata; quelli che fino al giorno prima erano i santi maestri matematici vennero inseguiti per le strade e lapidati e questa storia facilmente si ripete con questo humus di gente che cerca di gravitare ed entrare all'interno delle associazioni di Tradizione Romana. E' ovvio che in queste condizioni esista una sfiducia generale, perchè possa avviarsi un processo di serie collaborazioni tra le nostre realtà deve riuscire a svilupparsi una maturità profonda in tutti i gruppi e ovunque, purtroppo, queste cellule tumorali che provano ad avvicinarsi e creare distruzione, dovranno essere identificate ed asportate. Occorre estirpare col sangue e col fuoco la discordia dalla famiglia, dalla comunità e dalla città, questo precetto pitagorico deve valere anche per le realtà della tradizione in Italia, fin quando non raggiungeranno una determinata stabilità interna difficilmente riusciranno ad avviare un processo di collaborazione su punti d'intenti comuni.
Il problema di fondo dell'epoca contemporanea è la mancanza di valori etici e di uomini in grado di incarnarli: pochissimi emergono dalle folle di genti che popolano il nostro paese ma a quei pochi noi cercheremo di dare i mezzi necessari per lo sviluppo di se stessi e di una maturità collettiva maggiore. Tutti dovremo impegnarci per l'incarnazione delle virtù più alte, altrimenti sarà inutile il solo tentativo d' incontro e cooperazione.
La Pietas è qui, salda, seria e pura nel suo  intento a lavorare per la riscoperta, per la diffusione e valorizzazione della Tradizione classica, coadiuvata da persone di grande esperienza che sono colonne della Tradizione in Italia, aiutata nel suo  operato da uomini ed autori che arricchiscono le sue pubblicazioni;  i risultati che la Pietas sta ottenendo danno grande fiducia nel suo  operato: negli ultimi anni l'associazione è cresciuta in maniera esponenziale nel numero dei suoi membri, nonostante la rigorosa selezione per ogni persona allontanata se ne sono avvicinate altre due e così si va avanti, al passo coi tempi. Non ci si cura dei pettegolezzi, delle voci e dei moralismi che si sentono dire intorno su chiunque: la Pietas avanza con una coscienza sana e sacra, pienamente limpida, matura ed esente da isterismi, pronta a collaborare e a fare il sacro  (ossia sacrificarsi) per la Tradizione con chi abbia la sua stessa purezza d'intenti e si sa che al destino di risveglio del Sacro Spirito della Romanità è impossibile opporsi, ma è necessario impegnarsi alla creazione di sani punti di riferimento, altrimenti ancora una volta ci sarà un'avventura effimera della romanità, come è accaduto alle parodie storiche che ci hanno preceduto, come nella costituzione dello stato americano, nella rivoluzione francese, nel sacro romano impero germanico, nell'impero napoleonico etc., tutti fenomeni che assunsero per scimmiottamento i simboli di Roma ma non ne colsero lo Spirito reale.